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Pisa

Il turismo parla sempre più cinese

Gabriele Orsini
Il turismo parla sempre più cinese

Gli esperti: ma Pisa non è preparata ad accogliere il boom d'Oriente

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PISA. Le statistiche parlano chiaro: il 2011 sarà l'anno del boom del turismo cinese. Per la nostra città, la cui Torre pendente è uno dei monumenti più conosciuti in Cina, potrebbe essere un'opportunità notevole, anche in previsione del volo diretto verso il Paese della Grande Muraglia di cui da tempo si discute, tema centrale del viaggio del governatore Enrico Rossi in Cina nel luglio scorso.

Se nel 2009 per le rilevazioni Istat sono stati 1.254.000 i cinesi che hanno scelto l'Italia come meta delle loro vacanze, 242.800 di essi hanno optato per la Toscana e 16.000 per la provincia di Pisa. Ma potremmo già trovarci di fronte a numeri più grandi, se è vero, come sostiene Maria Francesca Romano, docente di statistica sociale alla Scuola Superiore Sant'Anna, che l'inaffidabilità delle strutture di rilevazione delle presenze in Toscana ha come conseguenza una sottostima generale dei dati.

Numeri destinati comunque a crescere, considerato il tasso di incremento annuo dei turisti cinesi in Italia, vicino al 20%. Ma Pisa è pronta ad essere competitiva su questo nuovo mercato? Per Chen Yong, insegnante di lingua cinese all'Istituto Confucio - la struttura nata in collaborazione con la Scuola Sant'Anna - il turista cinese quando viaggia non cerca un'accoglienza particolare e si adatta bene a qualsiasi situazione. «Le difficoltà maggiori sono rappresentate semmai dalla lingua - spiega Chen Yong - Nei negozi e nei ristoranti pisani non solo non si fa lo sforzo per imparare due o tre parole di cinese, ma si parla poco anche l'inglese. Ed i cartelli informativi e turistici ignorano il cinese».

L'Istituto Confucio ha proposto alla Provincia un corso per gli operatori del settore turistico, «ma l'amministrazione provinciale ha lasciato cadere la proposta», racconta Giada Alì, membro dello staff. Per quanto riguarda le strutture alberghiere la situazione appare migliore. Nella quasi totalità degli hotel pisani non si parla ancora cinese, ma per lo meno si parla inglese. «Fino ad ora i numeri indicano di un fenomeno limitato», racconta Rita Paciello, presidente di Federalberghi, che garantisce per la capacità degli albergatori pisani di rispondere adeguatamente alla sfida che arriva dal lontano Oriente.

«Qualche perplessità sorge invece dal sistema della promozione turistica», polemizza la proprietaria dell'Hotel Minerva. Il riferimento è alla soppressione dell'Agenzia di promozione turistica provinciale, la cui attività è stata assorbita dall'agenzia regionale Toscana Promozione, e per qualcuno questo significa scarsa attenzione ai territori. «Toscana Promozione sta lavorando da tempo per riuscire ad attrarre i flussi turistici dei Paesi emergenti come India e Cina - rassicura Roberto Guiggiani, ex direttore di Apt -. Sono gli imprenditori che manifestano poco interesse. Nelle tre missioni organizzate dall'agenzia in Cina, le adesioni degli operatori del settore sono state scarsissime».

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