Il Tirreno

Pisa

Niente più affitti agevolati ai militari

Gianluca Campanella
Le palazzine in via Caduti di Sarajevo
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Le palazzine in via Caduti di Sarajevo

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PISA. Pagare dal primo gennaio gli appartamenti a canone di mercato e, in più, una penale per ogni mese del passato in cui la dimora è stata occupata "sine titulo". In una parola: «Ci vogliono cacciare dagli alloggi dell'Aeronautica». È questo l'allarme che lancia una ventina di famiglie di militari, dal 1981 assegnatarie di posti casa nel villaggio in via Caduti di Sarajevo.

Infatti, la legge di stabilità 2010 (ex finanziaria) istituisce la Difesa servizi Spa, una società che valorizzerà gli immobili delle forze armate, cioè si occuperà di acquisizioni e vendite di beni e servizi, puntando al profitto. Sergio De Gregorio, un sottufficiale in pensione da 13 anni, si chiede: «Ma come fa lo Stato ad applicare il canone commerciale? Il villaggio di San Giusto non è nemmeno accatastato».  La sua storia è simile a quella delle altre famiglie residenti negli appartamenti che la società vuole "valorizzare". L'Aeronautica nel 1981 pubblica un bando per aiutare i sottufficiali in servizio che hanno avuto almeno un trasferimento negli anni precedenti. Esistono due tipologie di vincitori: gli assegnatari per incarico e quelli temporanei. Questi ultimi, dopo sette anni, non avrebbero avuto più diritto alla casa.  Ma De Gregorio e gli altri, al termine del periodo, hanno avuto una proroga di un altro anno e mezzo, a causa dell'emergenza abitativa; nel contempo è stato adeguato l'affitto, che è passato dalle 45mile lire iniziali a 100mila.  Di proroga in proroga, si arriva al 1992, quando alle famiglie è spedita una lettera che le invita a lasciare l'alloggio entro 90 giorni. Oggi sono occupanti "sine titulo" a canone agevolato, che negli anni è stato periodicamente aggiornato.  Tutti i senza titolo d'Italia, hanno costituito un'associazione nazionale, Casa diritto, che a maggio del 2010 dà la notizia: il decreto 112 stabilisce che il canone si calcola «sulla base dei prezzi di libero mercato. I "sine titulo" non potranno sopportarne il peso economico e saranno costretti ad andarsene uno alla volta. Per i pochi rimasti sarà possibile uno sfratto senza rumore».  La misura sarebbe dovuta partire dall'inizio del 2011, ma ancora non sono stati comunicati le tariffe. Il Cocer, una sorta di sindacato del personale militare, ha chiesto un tavolo di dialogo per ricalcolare i nuovi canoni in base alla sostenibilità reddituale degli utenti e per tutelare le famiglie più disagiate.

Non va dimenticato, che molte delle famiglie del villaggio, in realtà sono nuclei composti da una sola persona: quasi sempre una vedova che percepisce una minima pensione di reversibilità.  Però in questi giorni arriva anche la beffa: la costituzione del Fondo casa. Si tratta di una sorta di cassaforte a cui attingere per agevolare i militari in servizio, soprattutto i giovani, nell'accensione di un mutuo per abitazione; previsto da una legge del 1993, parte solo oggi.  Ma De Gregorio non ci sta: «Il ministero decurtava il 15% del nostro stipendio per alimentare quel fondo. In pratica ora costruiscono gli alloggi per gli altri con i soldi miei e io non posso comprare il mio appartamento, visto che solo di arretrati c'è il rischio di pagare decine di migliaia di euro».  È la paventata "penale": a seconda del reddito, c'è il progetto di far corrispondere 100, 200 o 300 euro per ogni mese "sine titulo". A San Giusto si partirebbe dal 1987: fatti due conti, per la fascia più bassa il contributo si quantifica in 27mila euro.

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