Un "Re nudo" per aprire la stagione
Sei serate con lo spettacolo di Alesssandro Garzella
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CASCINA. Stasera alle 21 si inaugura la stagione serale 2011 della Città del Teatro con "Re Nudo", messa in scena di una favola sull'inganno di Sipario Toscana, testo e regia di Alessandro Garzella. Una favola teatrale sulle patologie dei nostri tempi che, liberamente ispirata a "I vestiti nuovi dell'imperatore" di Hans Christian Andersen, a "1984" di George Orwell e ad alcune esperienze di vita particolarmente oppresse, accosta i frammenti di queste fonti per analogia, come fossero i numeri di un varietà che, vaneggiando sul potere dell'immaginazione, provocano domande per astrazioni e somiglianze, sollecitando similitudini, corrispondenze percettive che lasciano agli spettatori lo spazio della visione critica e il compito della composizione narrativa. Sulla scena otto attori si muovono in palco/gabbia da cabaret nero e grottesco, le scene sono quadri virati all'eccesso, dove la tecnologia seppur utilizzata nella forma più semplice possibile tramite proiezioni video, qui rappresenta uno strumento d'assalto che oggi opprime la nostra vita quanto domani, forse, potrà renderla più libera e saggia. Lo spettacolo per la sua particolare modalità di fruizione è a pubblico limitato, si consiglia la prenotazione allo 050.744400 int. 1227. Lo spettacolo sarà in cartellone alla Città del Teatro di Cascina oggi, domani, il 13, il 20, il 21 e il 22. Biglietti da 15 a 10 euro, la sera di spettacolo la biglietteria aprirà alle ore 20 ed effettuerà anche prevendita per tutta la stagione serale. Testo e regia di Alessandro Garzella con Fabrizio Cassanelli, Irene Catuogno, Ivano Liberati, Francesca Mainetti, Chiara Pistoia, Francesca Pompeo, Marco Selmi, Anna Teotti. Liberamente ispirato a "I vestiti nuovi dell'imperatore" di Hans Christian Andersen e a "1984" di George Orwell. Foto di Andrea Bastogi. Re Nudo è una favola teatrale sulle patologie dei nostri tempi. Un popolo e un re sono imprigionati da un potere occulto nell'arena mediatica di un varietà fanta politico che, processando gli ideali del novecento, ne ridicolizza i valori, assunti a simboli delle perversioni sociali d'una umanità sempre più egoisticamente sola e paradossale. Re Nudo cerca di essere un'opera di sovversione poetica, la raffigurazione di una civiltà in declino spirituale, sottoposta a un trattamento genetico di massa volto a condizionare gli immaginari, desertificare le emozioni, contrapponendo alle vecchie utopie fascinazioni nuove: la realtà percepita, la semplificazione del pensiero, la simulazione virtuale, le visuali dell'inganno. Un ruolo drammaturgico particolare è svolto dalla tecnologia che, seppur utilizzata nella forma più semplice possibile, qui rappresenta uno strumento d'assalto che oggi opprime la nostra vita quanto domani, forse, potrà renderla più libera e saggia. «Abbiamo cercato di rappresentare le prigionie delle nostre esistenze - dice Alessandro Garzella - Nella mappa del Novecento ci sono i focolai dell'infezione, le tracce degli inganni che ci hanno confuso il cervello, distruggendo le bandiere della nostra passione. Siamo noi il bombardamento di immagini che infetta le nostre coscienze e, goccia a goccia, porta il pensiero alla morbosità degli orrori e alla persuasione. Abbiamo spogliato i nostri corpi, come carciofi, come cipolle, come prostitute, cercando la scintilla di una speranza dentro la nostra povera carne di cartone: inadeguati, perfino indifferenti, tra le miserie della finzione, siamo diventati i tiranni della nostra ignoranza. Re nudi, come delle statuine di gesso, di un presepe in putrefazione».
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