Il Tirreno

Pisa

PARLA LO PSICHIATRA

Crediamo ai maghi per paura

Gian Ugo Berti

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Per milioni di anni l'umanità ha vissuto nell'angoscia di poter sapere cosa le riservasse il futuro, in sostanza ciò che non conosceva, ricorrendo alle più disparate risorse: le viscere degli animali, le stelle, i fondi del caffè, e così via. Una scelta che, di fatto, ha contribuito a creare e diffondere il culto della magia. Da soli 500 anni, invece - spiega Armando Piccinni, della unità operativa di psichiatria dell'Aoup - la scienza, con Galilei, ha verificato ogni cosa. In tal modo, anteponendo a tutto la veridicità pratica di ogni evento, ha sventato il concretizzarsi dell'universo della magia, cioè il pensiero magico dell'uomo costruito per modificare il futuro. Se dunque la presa d'atto della realtà è stampata sui cromosomi, i caratteri ereditari non si cancellano dal dire al fare dopo milioni di anni. In sostanza, 5 secoli, seppur lunghi, sono ben poco al loro confronto. Ciascuno poi è anche un po' mago di sé stesso, col mantenimento certosino di scelte e atti, cose che, scandite nella loro anche ossessiva ritmicità, disegnano un individuale senso magico. Dalla preferenza di quella cravatta per un impegno di lavoro importante, al contatto con il corno e i dovuti rituali scongiuri alla vigilia di un particolare evento - prosegue Piccinni - chi più ne ha, ne metta. In definitiva, ad una minore paura degli altri corrisponde la minore necessità di sfidare il destino. Complice quindi una scienza ancor giovane - conclude Piccinni - si può prospettare ancora una lunga vita ai maghi ed al loro mondo.

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