Il presidio
Scompare un altro negozio storico della città. Il gestore: il mercato è cambiato e non possiamo fare altro
Fravega chiude i battenti dopo 132 anni
Carlo Venturini
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Andrea Morelli allinterno della cartoleria Fravega Ma l'attività della famosa cartoleria di via San Martino continuerà su Internet
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PISA. Il 31 dicembre la storica cartoleria Fravega in via San Martino tirerà giù la saracinesca per sempre. Ma se chiude il front office per i passanti, Fravega continuerà a esistere su Internet. Un altro negozio ultracentenario dopo quelli di Calderai (oggettistica per la casa), Tagiuri (abbigliamento), Melani (oggettistica per la casa), Niccolai (cartoleria), spegne le insegne lasciando sicuramente un vuoto nei tanti clienti del passato che portavano lì i loro bambini a comprare la carta carbone, le cartelle scolastiche, la coccoina e le calcolatrici. «Il mercato è cambiato, la città è cambiata, il centro storico si è trasformato e quindi noi chiudiamo». Lo dice con profonda amarezza Andrea Morelli, da dieci anni gestore di Fravega che è proprietà di Laura Castellani Tarabini. Fravega è stata fondata nel 1878 da due fratelli liguri di nome Fràvega e poi nel tempo è passata di mano in mano. «Non è un esercizio commerciale di tipo familiare - dice Morelli - ma dispiace comunque essere proprio noi a chiudere. Purtroppo non ce la facciamo più». Anche la tecnologia ha contribuito non poco a questa decisione. «Oggi chi compra più una calcolatrice? - dice Morelli - La carta carbone, i trasferibili o la coccoina?». Ma se la tecnologia è stata una delle concause della fine di Fravega, l'attività di vendita della storica cartoleria utilizzerà proprio Internet per solleticare sul web gli amanti di pregiate penne ed articoli di cancelleria molto particolari. «Vendiamo bene su Ebay ed a breve avremmo un nostro sito», dicono da Fravega. Alla chiusura hanno contribuito anche i mutamenti del centro storico. «La città è cambiata moltissimo ed in fretta - spiega Morelli - Oggi è peggio di dieci anni fa sotto tanti profili, ma soprattutto sotto quello del degrado».
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