Il Tirreno

Pisa

L’accusa: chiedeva il pizzo ai negozi

Rinviato a giudizio per tentata estorsione

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 GROSSETO. I caratteri scritti a macchina e incollati su un foglio: la richiesta variava di poco a seconda dei destinatari, ma il senso era chiarissimo. La richiesta di un pizzo. Tentata estorsione ai danni di quattro esercenti grossetani è l'accusa per la quale Gianni Roberto Brondi, 68 anni, originario di Pisa, è stato rinviato a giudizio per il 23 maggio.  Lui, interrogato da indagato, ha sostenuto che si è trattato di uno scherzo. Una sciocchezza. Ma il giudice Molino non è al momento convinto della versione di Brondi - visto che si è trattato di un gesto ripetuto quattro volte - e ha demandato al dibattimento il compito di accertare la colpevolezza dell'uomo. A lui era arrivata la guardia di finanza, dopo aver esaminato i filmati delle telecamere del sistema di videosorveglianza. Si vedeva una persona che infilava dei biglietti sotto la saracinesche: un negozio di alimentari, uno di telefonia (l'unico che si è costituito parte civile), uno di oreficeria e uno di computer. Zona: via Oberdan. Epoca: giugno dell'anno scorso.  «Cinquanta euro alla settimana e vivi e lavori tranquillo, ci faremo vivi noi, niente polizia: le disgrazie sono sempre pronte», diceva il biglietto trovato dal titolare del negozio di generi alimentari. «Quindici euro al giorno non sono poi molti se ti assicurano una vita tranquilla al riparo delle cattiverie umane», era scritto nel biglietto recapitato al negozio di telefonia. «Assicurazioni vesuviane, una piccola tangente per stare in pace, ci faremo vivi noi, non fateci diventare cattivi», era invece il testo dei messaggio trovati dall'orefice e dal titolare del negozio di computer. Erano i primi giorni del giugno 2009.

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