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Pisa

 PISA. Giuseppe Di Rosa (nella foto) è un carabiniere di quartiere. Pattuglia la ...

G.P.
 PISA. Giuseppe Di Rosa (nella foto) è un carabiniere di quartiere. Pattuglia la ...

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 PISA. Giuseppe Di Rosa (nella foto) è un carabiniere di quartiere. Pattuglia la zona sud della città, corso Italia e vie limitrofe. I commercianti lo conoscono bene: lo salutano, gli offrono un caffè, lo chiamano sul cellulare di servizio (ma anche su quello personale) per segnalare una persona sospetta, un ubriaco che sta molestando delle ragazze, un furto appena commesso. «Ma non solo i commercianti, mi fermano per la strada anche le persone», racconta il carabiniere di quartiere che aggiunge: «mi raccontano di un furto in casa, di una persona che ha suonato il campanello di casa chiedendo di entrare con una scusa, mi dicono di avere avuto il bancomat clonato. E poi - aggiunge Di Rosa - ci sono i turisti che chiedono informazioni».  Il carabiniere di quartiere ha una sua divisa e un suo equipaggiamento in dotazione. Il giaccone ha una striscia rossa orizzontale molto evidente, la classica bandoliera, la pistola, un gps in modo che la sala operativa sa sempre dove si trova, il manganello "tonfa" e una bomboletta spray irritante. «No, non ho mai fatto uso dello spray, non si sono verificate le condizioni per un utilizzo», dice il carabiniere che, invece, ha passo instancabile e l'occhio super-allenato.  In questo periodo, le vie che controlla sono affollate di gente a caccia del regalo di Natale. «Chiaramente - spiega Giuseppe Di Rosa - la mia presenza è un deterrente, ma permette di intervenire tempestivamente in caso di necessità. Di recente, c'è stato un furto di abiti in un negozio. La commerciante mi ha chiamato sul cellulare e sono arrivato subito. Ho acquisito le prime informazioni e le immagini che erano state registrate dalla telecamera di sorveglianza interna. In ufficio, insieme ai colleghi della stazione Pisa principale da cui dipendo, ho visionato il filmato ed ho capito chi poteva essere il malvivente. Dopo l'autorizzazione della magistratura, abbiamo perquisito l'abitazione della persona e il sospetto era esatto. Abbiamo potuto recupare parte della refurtiva e denunciare il ladro».  A termine del lavoro, il carabiniere deve redigere un rapporto del servizio: cosa ha visto e quali informazioni ha raccolto che meritano attenzioni ulteriori.  «Incontro persone - racconta il carabiniere di quartiere - che mi informano di avere visto spacciatori in una via che prima non si erano mai viste. In questo caso, la segnalazione viene annotata e scritta sul rapporto divenendo materia d'indagine di altri reparti. In questo modo, sono stati eseguiti diversi arresti per spaccio di sostanze stupefacenti. Il mio lavoro ha, quindi, anche una ricaduta nel tempo. Un lavoro dietro le quinte che non appare, ma che è utilissimo».  Quali sono, domandiamo, le richieste più frequenti che arrivano dalla gente? «Spesso - è la risposta - vengono segnalate persone senza dimora che creano disagi e segnalati gruppi di nomadi che si aggirano tra le vie del centro per borseggiare qualcuno. Inoltre, la presenza di spacciatori. Questi sono i tempi principali».  Infine, il carabiniere tiene a evidenziare che «la continuità del servizio è fondamentale perché così si acquisisce la necessaria fiducia del negoziante come del cittadino».

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