Il presidio
Ha firmato anche Enrico Rossi
Marco Barabotti
◗
Il cantiere delle Navi sotto Rossi e Bruni Il governatore della Toscana: salviamo questo patrimonio unico al mondo
3 MINUTI DI LETTURA
PISA. Ieri sera alle 20 sono state oltrepassate le 700 firme al nostro sito Internet www.iltirreno.it, per inserire gli scavi delle Antiche Navi di Pisa e il museo come sito dell'Unesco. E, tra i primi firmatari, già lunedì mattina intorno alle 9,30, è stato il governatore della Toscana Enrico Rossi che invita tutti a fare altrettanto. «In Italia - afferma il presidente della Toscana, che spiega anche il significato della sua firma - c'è un ministro che dice: con la cultura non si mangia. Un altro ministro, dello stesso governo, gli risponde che è indignato. Ma tutte e due restano al loro posto e nulla cambia. E soprattutto nessun ministro trova imbarazzante che quella che è stata definita "la scoperta archeologica più importante di fine millennio" e, di cui ha parlato tutto il mondo, rischia la chiusura per il loro disinteresse». «La cultura - dice Enrico Rossi - non si mastica, ma sicuramente nutre un popolo. E per la Toscana costituisce una importante fonte di reddito, a partire dalle migliaia di persone che lavorano nel settore. Di questo dovrebbero occuparsi un governo. Di costruire un futuro preservando il passato. Invece per il 2011 ha stanziato solo 20mila euro per la "Pompei del mare". E' ridicolo: non bastano neppure a pagare un solo sorvegliante». «Per questo - conclude Rossi - ho aderito immediatamente all'appello del "Tirreno". Il sito-museo delle Navi Antiche di Pisa deve essere inserito nella Lista del Patrimonio mondiale dell'Umanità e ricevere i finanziamenti necessari. Sottoscrivete l'appello per impedire di affossare questa risorsa e per valorizzare qualcosa di unico al mondo che abbiamo la fortuna di avere in Toscana». Intanto l'ex direttore del cantiere delle navi, Stefano Bruni (è stato in carica di fatto fino al 2002), interviene sulla vicenda, replicando anche ad alcune affermazioni, riguardo a scelte sbagliate che sarebbero state fatte nella prima fase del cantiere. «Non è assolutamente così - dice Bruni -, perché ci fu allora nel 1998 e per grande parte del 1999, un preciso indirizzo del governo, attraverso anche i suoi vari ministri, a scavare in maniera intensiva al cantiere di Pisa San Rossore, perché c'era la volontà di non ostacolare la costruzione del centro direzionale delle Ferrovie. Tant'è che erano state le stesse Ferrovie a dare i soldi per lo scavo, con ben cento persone al lavoro per quattordici ore il giorno, dal lunedì al sabato. C'era la fretta di concludere al più presto i lavori per lasciare posto al cantiere delle Ferrovie. Poi, alla fine del 1999, queste ultime hanno deciso di cambiare luogo, spostandolo il centro vicino alla stazione di Pisa centrale». «Il problema dunque - dice Stefano Bruni - non sta nell'inizio dello scavo, semmai nella fase successiva, anche perché sono stati messi a disposizione in questi anni circa 12 milioni di euro. Bisognerebbe capire cosa è stato fatto dal 2003 a oggi. È vero, l'anno scorso sono arrivati 300mila euro e quest'anno poco più di 20mila: bisognerebbe capire anche come mai c'è stato questo rallentamento nell'erogazione dei fondi».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
