Mattia, l'autista che un generale scambiò per rettore
4 MINUTI DI LETTURA
PISA. Per 24 anni ha lavorato a stretto contatto con i rettori dell'Università di Pisa, da Bruno Guerrini a Marco Pasquali, passando per Gian Franco Elia e Luciano Modica, accompagnandoli nei lunghi tragitti in macchina in viaggi e visite ufficiali. Mattia Caraviello, autista di ben quattro rettori, ha potuto osservare l'università da una prospettiva particolare e, ora che va in pensione, racconta quel mondo con gli occhi di un "collaboratore" speciale. «Da piccolo ero un discolo allergico alla scuola - dice Mattia -.
Chi l'avrebbe mai detto che sarei finito a lavorare in un ateneo prestigioso, con illustri professori, in un contesto culturale così elevato?». Mattia, originario di Napoli, si è trasferito a Pisa nel 1985 e oggi abita con la sua famiglia a San Frediano nel comune di Cascina. Alla fine del 1986 è entrato a lavorare al rettorato, diventando l'autista del rettore Bruno Guerrini nell'ultimo periodo della sua carica.
Da allora ha accompagnato in macchina non solo i rettori, ma anche prorettori, docenti, illustri ospiti dell'ateneo (tra loro Umberto Eco, Andrea Camilleri, Mario Monicelli, Tullia Zevi) e colleghi impegnati in funzioni istituzionali, facendolo sempre con estrema discrezione e con la consapevolezza della delicatezza del suo ruolo. «Un lavoro come il mio porta ad avere una vicinanza particolare con personalità di alto livello - racconta Caraviello -.
Con i quattro rettori ho avuto un rapporto molto ufficiale, ma che in qualche modo è riuscito a uscire dai limiti imposti dalla formalità. Questa vicinanza mi ha permesso di apprezzarne un'umanità che non tutti hanno potuto conoscere e la cosa che più mi ha gratificato è che mi hanno sempre chiamato loro "collaboratore", mai autista». E Mattia è stato davvero un autista speciale se addirittura in occasione della cerimonia ufficiale di conferimento dell'Ordine del Cherubino del 2006, Luciano Modica, nella sua lectio magistralis ha voluto dedicare tutto un passaggio al suo vecchio collaboratore, definito «amico e consigliere», ricordando con grande emozione le lunghe chiacchierate in macchina con lui durante le trasferte fuori Pisa.
E anche Marco Pasquali non è stato da meno: intervenendo alla festa di pensionamento di Mattia, ha dichiarato che se il personale tecnico-amministrativo potesse avere l'elettorato passivo per la carica di rettore, lui sarebbe stato il primo firmatario della sua candidatura. In tanti anni di lavoro e nelle migliaia di chilometri percorsi (secondo un recente calcolo, Mattia è stato 1100 volte a Roma e 1400 a Firenze ad accompagnare rettori e personalità varie) ci sono episodi particolari e curiosi che Caraviello ricorda con piacere: «Come quella volta che il comandante generale dei carabinieri arrivò in rettorato per essere ricevuto dal rettore Elia - racconta l'autista -. Salì le scale vestito di tutto punto e, trovandomi davanti alla porta dell'ufficio, mi scambiò per il rettore, riservandomi il saluto ufficiale che invece era destinato a Elia.
Fu un po' imbarazzante dirgli che il rettore lo stava aspettando dentro...». Oppure quando accompagnò il professor Cavallini in Vaticano per una visita ufficiale dal Papa: «Per una strana coincidenza di fatti, mi trovai nel mezzo del corteo di persone che doveva raggiungere lo studio privato di Wojtyla e fui ricevuto insieme al gruppo di personalità dal pontefice. Quando mi chiesero di presentarmi, molto imbarazzato, dichiarai di essere un semplice accompagnatore». Ma cosa ricorda Mattia dei rettori con cui ha lavorato?
«Ognuno di loro mi ha trasmesso un notevole bagaglio di cultura e soprattutto un grande insegnamento di vita - dice Mattia - Guerrini è stato il rettore più "classico" l'ultimo di una generazione passata. Elia era una persona lungimirante, che guardava al futuro con un'idea di innovazione e superamento del passato. Di Modica mi colpiva la sua capacità di trasformare tutto in numeri, compresi i problemi più banali che per essere risolti, dovevano essere tradotti in numeri.
Di Pasquali invece ho potuto apprezzare una profonda umanità al di là di una caratteriale riservatezza». Dal 1º novembre, dunque, il rettorato perde un pezzo della sua storia. Mattia è stato anche un "maestro cerimoniere" dell'Università, coordinando l'organizzazione di molti eventi e cerimonie che gli hanno permesso di stare a contatto con gran parte del personale dell'ateneo: «Ho avuto colleghi eccezionali con cui spero di conservare un'amicizia profonda». Proprio il 1º novembre si insedierà il nuovo rettore, Massimo Augello. «Peccato - commenta Mattia - L'arrivo del nuovo rettore avrebbe incentivato il mio bagaglio di esperienze, ma per me è giunto il momento di riposare».
Chi l'avrebbe mai detto che sarei finito a lavorare in un ateneo prestigioso, con illustri professori, in un contesto culturale così elevato?». Mattia, originario di Napoli, si è trasferito a Pisa nel 1985 e oggi abita con la sua famiglia a San Frediano nel comune di Cascina. Alla fine del 1986 è entrato a lavorare al rettorato, diventando l'autista del rettore Bruno Guerrini nell'ultimo periodo della sua carica.
Da allora ha accompagnato in macchina non solo i rettori, ma anche prorettori, docenti, illustri ospiti dell'ateneo (tra loro Umberto Eco, Andrea Camilleri, Mario Monicelli, Tullia Zevi) e colleghi impegnati in funzioni istituzionali, facendolo sempre con estrema discrezione e con la consapevolezza della delicatezza del suo ruolo. «Un lavoro come il mio porta ad avere una vicinanza particolare con personalità di alto livello - racconta Caraviello -.
Con i quattro rettori ho avuto un rapporto molto ufficiale, ma che in qualche modo è riuscito a uscire dai limiti imposti dalla formalità. Questa vicinanza mi ha permesso di apprezzarne un'umanità che non tutti hanno potuto conoscere e la cosa che più mi ha gratificato è che mi hanno sempre chiamato loro "collaboratore", mai autista». E Mattia è stato davvero un autista speciale se addirittura in occasione della cerimonia ufficiale di conferimento dell'Ordine del Cherubino del 2006, Luciano Modica, nella sua lectio magistralis ha voluto dedicare tutto un passaggio al suo vecchio collaboratore, definito «amico e consigliere», ricordando con grande emozione le lunghe chiacchierate in macchina con lui durante le trasferte fuori Pisa.
E anche Marco Pasquali non è stato da meno: intervenendo alla festa di pensionamento di Mattia, ha dichiarato che se il personale tecnico-amministrativo potesse avere l'elettorato passivo per la carica di rettore, lui sarebbe stato il primo firmatario della sua candidatura. In tanti anni di lavoro e nelle migliaia di chilometri percorsi (secondo un recente calcolo, Mattia è stato 1100 volte a Roma e 1400 a Firenze ad accompagnare rettori e personalità varie) ci sono episodi particolari e curiosi che Caraviello ricorda con piacere: «Come quella volta che il comandante generale dei carabinieri arrivò in rettorato per essere ricevuto dal rettore Elia - racconta l'autista -. Salì le scale vestito di tutto punto e, trovandomi davanti alla porta dell'ufficio, mi scambiò per il rettore, riservandomi il saluto ufficiale che invece era destinato a Elia.
Fu un po' imbarazzante dirgli che il rettore lo stava aspettando dentro...». Oppure quando accompagnò il professor Cavallini in Vaticano per una visita ufficiale dal Papa: «Per una strana coincidenza di fatti, mi trovai nel mezzo del corteo di persone che doveva raggiungere lo studio privato di Wojtyla e fui ricevuto insieme al gruppo di personalità dal pontefice. Quando mi chiesero di presentarmi, molto imbarazzato, dichiarai di essere un semplice accompagnatore». Ma cosa ricorda Mattia dei rettori con cui ha lavorato?
«Ognuno di loro mi ha trasmesso un notevole bagaglio di cultura e soprattutto un grande insegnamento di vita - dice Mattia - Guerrini è stato il rettore più "classico" l'ultimo di una generazione passata. Elia era una persona lungimirante, che guardava al futuro con un'idea di innovazione e superamento del passato. Di Modica mi colpiva la sua capacità di trasformare tutto in numeri, compresi i problemi più banali che per essere risolti, dovevano essere tradotti in numeri.
Di Pasquali invece ho potuto apprezzare una profonda umanità al di là di una caratteriale riservatezza». Dal 1º novembre, dunque, il rettorato perde un pezzo della sua storia. Mattia è stato anche un "maestro cerimoniere" dell'Università, coordinando l'organizzazione di molti eventi e cerimonie che gli hanno permesso di stare a contatto con gran parte del personale dell'ateneo: «Ho avuto colleghi eccezionali con cui spero di conservare un'amicizia profonda». Proprio il 1º novembre si insedierà il nuovo rettore, Massimo Augello. «Peccato - commenta Mattia - L'arrivo del nuovo rettore avrebbe incentivato il mio bagaglio di esperienze, ma per me è giunto il momento di riposare».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
