Il Tirreno

Pisa

«Al prossimo senato saranno banditi i posti per gli 84 ricercatori»

Gli studenti all’interno del rettorato occupato e sopra uno studente che protesta all’esterno
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Gli studenti all’interno del rettorato occupato e sopra uno studente che protesta all’esterno

Il rettore Augello conferma la manovra d'assunzione anche se Tremonti frena il ddl per mancanza di fondi

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 PISA. Se a livello nazionale non ci sono i soldi per 9mila avanzamenti di carriera da ricercatori ad associati, l'ateneo pisano nella prima sessione del Senato accademico del nuovo corso approverà i bandi per i ricercatori. In tutto 84: oltre ai 69 già deliberati dal cda, anche i 15 finanziati dal prepensionamento incentivato. «La manovra sarà complessiva», afferma il prossimo rettore Massimo Augello.  «Saranno attribuiti alle discipline le proposte deliberate dalle varie facoltà», specifica il prossimo rettore Massimo Augello il quale sottolinea che «certamente lo scenario è cambiato perché l'accelerazione sulla riforma Gelmini non c'è stata. Lo slittamento è formale di un giorno, ma sostanziale di un periodo ben più lungo. Tutto si è arenato non perché è stato messo in dubbio il disegno di legge, ma perché non ci sono i soldi per gli avanzamenti di carriera, questa è la gravità. Un motivo che conferma la crisi del finanziamento del sistema universitario».  Al futuro Maginifico chiediamo se la crisi dei tagli programmata dalla legge 133 possa in qualche modo fare ripensare alla manovra sulle assunzioni dei 69 ricercatori. Ed è qui che Massimo Augello ribadisce la volontà di andare avanti. «Non è c'è alcun pericolo», specificando che nel prossimo Senato accademico saranno deliberati i bandi in base alle proposte delle singole facoltà.  Ieri, la Crui (Conferenza dei rettori italiani) si è detta "rammaricata" per lo stop del ministro Tremonti alla riforma universitaria. «Non voglio entrare nelle logiche della Crui - dice Umberto Mura, preside di Scienze -. Se sono dispiaciuti perché non sono arrivati i finanziamenti posso capirlo, ma se sono dispiaciuti perché non è stata approvata la riforma, allora non sono d'accordo».  E gli studenti, ieri prima di liberare il rettorato che era stato occupato mercoledì mattina, hanno fatto sapere che il rammarico della Crui «è un gravissimo segnale dell'esistenza di un fronte che mira alla destrutturazione dell'università pubblica e alla preservazione delle attuali gerarchie di potere; fronte formato da rettori e governo, arroccati su posizioni inaccettabili su temi come la governance e il diritto allo studio».

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