Alla C-Global o il lavoro o la vita
Daniele Benvenuti
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La sede di C-Global a Ospedaletto3 MINUTI DI LETTURA
PISA. Dietro i numeri e le logiche aziendali, ci sono persone, storie, vite che vengono stravolte. È il senso dei racconti che alcuni dei 65 dipendenti della C-Global di Ospedaletto, società che opera nel settore dei servizi bancari, hanno fatto al nostro giornale per far capire come la decisione dell'azienda di chiudere la sede pisana e trasferire i lavoratori in provincia di Parma sia, di fatto, un licenziamento. Difficile, se non impossibile, per la maggior parte di loro fare i pendolari con Collecchio. Stiamo parlando di quarantenni (ma anche qualche cinquantenne) con famiglia, figli, mutui da pagare. Alcuni hanno gravi problemi di salute. Gli impiegati parlano a una sola condizione: niente nomi. «Ho 50 anni e sono malato di leucemia - dice un lavoratore -. Da 17 anni sono in questa azienda. La notizia del trasferimento a Parma è stata peggio di quando mi fu diagnostica la malattia. Con la malattia, infatti, combatto, il trasferimento è un colpo da cui è difficile rialzarsi». Gli stipendi della C-Global non sono male: 1600 euro base per coloro che hanno il contratto bancario, 1100 per quelli del commercio. Stipendi su cui, tutti, hanno impostato la loro vita a Pisa. «Sono separato - racconta un altro dipendente - con figli a carico. Abbiamo fatto due conti per il trasferimento a Parma: prendere un appartamento per evitare i quasi 200 km al giorno, costa sui 500 euro. 500 li devo dare per i figli. Guadagno 1100 euro, cosa mi rimane per vivere?». «Tutti - afferma un altro impiegato - hanno organizzato la loro vita certi di questo lavoro. Quando a febbraio i dirigenti si sono presentati per rassicurarci ulteriormente sullo stato dell'azienda, ho deciso di prendere un mutuo per ristrutturare casa. Dopo tre mesi la notizia del trasferimento è stata un macigno». Quello del mutuo è un argomento che accomuna molti lavoratori. Un altro dipendente: «Cinque anni fa ho deciso di comprare casa visto che il mio stipendio mi permetteva di gestire senza grandi affanni la rata. Adesso che ho superato i 40 anni, devo tenere sotto controllo un melanoma che mi è stato tolto 5 anni fa, ed ho perduto anche la certezza del lavoro». Molte le donne che lavorano alla C-Global, tutte madre lavoratrici con figli piccoli. «Siamo almeno cinque dipendenti con tre figli piccoli - spiega una 45enne -. Se non ci sono alternative io proverò il sacrificio di andare a Parma. Avendo dei figli piccoli, sarà impossibile rimanere in Emilia dal lunedì al venerdì, quindi farò la pendolare. Alternative? L'autostrada due volte al giorno, oppure il treno che parte da Pisa alle 6 per essere alle 9,15 a Parma, poi il trasferimento a Collecchio». Tra i tanti casi che i dipendenti raccontano, anche quelli di coppie in cui sia lui che lei lavorano in C-Global. «Siamo tre coppie che vivono con questi stipendi, con figli e mutui. Immaginate voi cosa succederà». Un'altra coppia ha il marito che lavora ad Ospedaletto e la moglie in una ditta dell'indotto di C-Global: «Da sei mesi ci sono nate due gemelline. Ho una madre a carico e mia moglie lavora in una ditta dell'indotto coinvolta nella crisi. Dalla gioia della paternità al dramma di restare con un solo stipendio senza certezze». I dipendenti della C-Global non vogliono però arrendersi. Una 54enne malata di sclerosi dice: «Sono stata io a mettermi davanti all'auto dei dirigenti l'altro giorno quando volevano andare via senza darci risposte. Ho gravi problemi di salute, ma se pensano che mi licenzi si sbagliano. Io vado a Parma, rinuncio al part-time, mi vedranno tutti i giorni al lavoro... I problemi saranno loro».
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