Il Tirreno

Pisa

Anche da Pisa un contributoper salvare la vita a Sakineh

Filippo Bedini*

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"Ma come fanno a prepararsi a mirare al mio viso e alle mie mani, a lanciarmi delle pietre? Perché? Sono Sakineh Mohammadi-Ashtiani. Dite a tutto il mondo che ho paura di morire...". Sono le ultime parole credibili con le quali la donna iraniana di 43 anni, madre di due figli, chiede aiuto. Condannata per adulterio e per complicità nell'omicidio del marito, Sakineh è stata costretta a una finta confessione in tv e il suo avvocato, Mohammed Mostafei, è dovuto fuggire in Norvegia.

Nelle ultime settimane in tutto il mondo civile si è sviluppato un movimento di solidarietà e di pressione politica per cercare di salvare la vita a Sakineh. Per quanto riguarda Pisa, è stata votata una mozione urgente di solidarietà a Sakineh in consiglio comunale, mozione che lunedì scorso è stata votata all'unanimità dal Consiglio Cittadino per le Pari Opportunità. Ringrazio per questa votazione, e ringrazio anche i consiglieri comunali Marco Bani, Modafferi, Bini, Silvestri, Garzella, Titoni, Giuliano Bani, Del Torto e Chincarini che hanno subito aderito a questa mia iniziativa sottoscrivendo la mozione e attivandosi per realizzare contestualmente l'esposizione dal palazzo comunale della gigantografia di Sakineh e il volantinaggio in Banchi.

Desidero fare alcune considerazioni. Prima di tutto vorrei che tutti sapessero esattamente come avviene la lapidazione, non per curiosità morbosa, ma per doverosa informazione: una donna, avvolta in un sudario bianco, viene prima sepolta fino al petto e poi uccisa a colpi di pietre, le cui dimensioni, accuratamente normate, devono essere tali da non consentire una morte troppo rapida, ma garantire la durata media dell'esecuzione, fissata in circa trenta minuti. Una pratica barbara e intollerabile.

Seconda considerazione: è ancora una volta una donna, dopo Neda Agha Soltan, la ragazza uccisa dalle milizie di Ahmadinejad nel 2009, a riuscire a mettere drammaticamente a nudo le paurose contraddizioni del regime islamico teocratico che spadroneggia in Iran. Contro i metodi del quale da più di un anno - giova ricordarlo - campeggia su Palazzo Gambacorti un vessillo verde, che qualcuno ha anche avuto il coraggio di criticare...
Ultima considerazione, rivolta proprio a quei Soloni che staranno storcendo la bocca pensando che un consiglio comunale non dovrebbe "perdere tempo" a occuparsi di queste cose. Non è così: il consiglio deve occuparsi anche di queste cose, se è vero, come è vero, che è fatto di politici seri, consapevoli di poter essere "utili alla causa" anche nella loro veste di amministratori locali. Infatti, la pressione politica può salvare Sakineh, perché fa paura ai delinquenti che governano l'Iran. Anzi... è l'unica cosa che fa loro paura, dato che ragionano esclusivamente per interesse.

(Consigliere comunale - Pdl)

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