Il Tirreno

Pisa

Università premiata dalle classifiche, ma i tagli inquietano

Gianluca Campanella
Università premiata dalle classifiche, ma i tagli inquietano

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L'Università di Pisa esprime soddisfazione per i risultati ottenuti nelle due classifiche mondiali stilate ogni anno: l'Academic Ranking of World Universities (Arwu) di Shanghai e la QS, società di ricerche londinese sul mondo della formazione. Infatti, come riportato in precedenza dal Tirreno, nel ranking cinese del 2010 il nostro ateneo è 140º nel mondo e secondo in campo nazionale dopo l'Università di Milano. Mentre nella classifica QS World University guadagna 22 posizioni rispetto allo scorso anno e sale al 300º posto mondiale e quinto a livello nazionale. Le due classifiche riportano anche il dettaglio per settori disciplinari. L'Arwu, che si basa su alcuni indicatori di qualità, colloca il settore matematico pisano al primo posto in Italia e 49º nel mondo.

Mentre la QS, che effettua anche sondaggi sulla reputazione accademica, pone l'area delle Scienze Naturali al secondo posto a livello nazionale e 83º nel mondo. Il rettore Marco Pasquali ha commentato questi piazzamenti: «Pur con le cautele con cui vanno analizzate tutte le classifiche sulla qualità degli atenei e pur in un quadro nazionale che ci vede ancora in difficoltà nella competizione con il resto del mondo, siamo molto soddisfatti dei risultati ottenuti dall'Università di Pisa». Secondo Pasquali, i riconoscimenti «premiamo gli sforzi fatti in questi anni, che non hanno mirato soltanto a mantenere in equilibrio i conti finanziari dell'Ateneo in una fase particolarmente critica per il sistema universitario italiano, ma anche a sostenere e a sviluppare sempre meglio la specifica vocazione per la ricerca che fa parte del dna dell'Ateneo». Proprio in merito alla situazione economica, Palazzo alla Giornata ieri è voluto tornare anche sul nostro articolo pubblicato giovedì con il titolo "Ateneo, i conti non tornano". Nel testo avevamo riportato il rapporto tra spese sostenute dall'ateneo per il personale e Ffo (Fondo di finanziamento ordinario), pari al 95,43% per l'anno 2008. Questo è un dato del ministero citato anche dal "Sole 24 Ore". L'università ricorda che quest'indicatore «non può superare il 90%», ma precisa che quel dato «non è quello ufficiale, in quanto comprensivo degli sconti e dei finanziamenti da terzi che sostengono le spese di personale»; senza quel fattore, «il rapporto scende all'88,79% per il 2008 e all'86,94% nel 2009». Dal rettorato fanno sapere che «il rigoroso rispetto di tale limite, tra l'altro, ha consentito negli ultimi anni all'Università di partecipare alla distribuzione dei finanziamenti ministeriali per le assunzioni dei ricercatori». All'Università, però, non piacciono queste classificazioni «effettuate esclusivamente sui dati, perché le varie situazioni dovrebbero, invece, essere valutate tenendo conto almeno delle dimensioni degli atenei, della loro età e dell'incidenza delle singole assegnazioni per Ffo sul sistema universitario».

Inoltre in rettorato si evidenzia una preoccupazione comune a tutti gli atenei italiani: «Se l'anno prossimo saranno confermati i pesanti tagli all'Ffo, è sicuro che non solo Pisa, ma il 90% delle università italiane si troverà a superare tale limite. Dovranno quindi essere assunti, a livello governativo, decisioni in tal senso». Anche sull'altro indicatore considerato dal ministero, l'Università fornisce i decimali: il rapporto fra tasse pagate dagli studenti e Ffo rispetta il limite del 20%, per la precisione «esso si è attestato al 19,42% nel 2009». In conclusione l'università «ribadisce l'adeguatezza dei propri conti».

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