Il Tirreno

Pisa

Oggi il caso Rebeldìa torna davanti al giudice per lo sfratto dalla sede

C.V.
Un presidio di Rebeldìa
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Un presidio di Rebeldìa

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 PISA. Torna oggi davanti al giudice del tribunale civile, il dottor Tocci, il caso Rebeldìa. Questa mattina il nodo sullo sfratto del centro sociale che raccoglie un cartello di 31 associazioni sarà definitivamente sciolto. Davanti al giudice da una parte l'associazione Pisa Città Aperta e dall'altra i proprietari dell'area di via Battisti da cui Rebeldìa è stata sfrattata, la Compagnia Pisana Trasporti. Esce dal gioco la Società Sviluppo Pisa, di cui è socio unico il Comune, che deve portare avanti il progetto Sesta Porta sull'area.  Alla base della diatriba che si è sviluppata sulla vicenda e che ha visto schierate intorno al caso varie istituzioni - Comune, università, Dsu, conferenza dei servizi - il timore che il ritardo nell'inizio dei lavori comporti ritardi suscettibili di forti penali: si parla di 5mila euro al giorno che ricadrebbero sulla collettività.  I lavori di demolizione e bonifica, già finanziati e appaltati, sarebbero dovuti cominciare settimane fa.  Sul tappeto anche la destinazione dell'associazione, la quale aspira alla sede ex Asnu, rifiutata da Pasquali e caldeggiata dai tre candidati a rettore, mentre rifiuta la proposta del Comune, che ha in atto un accordo con Ferrovie per l'area di via Saragat.

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