Il Tirreno

Pisa

Rebeldìa, l'ateneo riapre i giochi

Candida Virgone

I candidati rettore: no allo sgombero. Il Comune: dite qual è la soluzione

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 PISA. «Se ci sono novità che i candidati a rettore lo dicano. Se così non è ci vorrebbe una precisazione: su una vicenda delicata in cui il Comune non è stato inadempiente, ma di larghe vedute, non ci si fa una campagna elettorale. Noi, per quanto ci riguarda, continuiamo a dare una soluzione ed è via Saragat». Lo ha detto ieri a Palazzo Gambacorti il primo cittadino, convocando di corsa, nel primo pomeriggio, una conferenza stampa sull'ennesimo atto del caso Rebeldia. Perché ieri mattina, i candidati a rettore, Massimo Augello, Nicoletta De Francesco e Paolo Miccoli, hanno mandato una nota congiunta con cui si «impegnano, ognuno in prima persona, a sostenere una soluzione, riattivando gli strumenti opportuni a partire dalla Conferenza università-territorio, ma anche valutando la possibilità di spazi pubblici, inclusi i locali dell'ex Asnu». E per questo chiedono di rinviare ogni decisione sulla nuova sede all'elezione del nuovo rettore, per far partecipare l'università, e auspicano «che non venga attuata l'ipotesi di una evacuazione coatta o che venga individuata una soluzione provvisoria per non interrompere la continuità del progetto Rebeldìa».  Dunque, torna l'ipotesi ex Asnu, che pure il rettore Pasquali aveva chiaramente bocciato il 31 maggio rispondendo alla richiesta del sindaco del 25 precedente.  Era perplesso ieri pomeriggio Marco Filippeschi. Il senso della conferenza stampa è stato inequivocabile: o i candidati a rettore hanno in mano qualcosa che al Comune sfugge, o sono state tutto sommato parole in libertà, messaggi elettorali per dirla col sindaco, che intanto ha chiesto un incontro ai tre docenti per domani. Solo «auspici», come hanno confermato i candidati raggiunti poco dopo al cellulare, valutazioni da fare una volta eletti. Impegni comunque grossi. Ma il Comune, se non comincia i lavori alle scadenze previste, rischia di restare schiacciato da pesanti penali (si parla di 5mila euro al giorno) che ricadrebbero sulle istituzioni e dunque sui cittadini. Accanto a Filippeschi, ieri pomeriggio, c'erano gli assessori Paola Ciccone (sociale) e Fabrizio Cerri (lavori pubblici).  «I candidati - ha detto Filippeschi - hanno inviato la nota dopo aver incontrato i rappresentanti di Rebeldìa ma non il sindaco. Ma noi sul cammino abbiano tre stelle polari: a suo tempo ci siamo impegnati a dare soluzione ad una esigenza dell'università di liberare l'ex Etruria per farci aule ed altro, abbiamo sottoscritto con Rebeldìa un impegno per un comodato gratuito di un anno che è andato avanti quasi per cinque e infine non possiamo far rimettere un soldo alle istituzioni. Dobbiamo mantenere gli impegni presi e attuare le decisioni del consiglio comunale in un grande progetto di sviluppo per la città come Sesta Porta. C'è una conferenza dei servizi che vogliano chiudere con una soluzione concreta, l'avvio dei lavori senza penalizzazioni. Ho chiesto un incontro ai candidati: se hanno a disposizione decisioni concrete dell'università per Rebeldìa, se la lettera corrisponde ad un cambiamento di condizioni che sarebbe la messa a disposizione dell'ex Asnu, propongo che da domani si dia atto al trasferimento del cartello di 31 associazioni in via Emanuele Filiberto. Se così invece non è, chiedo una precisazione. Su un caso così delicato non si fa campagna elettorale. Noi, per quanto ci riguarda, percorriamo l'unica soluzione possibile, via Saragat: domani (ndr: oggi per chi legge) sarò a Roma proprio per incontrare ancora Ferrovie, a cui abbiamo chiesto miglioramenti dell'accordo, un ente che è la quinta istituzione seduta al tavolo della conferenza dei servizi (ndr: con Comune, Provincia, università e Dsu). Sono disponibile ad un incontro con Rebeldìa prima di andare in conferenza dei servizi e dopo l'accordo con Ferrovie. Restiamo a disposizione delle esperienze che hanno un valore».

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