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Pisa

Lo zio gli ruba la targa e le multe arrivano a lui Salvato dal giudice di pace

Lo zio gli ruba la targa e le multe arrivano a lui Salvato dal giudice di pace

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PISA. Della mamma ci si può fidare più o meno sempre. Magari anche del papà. Di tutti gli altri, meglio di no. Lo ha scoperto a sue spese un vecchianese, quando ha cominciato a vedersi recapitare a casa i verbali delle multe relative a un motorino al quale era stata attaccata la sua targa. Ma lui la targa non l'aveva mica data a nessuno: gliel'aveva portata via lo zio, residente in Puglia. 

Per vedere riconosciute le proprie ragioni, l'uomo si è dovuto rivolgere al giudice di pace e il suo ricorso è stato discusso davanti a dottor Ermanno Sanzo (sentenze 952 e 962/2010), facendosi assistere dall'avvocato Lara Di Baccio.  Il ricorrente chiedeva l'annullamento di una serie di verbali amministrativi elevati nei suoi confronti da addetti alla questura e al ministero degli Interni, sostenendo che a sua insaputa, suo zio, che era stato suo ospite, si era appropriato della targa di un suo vecchio ciclomotore e l'aveva posizionata su un proprio scooter senza dirgli nulla. «La targa - ha precisato - la custodivo in una scatola, avendo anni orsono venduto il mio vecchio scooter».  Ricevute le notifiche per infrazioni varie, fra le quali la mancata revisione del motorino, il vecchianese sporgeva immediatamente denuncia querela nei confronti dello zio. «Infatti - ha spiegato in giudizio - io non avevo mai consegnato la mia targa allo zio, né mai ne avevo consentito l'uso».  Come molti lettori sanno, infatti, diversamente dalle targhe dei mezzi con cilindrata da 125 cc in su, quelle relative agli scooter da 50 sono personali, ovvero legate al proprietario e non al mezzo. 

Il giudice di pace non ha proceduto alla riunione dei due fascicoli contenenti i due ricorsi, ma li ha trattati contemporaneamente. I fatti erano abbastanza chiari, alla luce della denuncia sporta nei confronti del parente. «Pertanto, - si legge in sentenza, - preso atto di quanto richiesto e documentato dal ricorrente, ritenuta la buona fede, (il giudice, ndr) accoglie il ricorso e annulla la violazione opposta, essendo i verbali amministrativi attribuibili al solo zio del ricorrente».

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