Le elezioni. Secondo confronto pubblico verso le candidature a settembre
Miccoli, Augello, De Francesco Partita a tre per la carica di rettore
Gianluca Campanella
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Un momento dellincontro tra i candidati rettore e gli studenti al Polo Carmignani 3 MINUTI DI LETTURA
PISA. Secondo confronto, ieri mattina al polo Carmignani, tra i candidati alla carica di rettore. E doppio risultato raggiunto. Il primo. Le candidature saranno ufficializzate a metà settembre, ma Massimo Augello, Nicoletta De Francesco e Paolo Miccoli, con quello di domani (incontrano il mondo associativo della città), si saranno sottoposti a tre legittimazioni pubbliche. Chiunque decidesse in seguito di sfidarli, partirebbe con l'handicap di essersi "sottratto" a questi momenti di trasparenza. L'altro nodo rilevato: il mondo accademico è meno diviso di quel che appare. Infatti, il faccia a faccia di ieri è organizzato dagli studenti, ma il pubblico è trasversale. C'è un gruppetto di inossidabili che aveva seguito anche il confronto di lunedì, curato dai precari. A questo zoccolo duro si aggiungono allievi universitari, personale, ricercatori e professori: in sala c'è anche il decano dei docenti, Roberto Tartarelli, che sarà l'arbitro del mese elettorale. Tutti intervengono e delineano un disegno complessivo dell'ateneo. Gli studenti provano a portare il dibattito su un piano "casalingo": chiedono se è giusto dare borse di studio anche a chi ha alte dichiarazioni dei redditi e come superare i problemi di pari opportunità, in particolare sul tema dell'identità di genere. La lista "Sinistra per" distribuisce anche un contributo programmatico. Ma è inevitabile toccare il ddl Gelmini, che cambia in tre punti il futuro dell'università pubblica. Allora, il discorso diventa generale. Ogni candidato si esprime su tutto: riportiamo una risposta per tipo. Il preside d'Economia, sui ricercatori a tempo determinato: «Misura che perpetua il precariato. Se i ricercatori decidono di non garantire la didattica, blocchiamo il Manifesto degli studi. Altrimenti come ci comportiamo con le matricole? Se si iscrivono a un corso, hanno diritto a vederlo attivato». La prorettore alla didattica, sul diritto allo studio che introduce il prestito d'onore: «La questione del dsu è la più grave, perché sulle altre forse si riesce a trovare una soluzione. Ma che l'assegno sia in mano al governo è fonte di preoccupazione. Già è stato negativo l'accorpamento delle tre aziende regionali: prima era meglio». Il prorettore ai rapporti con la Ue, sulla governance verticale aziendalizzata: «Si fa riferimento a una fondazione di diritto pubblico, quindi è bene che nel cda non si facciano entrare industriali e banchieri che potrebbero influenzare gli indirizzi di ricerca. Paradossalmente sarebbe meglio una vera fondazione, almeno avremmo più autonomia». Quindi esplode il tema del giorno (dopo): il mancato reclutamento votato martedì in cda. Carmelo Calabrò e Federico Oliveri, dell'assemblea ricercatori precari, denunciano le omissioni del rettore Marco Pasquali e chiedono un impegno preciso ai tre aspiranti successori. Per la professoressa di Ingegneria «la seduta è stata poco preparata». Quello d'Economia: «Bastava che il rettore votasse; oggi festeggeremmo». Il chirurgo con «delusione estrema, solleciteremo la chiusura quanto prima». Dopo due ore di fair play, la domanda che tutti hanno pensato e che il professore Arnaldo Testi ha il coraggio di porre: «Perché vi candidate e in cosa vi differenziate tra voi?». Nell'ordine, Miccoli: «Mi sono proposto, perché chi ha da offrire deve mettersi al servizio dell'ateneo. Dobbiamo essere giudicati dai nostri profilo, storia, curriculum e modo in cui abbiamo interpretato la figura di docente». De Francesco: «Ho imparato e conosciuto molte cose, ma trovato anche le cupole. Non sono la mia natura, io parlo con tutti e solo insieme possiamo fare la differenza. Poi è una sfida affrontare un momento così difficile». Infine, Augello: «Sono sempre stato una voce critica negli organi ufficiali; ora voglio dimostrare che l'entusiasmo e le capacità acquisite si possono tradurre anche in capacità di governo. Dopo la motivazione politica, c'è quella personale: un fortissimo attaccamento e gratitudine all'istituzione».
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