Assunzione dei ricercatori, il sì del Senato
Ma l'operazione è sotto l'incognita della legge 133 che taglia i finanziamenti
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Il senato accademico recepisce politicamente il documento della commissione sviluppo e manda al cda del 13 luglio la pratica tecnica per assumere ricercatori e stabilizzandi. Ma due episodi macchiano la discussione di ieri: un riferimento normativo che potrebbe far saltare la misura e un voto sul ddl Gelmini che potrebbe essere irregolare. La mattina comincia con il presidio dei sindacati di docenti e personale, che ottengono di salire in Senato per leggere il documento approvato giovedì scorso: il testo critica il ddl Gelmini che «affonda» l'università pubblica e chiede misure per la dignità e la stabilità dei precari. Sono proprio i due punti più importanti all'ordine del giorno del senato. Sempre giovedì si era riunita la commissione sviluppo, che aveva espresso la volontà di procedere con le assunzioni e aveva preparato i criteri di ripartizione dei ricercatori da reclutare. Dopo un anno di lavoro, la quadra è la seguente: su un totale di 85 nuovi ricercatori, 16 sono destinati a Scienze, 15 a Ingegneria, 12 a Medicina, 7 a Lettere, 6 a Giurisprudenza, 4 a Veterinaria e 5 a ciascuna delle altre cinque facoltà del nostro ateneo. Però, nel recepire questa misura, il senato si appella alla legge 133/2008: è la stessa che, secondo proiezioni unanimi, determinerà tagli per 61 milioni di euro nel 2013. "Sinistra per", una lista studentesca che ha rappresentanti in senato, ritiene che con questo rinvio alla legislazione nazionale si creino le premesse per una bocciatura tecnica in cda. La sostenibilità dell'operazione, invece, era stata costruita con provvedimenti interni, come il prepensionamento incentivato dei docenti e la "rottamazione" dei ricercatori con più di 40 anni di contributi. Provvedimenti discussi e dolorosi, ma accettati con l'unico obiettivo di liberare risorse per 13,56 milioni e coprire per almeno tre anni l'assunzione di 85 ricercatori e 89 stabilizzandi del personale. Sinistra per, quindi, chiede in senato di eliminare quel riferimento normativo, ma la somma di astenuti (11) e contrari (5) supera i favorevoli (12); pertanto il legame resta. L'altro argomento in odg è un pronunciamento dell'organo accademico sul ddl Gelmini. Il preside di Giurisprudenza, Eugenio Ripepe, presenta una mozione "mirata" sui ricercatori, per collegare la discussione al punto precedente e cercare il consenso più ampio: evidenzia i dubbi sulla figura del ricercatore a tempo determinato. Sinistra per presenta due emendamenti. Il primo parte da una constatazione: la programmazione didattica, quasi ovunque nell'ateneo, è bloccata per lo sciopero "bianco" dei ricercatori; pertanto «la loro non è una richiesta corporativa, ma mette sul piatto problemi che riguardano tutti». Conclusione: «Inseriamo nella mozione anche le altre due criticità del ddl, cioè la governance dalla verticalità aziendalistica e il fondo per il merito, che di fatto introduce il pessimo prestito d'onore». Reazioni quasi unamini accompagnano la relazione. L'altro emendamento propone di «dare mandato, al rettore presso la Crui e ai nostri presidi in sede di conferenza dei presidi, di promuovere dibattiti pubblici sul futuro dell'università». Questo è accettato dallo stesso Ripepe e diventa parte integrante della sua mozione. Al momento del voto, da regolamento, si dovrebbero votare prima gli emendamenti: resta il primo di Sinistra per, ma il rettore Marco Pasquali mette al voto solo il testo di Ripepe "integrato" e poi lascia la riunione dichiarandola chiusa. Tra lo stupore dei presenti, che confermano l'irregolarità del voto e si spingono a definirlo «delirante». Gianluca Campanella
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