Il prelievo è stato realizzato a una ragazza di 24 anni e il beneficiario è un paziente americano affetto da una leucemia linfoblastica acuta
Salvo grazie al trapianto di cellule staminali
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Il presidente dellAdmo Paolo Ghezzi e un intervento chirurgico Terza operazione al Santa Chiara nell'anno. Ghezzi, presidente Admo: ci vogliono più donatori
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PISA. Una donazione di cellule staminali emopoietiche (le capostipiti di tutti gli elementi fondamentali del sangue) è stata portata a termine con successo al centro trasfusionale dell'ospedale Santa Chiara, dove opera la dottoressa Margherita Gioia Fanara. La donatrice è una ragazza di 24 anni e il beneficiario un paziente americano affetto da una leucemia linfoblastica acuta. Si è trattato della terza donazione effettuata dall'inizio dell'anno presso l'ospedale pisano. Una situazione eccezionale che consente anche di rimettere sotto i riflettori il valore delle donazioni e le problematiche che stanno emergendo. In questo panorama è l'Admo (Associazione donatori midollo osseo) a svolgere un ruolo fondamentale, fornendo agli interessati tutte le informazioni ed inviando i potenziali donatori ai centri trasfusionali del Servizio sanitario nazionale. L'Admo provinciale ha recentemente rinnovato il proprio consiglio, eleggendo come nuovo presidente Paolo Ghezzi, vicesindaco del Comune di Pisa. L'associazione è giunta ai suoi primi 20 anni di attività con risultati di grande rilievo. Oggi i donatori iscritti al registro sono oltre 380.000 contro i 2.500 del primo anno. «Sembra un numero significativo ed in parte lo è - dice Ghezzi - ma assolutamente inadeguato rispetto alle esigenze. In Toscana ci sono circa 22mila iscritti, equamente suddivisi tra donne ed uomini, pari a circa il 12% della popolazione compresa tra 18 e 55 anni. Abbiamo quindi un grande margine di miglioramento ed occorre considerare che nei prossimi anni il registro potrebbe svuotarsi». Il trend infatti indica un calo di adesioni e un forte aumento delle dimissioni. Vale la pena ricordare che all'Admo è possibile iscriversi solo se si sono compiuti i 18 anni e se non si sono superati i 40, venendo poi automaticamente esclusi dal registro a 55 anni. «Quest'anno - aggiunge Ghezzi - saranno 6.800 circa le dimissioni per raggiunto limite di età». Per questo emerge la necessità di trovare sinergie con altre associazioni, a cominciare da quelle dei donatori di sangue che sono già fortemente motivate, e di sensibilizzare il mondo giovanile, favorendo il senso di appartenenza degli iscritti alla propria associazione, pur con la concreta possibilità di non essere mai chiamati a donare il proprio midollo. Nei 20 anni di esistenza del registro solo 2.300 cittadini italiani hanno potuto donare e nel 2009 soltanto in 168, di cui 63 a favore di pazienti internazionali. E' significativo anche sottolineare che oltre il 70% di chi viene selezionato per la donazione è maschio. «Nella prima seduta del nuovo consiglio - prosegue Grezzi - è stata evidenziata la necessità di formare giovani consapevoli e capaci di comprendere come la semplice scelta di diventare donatore di midollo osseo, e aggiungo donatore di sangue, renda efficace un sistema complesso come quello della cura dei tumori del sangue. Una realtà che attraverso il trapianto consente di dare forza alle speranze di intere famiglie e di intere comunità».
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