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Culla di scienziati ma anche fucina di scherzi e burle, il Sant'Anna che sorprende
Francesca Ferretti
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Giuliano Amato e gli altri relatori durante la presentazione del libro di Sartriano Alla presentazione del volume di Dino Sartriano con Giuliano Amato una serie di racconti di aneddoti e gustose storie della goliardia
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PISA. Tra i ricordi di ex allievo, episodi goliardici e un'eccellenza scientifica di stampo internazionale, il giornalista Dino Satriano ha presentato il suo libro "Dove crescono i talenti. Viaggio nella Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa" (Felici ed., 25 euro). Un affresco inedito della Scuola che ha formato scienziati, giuristi e grandi personalità della cultura. Ad accoglierlo c'erano molti allievi ed ex allievi, tra cui Giuliano Amato che ha di nuovo suggerito la prospettiva di unificazione con la Normale: «Auspico che queste due Scuole possano fondersi in un grande polo della formazione d'eccellenza. Credo però che ci voglia ancora molto tempo prima di poter mettere Napoleone nel cassetto». Dino Satriano è stato dal 1958 al 1962 allievo del Collegio medico-giuridico, allora sotto l'egida della Scuola Normale, e si è laureato in giurisprudenza, ma ha lasciato subito i codici per dedicarsi al giornalismo: «L'ho immaginato come una specie di lungo reportage, il più animato possibile, alla scoperta del mondo santannino in tutti i suoi aspetti, raccogliendo storie e testimonianze, aneddoti e curiosità», ha detto l'autore. La nascita della Scuola, la sede, le modalità di accesso, come si studia e come si vive, la ricerca, le tante aperture al mondo scientifico internazionale e anche quello che non si trova sui libri. «Il Sant'Anna è una vera palestra di vita, anche per l'aspetto di collegialità», commenta Paolo Ancilotti, ex direttore della Scuola. «Quello di Satriano è un libro "parlato", che racconta la vita e l'atmosfera che si respira nella Scuola», ha aggiunto Francesco Busnelli, primo direttore del Sant'Anna. Non è sfuggito a nessuno lo sguardo ammiccante con cui Satriano racconta episodi goliardici e aneddoti che accomunano le generazioni che si sono susseguite nella scuola, come la matricola, gli scherzi, le burle, la vita collegiale e le prove da superare: il "canzoniere", la "pestatio" (un gioco del calcio senza palla e a piedi nudi) o gli appuntamenti della "bicchieratio", come vengono chiamate le feste nel chiostro. E poi la singolare toponomastica, con i corridoi dei dormitori che portano nomi davvero particolari, non dati a caso: c'è il corridoio Siberia, così chiamato «durante il mai dimenticato inverno della cosiddetta "grande glaciazione", quando si ruppe l'impianto di riscaldamento», contrapposto al corridoio Riviera, il cui nome balneare è suggerito dal sole che vi batte sempre. E nella descrizione degli spazi, l'autore associa a ognuno di loro un episodio particolare, come il presunto fantasma che negli anni Settanta frequentò i locali della biblioteca per tre mesi e che gettò gli allievi nella paura, fino a quando si scoprì che lo spettro era una ricercatrice che passava la nottata sui libri al lume di una luce fioca. Oppure quando gli allievi boicottarono i lavori nell'aula magna smantellando la muratura dei due portali ogni sera per quindici giorni e, dopo la minaccia di provvedimenti, murarono la porta dell'ufficio dell'economo. Anche Giuliano Amato si è unito al coro di ricordi curiosi, citando l'arrivo del primo allievo calabrese della scuola, che teneva nascosti nell'armadio due salami portati dalla terra d'origine. E due allievi di oggi, Michele Pedone e la perfezionanda Caterina Sganga hanno concluso: «Il libro è un percorso di storia e memoria rivolto al futuro, ma ha quasi l'impronta di un'epica saga familiare, soprattutto per chi quella Scuola l'ha vissuta e la vive in prima persona».
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