Il Tirreno

Pisa

Rubato il computer dentro l'università con il lavoro di 5 anni

Giovanni Parlato
Il ricercatore tunisino ha anche timore a mostrarsi e ha chiesto di non essere riconoscibile
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Il ricercatore tunisino ha anche timore a mostrarsi e ha chiesto di non essere riconoscibile

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 PISA. Un ladro è entrato in un ufficio dell'università e ha rubato una borsa dove dentro era custodito un computer con il lavoro di cinque anni di un giovane studioso tunisino. In un giorno sono andati in fumo anni di ricerca.  Rouis Zyed, 31 anni, era arrivato il giorno prima da Monastir per uno stage. Sta terminando una complessa ricerca sulle proprietà mediche (antibatteriche e anti-virali) di alcune piante officinali autoctone della Tunisia. Dopo essersi laureato in Biotecnologia, si è specializzato Biotecnologie genetiche e sta completando il dottorato per cui sta scrivendo la tesi. Proprio il risultato delle ricerche dei due anni di specializzazione e della tesi, era contenuto nel computer portatile che aveva con sé. I dati (ma solo in parte) erano stati inseriti in una penna usb. «In genere porto la chiave usb con me - dice Rouis Zyed - ma l'avevo lasciata all'interno della borsa dove avevo anche il passaporto, 400 euro, una carta di credito e documenti vari. Ma di tutto questo non mi interessa. Vorrei che la persona che ha rubato la mia borsa, potesse restituirmi l'hard disk con i dati. Basta che lo mette in una cassetta della posta, anche del vostro giornale, con sopra scritto "per Zyed", o che lo spedisca ai carabinieri».  Il giovane studioso (che ha preferito non essere fotografato in volto) insegna part-time all'università di Monastir, è sposato ed ha un bambino di due mesi. Era venuto a Pisa a novembre e dicembre scorso per seguire uno stage alla facoltà di Farmacia. «Il mio lavoro aveva fatto passi avanti - dice Rouis Zyed - e avevo preso contatti con la facoltà di Medicina. Anche la città di Pisa mi era piaciuta e avevo deciso di tornare per un altro stage alla facoltà di Medicina Veterinaria per studiare gli effetti di test in vitro e dal vivo sulle proprietà medicinali delle piante. Così sono tornato il 26 aprile e il giorno successivo mi sono recato all'università, presso la facoltà di Veterinaria. Ho lasciato la mia borsa in un ufficio la mattina e mi sono allontanato per conoscere i miei colleghi di lavoro. Mi sono trattenuto con loro e, dopo pranzo, nel primo pomeriggio sono tornato in ufficio dove non ho più trovato la borsa col computer».  Lo studioso tunisino si trova senza più la sua tesi e senza soldi. Senza più nulla. Ma la sua preoccupazione è rivolta alla ricerca finita chissà dove, nelle mani di chissà chi. Quindi, in giornata stessa, Rouis Zyed va da carabinieri dove presenta denuncia di furto. Lui parla inglese e francese, ma non italiano e si fa capire soprattutto mimando quanto accaduto. Poi telefona in Tunisia e, dopo due-tre giorni, gli comunicano il numero di serie del suo pc. «Vado nuovamente dai carabinieri per una seconda denuncia con cui informo qual è il numero seriale del mio portatile», dice lo studioso.  Poi, ecco che la storia si complica. Lo scorso giovedì, Rouis Zyed vede una giovane donna che cammina in centro con due borse di computer a tracolla. «Una borsa è uguale a quella che avevo io - dice il giovane tunisino - così seguo la donna e chiamo i carabinieri ma, a causa del fatto che non parlo italiano, non riesco a farmi capire e mi dicono di chiamare la polizia. Chiamo la polizia e si ripete la scena, mi dicono di chiamare i carabinieri. Intanto, io continuo a seguire la donna che sale in auto. Mi scrivo il numero di targa e vado, intorno alle 19, dai carabinieri dove mi dicono di tornare il giorno successivo alle 14. Così ritorno accompagnato da una persona che parla italiano e che mi fa da interprete».  Rouis Zyed tiene a precisare che «per me la donna non c'entra nulla, non voglio accusare nessuno, però vorrei che gentilmente i carabinieri potessero accertare se quella era davvero la mia borsa».  Al giovane studioso chiediamo come sta affrontando la sua difficile situazione visto che è rimasto anche senza soldi. «Ho chiamato alcuni miei amici connazionali che vivono in Italia e mi hanno mandato dei soldi. L'università farà una colletta e il pensionato Toniolo non mi ha chiesto soldi e mi ha detto che potrò restare gratuitamente per il tempo della mia ricerca. Voglio ringraziare tutte queste persone che mi stanno aiutando. Da questa settimana dovrò riprendere gli studi, non posso tornare in Tunisia senza nulla. Dovrò ricominciare il lavoro di cinque anni a meno che chi è in possesso del mio computer portatile non possa farmi riavere l'hard disk».  

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