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IMMIGRAZIONE
Fini: «Anche oggi rivoterei la legge che porta il mio nome»
Francesca Ferretti
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Larrivo del presidente della Camera, Gianfranco Fini Sopra a destra il pubblico che ha assistito alla relazione al Polo Carmignani 2 MINUTI DI LETTURA
PISA. «Chi ha compiuto un intero ciclo scolastico in Italia può essere considerato cittadino italiano». E ancora: «Della legge Bossi-Fini cambierei solo il limite di tempo per trovare un impiego, da sei mesi a un anno, ma ribadisco il discrimine del lavoro anche come mezzo per combattere lo sfruttamento degli immigrati». Sono questi alcuni passaggi significativi della relazione su "Immigrazione e diritti di libertà nell'era della globalizzazione" che il presidente della Camera Gianfranco Fini ha tenuto ieri mattina a Pisa, ospite della facoltà di Giurisprudenza. A margine dell'incontro, Fini ha poi dichiarato: «Non ho nessuna intenzione di dimettermi da presidente della Camera». Nella sua visita pisana, introdotto da Eugenio Ripepe, preside di Giurisprudenza, e dalla professoressa Francesca Giardina, Gianfranco Fini è tornato a parlare di integrazione e cittadinanza, temi caldi dell'attuale agenda politica: «La storia ci insegna che una società non può svilupparsi se chiude ermeticamente le sue frontiere e rifiuta qualificati apporti esterni. Dobbiamo avere la capacità di ascoltare le ragioni di chi bussa alla porta». Il presidente della Camera ha quindi affrontato l'argomento delle seconde generazioni, quelle da lui già definite "generazioni Balotelli": «L'idea di cittadinanza deve partire dal principio di inclusione: gli immigrati che hanno maturato esperienze di vita significative all'interno del paese dove sono nati o arrivati da piccoli non possono essere considerati diversi dai loro compagni di banco che parlano lo stesso dialetto o tifano per la stessa squadra di calcio. Discriminarli significa esporre la società a rischi enormi». Ragionando sulla cittadinanza, Fini ha spiegato che per lui questo concetto coincide con la piena partecipazione ai valori della comunità ospitante: «Dobbiamo favorire processi di integrazione che non si basino sul trascorrere del tempo, ma sulla volontà dell'immigrato a partecipare alla vita della società. Chi ha compiuto un intero ciclo scolastico in Italia abbia tutti i diritti di essere riconosciuto cittadino italiano». Il presidente Fini ha anche ricordato la lunga tradizione di emigrazione del nostro paese e ha aggiunto: «La politica intesa come interesse della polis non può disinteressarsi del fenomeno dell'immigrazione. La capacità di comprendere e guidare questo fenomeno è la cifra che distingue una politica strategica da una politica miope». Alla fine del suo intervento, Fini ha fatto accenno alla polemica sollevata dagli studenti: «Ho visto il volantino in cui mi si contesta di essere il firmatario della legge Bossi-Fini: se dovessi rifarla ora, cambierei solo il limite di tempo concesso agli immigrati per trovare lavoro, da sei mesi a un anno. Ma il discrimine del lavoro come carta di accesso non è in discussione: solo così si combatte il lavoro nero e lo sfruttamento degli immigrati».
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