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Se l'arte ridà una "voce" agli afasici
Massimo Berutto
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Un laboratorio per afasici Oggi appuntamento alla Leopolda con "Dialoghi da un altro Mondo"
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PISA. L'arte restituisce una "voce" agli afasici. Non ristabilisce un mezzo di comunicazione verbale per chi è stato colpito da ictus o da altre gravi malattie, ma rafforza canali paralleli di espressione attivi e addirittura preponderanti anche in coloro che possono relazionarsi oralmente. Infatti, la parola fornisce solo il 20-30% di ciò che apprendiamo e trasmettiamo di noi stessi. Tutto il resto è comunicazione non verbale, legata alla sfera emotiva, alla gestualità, al movimento del corpo, alla creatività, ossia a tutto ciò che può essere veicolato da forme di arte (ad esempio musica, danza, teatro e pittura). Il progetto IntegrArti - che oggi concluderà la seconda edizione alla fine di un percorso lungo 7 mesi - ha messo al centro l'integrazione fra vari linguaggi artistici per offrire ai volontari nuovi strumenti utili a "sintonizzarsi" con persone afasiche. Oggi dalle 15 alle 20 alla Stazione Leopolda il convegno dal titolo "Dialoghi da un altro Mondo", con gli interventi di Paolo Bongioanni (medico neuroriabilitatore e presidente dell'associazione Neurocare onlus), di Arianna Garzella (musicoterapeuta) e di Anna Maria Neri (educatrice in campo teatrale e coordinatrice del progetto). Un incontro aperto a tutti. Un corso gratuito, portato avanti grazie all'impegno dell'Associazione Afasici Toscana (nata nel 2003), di NeuroCare onlus (fondata nel 2008) e di altre associazioni, con il contributo del Cesvot (Centro Servizi Volontariato Toscana) ed il sostegno della Provincia di Pisa. Ma come si può comunicare con l'arte e senza la parola? La comunicazione e la memoria sono legate all'emisfero sinistro del cervello, mentre nel destro risiede la parte emotiva, che può essere stimolata attraverso le metafore insite nei linguaggi artistici. Nella zona sana si creano nuove connessioni fra neuroni, che possono surrogare quelle andate perdute nella parte danneggiata dalla malattia, costruendo un ponte fra il paziente e il mondo esterno. L'obiettivo non è recuperare la parola ma, come precisano Paolo Bongioanni e Anna Maria Neri, «migliorare la gestualità, l'espressività del volto (spesso penalizzata dall'ictus), riacquistando sicurezza, fiducia e motivazione a comunicare nell'ambito di un lavoro di gruppo». Basta l'ascolto di un brano musicale, la vista di un dipinto, uno stimolo a ripetere un semplice movimento per entrare in contatto con una persona afasica e supportare una comunicazione non verbale. "La creatività come autoterapia", recita il titolo di un altro progetto, con il coinvolgimento in laboratori di grafica, musica, danza e teatro, integrati in suggestivi filmati video.
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