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USURA

Usura, giro di affari per 70 milioni

Daniele Benvenuti /
Antiusura: banconote assegni e cambiali sequestrate
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Antiusura: banconote assegni e cambiali sequestrate

«Il fenomeno dell'usura ha visto una recrudescenza nel 2009 in regioni come la Toscana in cui sembrava più circoscritto. Un aumento sia del volume di affari che del numero delle vittime anche in provincia di Pisa». A parlare è Lino Busà, presidente di "Sos impresa" associazione che da anni tutela le vittime del racket e dell'usura nata in seno alla Confesercenti

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PISA. «Il fenomeno dell'usura ha visto una recrudescenza nel 2009 in regioni come la Toscana in cui sembrava più circoscritto. Un aumento sia del volume di affari che del numero delle vittime anche in provincia di Pisa». A parlare è Lino Busà, presidente di "Sos impresa" associazione che da anni tutela le vittime del racket e dell'usura nata in seno alla Confesercenti.

Busà, da qualche settimana, ha presentato il tradizionale rapporto annuale. Le cifre relative al 2009 in provincia, purtroppo, sono peggiorate rispetto al 2008: il giro di affari è stato di circa 70 milioni di euro, oltre 1400 gli imprenditori coinvolti, oltre la metà provenienti dal settore del commercio. La provincia di Pisa si colloca al terzo posto in Toscana dietro Livorno e Pistoia ed al quarantesimo in Italia.

«Le cifre sono purtroppo queste - dice Busà -, frutto di un nostro monitoraggio continuo sul territorio anche grazie alla collaborazione con realtà come "Avviso pubblico" (la rete di amministratori pubblici nata per promuovere azioni di prevenzione e contrasto all'infiltrazione mafiosa nel governo degli enti locali, ndr). L'usura è una terra di confine in cui è facile entrare, spesso credendo di risolvere in poco tempo un problema economico anche piccolo. I tassi sono mediamente del 10% al mese (120% annuo). E chi non paga si trova spesso spogliato di tutto».

Nel rapporto di "Sos impresa" anche un identikit della vittima. Ancora il presidente: «Chi entra nel giro dell'usura è un imprenditore sopratutto del commercio tra 48 e 55 anni. Attività più vulnerabili sono quelle tradizionali come fioristi, macellerie, alimentaristi. Gente che ha sempre fatto quel lavoro e che, in difficoltà, non vuole arrendersi anche perché non saprebbe fare altro. Si inizia chiedendo piccole cifre, ad esempio 5 o 10mila euro, per rientrare di qualche debito. Poi si entra nel vortice.

Non si riesce a coprire il debito, quindi la richiesta di nuovi prestiti. A quel punto l'imprenditore è nel baratro. La media di esposizione di una vittima è di 80mila euro. È difficile che in zone come Pisa si arrivi a minacce o danneggiamenti. Bastano assegni in bianco in garanzia o quote della società e gli usurai hanno in pugno la vittima».
L'ultima vicenda pisana, con l'arresto di un noto imprenditore accusato di usura, apre anche la questione di chi presta soldi "a strozzo".

La definizione dell'usura di Lino Busà è in questo caso eloquente: «È un reato sommerso, ma il volto dell'usuraio è pubblico. Le vittime sono, specie nella provincia di Pisa, piccole attività che hanno già avuto il massimo dalle banche in fatto di esposizione. La vergogna per il timore di far trapelare la crisi porta questi operatori a rivolgersi a persone comunque di fiducia o conosciute. Proprio questo volto rassicurante dell'usuraio rende quasi naturale la richiesta di prestito e l'accettazione di condizioni tipiche dell'usura».

In questi anni l'immagine dell'usuraio che ottiene interessi esorbitanti a suon di minacce ed atti intimidatori sembra lasciare il posto ad una figura diciamo più "professionale". L'esperienza del presidente di "Sos Impresa", fa individuare tre tipi di usurai. «Il primo è quello che definiamo ancora tradizionale. Il classico singolo benestante che ha liquidità e presta i soldi a strozzo. È spesso un collega della persona in difficoltà e lucra sugli interessi: è disposto anche a rinnovare le garanzie, molto spesso assegni in bianco».

Poi la seconda tipologia di usurai definiti i "colletti bianchi". «Diciamo che sono quelli più professionali - spiega Busà -. Persone legate al mondo della finanza, sono spesso loro a individuare le imprese in difficoltà ed a proporre il prestito usurario. Non hanno come fine il guadagno sull'interesse, ma puntano dritto alla proprietà dell'azienda. Per questo alla prima scadenza difficilmente rinnovano la garanzia per entrare nella società e poi diventare loro i proprietari». Infine il terzo tipo, legato maggiormente al mondo della criminalità. «Una tipologia molto forte in Toscana - dice Lino Busà - perché legata al gioco d'azzardo e alle scommesse dei cavalli. Questi usurai sono i più pericolosi perché non hanno scrupoli; pretendono anche meno garanzie facendosi forza delle minacce».

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