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Azzurra nasce e parla "pisano" medici ad Haiti tra dolore e gioie

Azzurra, la bambina nata nell’inferno di Haiti grazie ai medici pisani che operano là dopo il terremoto
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Azzurra, la bambina nata nell’inferno di Haiti grazie ai medici pisani che operano là dopo il terremoto

Dopo tante amputazioni, mentre continua ogni giorno la lotta per vincere le infezioni, alcuni chirurghi dell'equipe pisana - tra loro la dottoressa Carola Martino - hanno fatto nascere, con un parto cesareo, una bambina. L'hanno chiamata Azzurra, in onore dell'Italia. «L'unico momento di gioia - continua la dottoressa Martino - dopo tante scelte dolorose. Lottiamo contro il tempo a causa delle infezioni».

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PISA. Lacrime, sangue e distruzione negli occhi dei feriti che ogni giorno vengono curati dai medici arrivati ad Haiti dopo un terremoto devastante, capace di portare morte su un'isola che era già un girone di poveri. Venti volontari pisani del gruppo di chirurgia d'urgenza (diretto dal professor Giuseppe Evangelista) sono ad Haiti da dieci giorni. Tra loro c'è anche il dottor Giuseppe Crocetti, del pronto soccorso dell'ospedale Lotti di Pontedera. È l'unico dipendente dell'Asl 5 di Pisa, mentre i colleghi (un team affiatato che ha già preso parte ad altre missioni umanitarie) lavorano per l'Azienda ospedaliera pisana.

Quando hanno saputo della catastrofe, si sono mobilitati. «Ho informato la direzione dell'Asl - spiega Crocetti - e ho dato subito la mia disponibilità a partire, senza pensarci un istante. Dovevo farlo. Così come oggi mi sento di rivolgere un saluto ai miei colleghi del "Lotti" che si sono trovati a lavorare all'improvviso senza un medico per più settimane».

Un lungo viaggio e diversi scali con un C130 messo a disposizione dalla 46ª Brigata aerea di Pisa hanno portato l'equipe ad Haiti.

«Siamo stati i primi ad arrivare sull'isola dopo il terremoto. All'inizio abbiamo operato con il materiale dell'ospedale pediatrico "Rava", dove in seguito è stato allestito il campo». Il violento sisma ha fatto crollare i tre ospedali della capitale. «Da quel momento (da venerdì 15) - racconta Crocetti - non ci siamo mai fermati. La prima settimana ho lavorato alla parte ortopedica. Poi sono stato impiegato al pronto soccorso e per gli interventi di chirurgia d'urgenza. Abbiamo trattato un'infinità di ingessature e purtroppo anche moltissime amputazioni. Lavoriamo sempre in stretto coordinamento con altri team medici sia italiani che stranieri. Non ci sono turni, lavoriamo tutti insieme, c'è sempre qualcuno da curare».

Nessuna pausa, nessun riposo: la giornata dura molte ore. Il caldo, che sotto le tende si fa sentire anche a 40 gradi, è la preoccupazione minore.

I feriti non si contano, tantissimi sono i bambini, cresciuti alle prese con la fame, le malattie, la sporcizia. Il campo della protezione civile è stato montato proprio nell'area dell'ospedale pediatrico della fondazione "Francesca Rava". Il gruppo di Pisa ha cinque tende pneumatiche, con attrezzatura per pronto soccorso e una sala operatoria per la chirurgia d'urgenza. Sono in grado di trattare una media di circa cento pazienti al giorno.

Dopo tante amputazioni, mentre continua ogni giorno la lotta per vincere le infezioni, alcuni chirurghi dell'equipe pisana - tra loro la dottoressa Carola Martino - hanno fatto nascere, con un parto cesareo, una bambina. L'hanno chiamata Azzurra, in onore dell'Italia.

«L'unico momento di gioia - continua la dottoressa Martino - dopo tante scelte dolorose. Lottiamo contro il tempo a causa delle infezioni».

Il gruppo di chirurgia d'urgenza pisano è specializzato in interventi di protezione civile e ha già alle spalle diverse missioni in Italia e all'estero, l'ultima delle quali in Sri Lanka per lo tsunami. Lo stesso Crocetti, per esempio, aveva partecipato alla missione in Cina nel 2008.

«La stanchezza comincia a farsi sentire - continua - ma sono molto contento di dare il mio contributo per aiutare gli haitiani. Sono un grande popolo. Persone semplici. Non mancano mai di ringraziarci con parole bellissime per quello che stiamo facendo per loro. Sono felice di farlo; anche quando non sono negli ambulatori e mi trovo a dare semplicemente da mangiare a chi è senza mani».

A fine mese i primi medici, partiti per il paese dannato, torneranno in Italia. Ma altri prenderanno il loro posto; la direzione del gruppo di chirurgia pisano sta già preparando una seconda partenza. La solidarietà è proprio come il lavoro sotto le tende ad Haiti: non fa pause, non si interrompe.
S.C.

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