MEDICO INDAGATO
Morto a 29 anni: i familiari accusano
Era andato in ospedale per dei dolori al petto. Il giovane aveva lasciato il Santa Chiara con le sue gambe e piuttosto rassicurato. in mano la prescrizione di un antidolorifico e la diagnosi per un banale strappo muscolare. Invece Giovanni D’Angelo potrebbe essere stato ucciso proprio da un infarto a 29 anni. Lo ha stabilito l'autopsia. Ma restano dubbi sui tempi
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PISA. A uccidere l'imprenditore edile Giovanni D'Angelo, 29 anni, di Cascina (Pisa), morto dopo essere stato dimesso dall'ospedale a Pisa e sul cui decesso la procura ha aperto un'inchiesta, è stato un infarto. Resta invece da stabilire quando sia iniziato il problema per capire se ci sono stati errori diagnostici.
"Giovanni D'Angelo è molto probabilmente morto d'infarto, ma questo non ci aiuta a stabilire se la visita al pronto soccorso poteva salvarlo oppure no". Queste le parole dell'avvocato Anna Francini, legale nominato dalla famiglia D'Angelo, al termine dell'autopsia fatta quest'oggi all'istituto di medicina legale di Pisa e disposta dalla procura.
Le risposte ai familiari dell'imprenditore edile di 29 anni, morto lunedì scorso ad alcune ore distanza dalla visita effettuata al pronto soccorso dell'ospedale di Pisa, in cui gli era stato diagnosticato un dolore intercostale, arriveranno tra circa 15 giorni, dopo che saranno disponibili gli esiti degli ulteriori accertamenti effettuati sul cuore dell'uomo.
"Solo allora - riprende l'avvocato - sarà possibile stabilire se alle 12 di lunedì scorso, orario in cui è stato visitato al pronto soccorso, il dolore che accusava D'Angelo poteva essere un'avvisaglia dell'infarto in corso o se si trattava effettivamente di un problema di natura diversa a cui è seguito l'attacco cardiaco che lo avrebbe ucciso".
I familiari di D'Angelo, nei giorni scorsi, avevano espresso dubbi sul fatto che al loro congiunto non sarebbero stati fatti esami del sangue durante la visita. "Sembra proprio - riprende Francini - che questi accertamenti non siano stati eseguiti, ma anche in questo caso, prima di poterci esprimere abbiamo bisogno di avere in mano la documentazione completa".
Per questa vicenda è indagato il medico che ha visitato Giovanni D'Angelo al pronto soccorso dell'ospedale di Pisa, dove il giovane era giunto in ambulanza dal presidio medico della Misericordia di Navacchio con un codice rosso.
Nei giorni scorsi i genitori si erano sfogati così: "La rabbia maggiore non è per la diagnosi sbagliata o meno, ma per le analisi che non sono state fatte e che avrebbero potuto far capire ai medici che mio fratello aveva un infarto in corso", ha detto Andrea D'Angelo, fratello di Giovanni. Giovanni era molto spaventato. Temeva di avere un problema cardiaco, perchè nostro padre ha avuto un infarto ed è stato operato". Proprio il padre lo ha accompagnato al presidio medico della Misericordia di Navacchio, da cui è stato trasportato in ambulanza al pronto soccorso di Pisa con un codice rosso. "Non sappiamo come siano andate le cose - riprende Andrea D'Angelo - ma dal referto non ci sono tracce del fatto che nessun esame del sangue sia stato fatto a mio fratello. Lui stesso me lo ha confermato al telefono una volta uscito dal controllo. Il nostro medico di famiglia lo ha giudicato strano ed è da questo aspetto che nasce la nostra rabbia. Forse hanno sottovalutato il suo malore perchè Giovanni era grande e grosso".
La famiglia D'Angelo ha presentato una denuncia ai carabinieri e la procura di Pisa ha aperto un'inchiesta sull'accaduto. "Quando Giovanni si è sentito male in casa, la sera di lunedì - racconta ancora il fratello - mia cognata mi ha chiamato subito. Sono stati attimi tremendi. Ho visto i tentativi fatti per rianimarlo effettuati dal personale del 118, ma alla fine non c'è stato nulla da fare". Sabato l' autopsia che chiarirà le cause del decesso. L’incubo è cominciato lunedì mattina poco prima di mezzogiorno in un cantiere edile di via San Martino a Cascina, dove Giovanni stava lavorando. Il padre della vittima è un noto imprenditore edile, socio dell’impresa “Brando e D’Angelo”. Giovanni D’Angelo ha cominciato ad avere dei dolori, che con il passare del tempo lo hanno preoccupato. Così, il giovane ha lasciato il cantiere intorno a mezzogiorno e per strada ha incrociato il padre che lo ha accompagnato alla Misericordia di Navacchio.
"Giovanni D'Angelo è molto probabilmente morto d'infarto, ma questo non ci aiuta a stabilire se la visita al pronto soccorso poteva salvarlo oppure no". Queste le parole dell'avvocato Anna Francini, legale nominato dalla famiglia D'Angelo, al termine dell'autopsia fatta quest'oggi all'istituto di medicina legale di Pisa e disposta dalla procura.
Le risposte ai familiari dell'imprenditore edile di 29 anni, morto lunedì scorso ad alcune ore distanza dalla visita effettuata al pronto soccorso dell'ospedale di Pisa, in cui gli era stato diagnosticato un dolore intercostale, arriveranno tra circa 15 giorni, dopo che saranno disponibili gli esiti degli ulteriori accertamenti effettuati sul cuore dell'uomo.
"Solo allora - riprende l'avvocato - sarà possibile stabilire se alle 12 di lunedì scorso, orario in cui è stato visitato al pronto soccorso, il dolore che accusava D'Angelo poteva essere un'avvisaglia dell'infarto in corso o se si trattava effettivamente di un problema di natura diversa a cui è seguito l'attacco cardiaco che lo avrebbe ucciso".
I familiari di D'Angelo, nei giorni scorsi, avevano espresso dubbi sul fatto che al loro congiunto non sarebbero stati fatti esami del sangue durante la visita. "Sembra proprio - riprende Francini - che questi accertamenti non siano stati eseguiti, ma anche in questo caso, prima di poterci esprimere abbiamo bisogno di avere in mano la documentazione completa".
Per questa vicenda è indagato il medico che ha visitato Giovanni D'Angelo al pronto soccorso dell'ospedale di Pisa, dove il giovane era giunto in ambulanza dal presidio medico della Misericordia di Navacchio con un codice rosso.
Nei giorni scorsi i genitori si erano sfogati così: "La rabbia maggiore non è per la diagnosi sbagliata o meno, ma per le analisi che non sono state fatte e che avrebbero potuto far capire ai medici che mio fratello aveva un infarto in corso", ha detto Andrea D'Angelo, fratello di Giovanni. Giovanni era molto spaventato. Temeva di avere un problema cardiaco, perchè nostro padre ha avuto un infarto ed è stato operato". Proprio il padre lo ha accompagnato al presidio medico della Misericordia di Navacchio, da cui è stato trasportato in ambulanza al pronto soccorso di Pisa con un codice rosso. "Non sappiamo come siano andate le cose - riprende Andrea D'Angelo - ma dal referto non ci sono tracce del fatto che nessun esame del sangue sia stato fatto a mio fratello. Lui stesso me lo ha confermato al telefono una volta uscito dal controllo. Il nostro medico di famiglia lo ha giudicato strano ed è da questo aspetto che nasce la nostra rabbia. Forse hanno sottovalutato il suo malore perchè Giovanni era grande e grosso".
La famiglia D'Angelo ha presentato una denuncia ai carabinieri e la procura di Pisa ha aperto un'inchiesta sull'accaduto. "Quando Giovanni si è sentito male in casa, la sera di lunedì - racconta ancora il fratello - mia cognata mi ha chiamato subito. Sono stati attimi tremendi. Ho visto i tentativi fatti per rianimarlo effettuati dal personale del 118, ma alla fine non c'è stato nulla da fare". Sabato l' autopsia che chiarirà le cause del decesso. L’incubo è cominciato lunedì mattina poco prima di mezzogiorno in un cantiere edile di via San Martino a Cascina, dove Giovanni stava lavorando. Il padre della vittima è un noto imprenditore edile, socio dell’impresa “Brando e D’Angelo”. Giovanni D’Angelo ha cominciato ad avere dei dolori, che con il passare del tempo lo hanno preoccupato. Così, il giovane ha lasciato il cantiere intorno a mezzogiorno e per strada ha incrociato il padre che lo ha accompagnato alla Misericordia di Navacchio.
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