IN GINOCCHIO PER L’ALLUVIONE
La furia del Serchio fa di nuovo paura
Candida Virgone
A Nodica e Migliarino si convive con la paura, la paura che la furia del Serchio torni a travolgere tutto, a riempire di fango le case, a sommergere d'acqua la zona industriale. Anche perché le previsioni per domani, giovedì e venerdì sono tutt'altro che tranquillizzanti. Intanto per la nuova emergenza alla protezione civile sono stati chiesti 500mila sacchini
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VECCHIANO. A Nodica e Migliarino si convive con la paura, la paura che la furia del Serchio torni a travolgere tutto, a riempire di fango le case, a sommergere d'acqua la zona industriale. Anche perché le previsioni per domani, giovedì e venerdì sono tutt'altro che tranquillizzanti.
Intanto per la nuova emergenza alla protezione civile sono stati chiesti 500mila sacchini, mentre divergono completamente le opinioni sulle possibili cause di un disastro come quello che ha messo in ginocchio la zona di Vecchiano. Per l'assessore provinciale all'ambiente, alla difesa del suolo e alla protezione civile, Valter Picchi, non può che trattarsi di un problema strutturale, per imprenditori e agricoltori della zona la colpa è da attribuirsi ad una cattiva manutenzione degli argini, alcuni residenti insistono su quella che viene ritenuta una leggenda metropolitana: l'esistenza di vecchie condotte che forerebbero le sponde attingendo al fiume per irrigare i campi.
«Vivo in zona dal '42 e in via Nuova da mezzo secolo - dice Pierano Vannozzi, 76 anni, ferroviere in pensione, le cui terre coltivate sono davanti al tratto d'argine spazzato via dall'acqua - di piene ne ho viste, una negli anni '50, l'altra negli anni '80, e trovo molto strano, come tutti, che si sfasci così una sponda in un rettilineo. Pulire gli argini due volte l'anno e lasciare lì il fasciame è un invito per nutrie e roditori. Io sto proprio lì e l'acqua non è tracimata, veniva dalla parte centrale dell'argine, addirittura zampillava: non è arrivata a poco a poco, come altre volte, ma ha portato via, all'improvviso, tutto insieme, decine di metri di terra. Non sono competente in materia, sono solo una persona anziana che può aver pratica di queste cose e l'impressione era che ci fosse una falla. Riguardo alle tubazioni per irrigare i campi non si tratta di favole, ci sono eccome: ci sono almeno da 30 anni, non so se autorizzate o meno, non credo, perché so che è vietato, ma ce n'è una, ad esempio, nota a tutti e ritenuta pericolosa in via di Piaggia».
«La manutenzione non si fa tagliando col trattore un po' d'erba - dice un imprenditore della zona - ma si fa anche con il controllo diretto di supervisori che a piedi compiono il monitoraggio diretto di tutti gli argini. Solo così si può essere certi che non ci siano danni. Negli Anni 80 il genio civile (allora competente, oggi lo è la Provincia) decise di rompere gli argini in una zona in aperta campagna dove non ci sono case. Se ci fosse stato il coraggio di prendere questa decisione tutto questo non sarebbe accaduto».
Ma a chi spettava una decisione del genere? Pare che spetti a protezione civile, sindaco di Vecchiano, prefetto e presidente della Provincia. «La decisione del sindaco Pardini - commenta il presidente dell'Ente Parco, Giancarlo Lunardi, che è stato sindaco di Vecchiano dall'87 al 2001 - è la più logica. Nell'82 decidemmo di rompere l'argine all'altezza della tenuta Salviati, distruggendo un allevamento di tacchini, ma salvando l'intera zona. In questo caso non è stato fatto altro se non quello che si decise di fare nel 2000, cioè attendere, in quanto il Serchio, avendo rotto a Nozzano, cominciò a calare. Anche in questa occasione, avendo già rotto a Santa Maria in Colle (Lucca) ed essendo in calo, chi poteva pensare che rompesse a Nodica?».
«Per favore - sostiene l'assessore Picchi - che non si parli di cattiva manutenzione. La manutenzione viene fatta regolarmente, due volte all'anno, ed attentamente. L'ultima volta è stata fatta un mese e mezzo fa e i controlli fatti dopo il crollo al resto degli argini non ha trovato buche di animali o altro. Il fasciame viene rimosso dagli argini interni al fiume, se resta qualcosa sugli argini esterni non capisco che danno possa fare. Cosa sia accaduto lo ha spiegato anche l'autorità di bacino. Due piene una dopo l'altra hanno indebolito gli argini, che risalgono al dopoguerra, e le infiltrazioni d'acqua hanno fatto il resto. È chiaramente un problema di tipo strutturale, che andava risolto da tempo, come è stato fatto più volte presente al governo. L'autorità di bacino del Serchio ha approvato 6 anni fa un progetto di risanamento, firmato anche dall'allora ministro Matteoli, ma i finanziamenti necessari non sono mai stati stanziati perché mancano le risorse. Il progetto già approvato prevede prima di tutto, fra l'altro, la chiusura e la demolizione del ponte fra Filettole e Ripafratta e il riutilizzo del vecchio ponte dell'ex autostrada Viareggio-Lucca (opera la cui spesa prevista è di 3 milioni e 600mila euro) e il rifacimento di tutti gli argini con pietre e rivestimento in cemento armato (ndr: la previsioni parlano di decine di milioni di euro). Abbiamo chiesto più volte al governo l'attuazione del piano e la messa in opera dei lavori più urgenti, ma vanamente. La Provincia un anno fa, con una spesa di un milione e mezzo di euro, ha provveduto al rimodellamento dei profili delle arginature in modo che il livello di difesa delle acque sia omogeneo».
Intanto per la nuova emergenza alla protezione civile sono stati chiesti 500mila sacchini, mentre divergono completamente le opinioni sulle possibili cause di un disastro come quello che ha messo in ginocchio la zona di Vecchiano. Per l'assessore provinciale all'ambiente, alla difesa del suolo e alla protezione civile, Valter Picchi, non può che trattarsi di un problema strutturale, per imprenditori e agricoltori della zona la colpa è da attribuirsi ad una cattiva manutenzione degli argini, alcuni residenti insistono su quella che viene ritenuta una leggenda metropolitana: l'esistenza di vecchie condotte che forerebbero le sponde attingendo al fiume per irrigare i campi.
«Vivo in zona dal '42 e in via Nuova da mezzo secolo - dice Pierano Vannozzi, 76 anni, ferroviere in pensione, le cui terre coltivate sono davanti al tratto d'argine spazzato via dall'acqua - di piene ne ho viste, una negli anni '50, l'altra negli anni '80, e trovo molto strano, come tutti, che si sfasci così una sponda in un rettilineo. Pulire gli argini due volte l'anno e lasciare lì il fasciame è un invito per nutrie e roditori. Io sto proprio lì e l'acqua non è tracimata, veniva dalla parte centrale dell'argine, addirittura zampillava: non è arrivata a poco a poco, come altre volte, ma ha portato via, all'improvviso, tutto insieme, decine di metri di terra. Non sono competente in materia, sono solo una persona anziana che può aver pratica di queste cose e l'impressione era che ci fosse una falla. Riguardo alle tubazioni per irrigare i campi non si tratta di favole, ci sono eccome: ci sono almeno da 30 anni, non so se autorizzate o meno, non credo, perché so che è vietato, ma ce n'è una, ad esempio, nota a tutti e ritenuta pericolosa in via di Piaggia».
«La manutenzione non si fa tagliando col trattore un po' d'erba - dice un imprenditore della zona - ma si fa anche con il controllo diretto di supervisori che a piedi compiono il monitoraggio diretto di tutti gli argini. Solo così si può essere certi che non ci siano danni. Negli Anni 80 il genio civile (allora competente, oggi lo è la Provincia) decise di rompere gli argini in una zona in aperta campagna dove non ci sono case. Se ci fosse stato il coraggio di prendere questa decisione tutto questo non sarebbe accaduto».
Ma a chi spettava una decisione del genere? Pare che spetti a protezione civile, sindaco di Vecchiano, prefetto e presidente della Provincia. «La decisione del sindaco Pardini - commenta il presidente dell'Ente Parco, Giancarlo Lunardi, che è stato sindaco di Vecchiano dall'87 al 2001 - è la più logica. Nell'82 decidemmo di rompere l'argine all'altezza della tenuta Salviati, distruggendo un allevamento di tacchini, ma salvando l'intera zona. In questo caso non è stato fatto altro se non quello che si decise di fare nel 2000, cioè attendere, in quanto il Serchio, avendo rotto a Nozzano, cominciò a calare. Anche in questa occasione, avendo già rotto a Santa Maria in Colle (Lucca) ed essendo in calo, chi poteva pensare che rompesse a Nodica?».
«Per favore - sostiene l'assessore Picchi - che non si parli di cattiva manutenzione. La manutenzione viene fatta regolarmente, due volte all'anno, ed attentamente. L'ultima volta è stata fatta un mese e mezzo fa e i controlli fatti dopo il crollo al resto degli argini non ha trovato buche di animali o altro. Il fasciame viene rimosso dagli argini interni al fiume, se resta qualcosa sugli argini esterni non capisco che danno possa fare. Cosa sia accaduto lo ha spiegato anche l'autorità di bacino. Due piene una dopo l'altra hanno indebolito gli argini, che risalgono al dopoguerra, e le infiltrazioni d'acqua hanno fatto il resto. È chiaramente un problema di tipo strutturale, che andava risolto da tempo, come è stato fatto più volte presente al governo. L'autorità di bacino del Serchio ha approvato 6 anni fa un progetto di risanamento, firmato anche dall'allora ministro Matteoli, ma i finanziamenti necessari non sono mai stati stanziati perché mancano le risorse. Il progetto già approvato prevede prima di tutto, fra l'altro, la chiusura e la demolizione del ponte fra Filettole e Ripafratta e il riutilizzo del vecchio ponte dell'ex autostrada Viareggio-Lucca (opera la cui spesa prevista è di 3 milioni e 600mila euro) e il rifacimento di tutti gli argini con pietre e rivestimento in cemento armato (ndr: la previsioni parlano di decine di milioni di euro). Abbiamo chiesto più volte al governo l'attuazione del piano e la messa in opera dei lavori più urgenti, ma vanamente. La Provincia un anno fa, con una spesa di un milione e mezzo di euro, ha provveduto al rimodellamento dei profili delle arginature in modo che il livello di difesa delle acque sia omogeneo».
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