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"Domenica giocavamo, ora non c'è più" Morto per meningite, parla il padre

"Domenica giocavamo, ora non c'è più" Morto per meningite, parla il padre

Marco Barsanti è il papà di Davide, ucciso a 6 anni, in poche ore, da uno choc settico che sarebbe derivato da una infezione da meningococco, la stessa che venti giorni fa in Valdera si è portata via una bambina di appena 2 anni, Martina Susini. E lo spettro della meningite si è subito diffuso ovunque

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PISA. «Domenica mattina giocavo con lui: il giorno dopo non potevo più stringere il mio bambino. Non ci sono parole per esprimere il nostro dolore. Ora so solo che devo pensare ad altri due bimbi e che non ho neanche la forza di parlare». Marco Barsanti è il papà di Davide, ucciso a 6 anni, in poche ore, da uno choc settico che sarebbe derivato da una infezione da meningococco, la stessa che venti giorni fa in Valdera si è portata via una bambina di appena 2 anni, Martina Susini. E lo spettro della meningite si è subito diffuso ovunque. Per quanto non siano ancor noti gli esiti di tutti gli esami compiuti sul piccolo, gli specialisti non hanno dubbi. Si sarebbe trattato di una meningite batterica fulminante.

Davide viveva a Vecchiano con il papà Marco, barista in un autogrill della zona, la madre, Letizia Noferi, la sorellina maggiore, di 12 anni, ed il fratellino, il suo gemello. Marco non ha più lacrime e con un filo di voce parla di quegli ultimi momenti che gli hanno strappato via il figlioletto.

Il bambino si sente male domenica pomeriggio, all’improvviso. La mattina dopo ha la febbre molto alta, a 40, e ad un certo punto i genitori, invitati dalla sua pediatra, lo portano in ambulatorio. Sembra un’influenza come tante, per quanto il terrore dell’A non consenta di abbassare la guardia. La situazione precipita a ritmo incalzante e lunedì a sera, alle 19.40, i genitori arrivano in ospedale con il bambino senza coscienza, in crisi respiratoria, ed ecchimosi e formazioni petecchiali all’addome, sintomo purtroppo evidente della cosiddetta sindrome di Waterhouse Friderichsen, che distrugge le capsule surrenali. Alle terapie dei pediatri il piccolo non risponde e alle 10 di sera viene trasferito nella 2ª unità operativa di anestesia, rianimazione e terapia intensiva postneurochirurgica. Anche qui il piccolo non risponde a nessuna terapia e alle 4 del mattino seguente, ieri, davanti ai medici impotenti e ai genitori frastornati dalla rapidità dell’avanzare della malattia, Davide si spegne.

Viene disposta l’autopsia ed un tampone faringeo, l’esame del liquor, che risulta torbido, e la distruzione dei surreni confermano i sospetti di una meningite batterica, che solo molto raramente può dare i sintomi di questa sindrome. Il primo allarme scatta a Vecchiano e parte la profilassi, messa in atto dall’unità funzionale di Igiene e sanità pubblica dell’Asl 5, diretta dalla dottoressa Eleonora Virgone. Alle terapie vengono sottoposte più di cinquanta persone, tutte quelle entrate a stretto contatto con il bambino, in casa, a scuola, all’ospedale e nell’ambulatorio della pediatra. Dunque padre, madre, fratellini, medici, gli insegnanti e i piccoli allievi delle prime classi delle sezioni A e D della scuola Mazzini di Vecchiano, dove Davide frequentava la prima, e dove, dopo la notizia, l’allarme era altissimo. Viene prescritto il Rifadin due volte al giorno per due giorni e la prima somministrazione è stata fatta proprio ieri mattina dagli operatori dell’Asl.

I genitori di Davide, con i parenti, ieri hanno vegliato il loro bimbo alla cappella del Santa Chiara. «Vogliamo stare accanto a lui - dice la madre fra le lacrime - non possiamo lasciarlo solo».

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