Il Tirreno

Pisa

PROSTITUZIONE

Sesso con una diciassettenne condannati quattro imprenditori

Candida Virgone

Costretta a prostituirsi dalla madre e dal fidanzato con la collaborazione di un gruppo di imprenditori che organizzavano gli incontri e avevano incontri sessuali con la ragazza diciassettenne. Un noto imprenditore di Montopoli di 73 anni, è stato condannato a 5 anni, mentre altri tre a un anno e due mesi. Altri due sono stati rinviati a giudizio insieme alla madre della ragazza. Condannato anche un albanese che faceva parte della banda

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PISA. Alcuni hanno scelto il rito abbreviato, altri sono stati rinviati a giudizio e il processo si terrà a primavera. È il risultato dell’udienza preliminare che si è svolta in tribunale, davanti al gup Pietro Murano e al pm Miriam Pamela Romano, a carico di 12 persone.

Sotto accusa un gruppo di anziani imprenditori della provincia (accusati di aver indotto alla prostituzione una minorenne con la complicità della madre), la donna e un gruppo di albanesi, autori della megatruffa con il falso sito sulla vendita di auto di cui si è ampiamente parlato nei giorni scorsi, e il cui capo, un mago dell’informatica di 26 anni, è stato catturato la scorsa settimana in Romania dopo anni di indagini.

L’udienza ha visto la riunificazione delle due indagini avviate dalla polizia postale, quella sulla megatruffa del sito virtuale che fruttava decine di migliaia di euro alla banda e quella sullo sfruttamento della ragazza, pagata con ricariche al telefonino e con tariffe sulle prestazioni che variavano da 50 a 100 euro, sfruttamento scoperto casualmente nelle intercettazioni telefoniche. Quattro erano accusati di associazione a delinquere finalizzata alla truffa, sette di induzione alla prostituzione minorile, la donna di tutte e due.

Dovevano rispondere di truffa la madre della ragazza, una quarantenne siciliana residente a Pisa, che pare facesse prostituire la figlia da quando aveva appena 13 anni e che era a capo della banda pisana delle truffe, il burattinaio che tirava le fila di tutto, Ionut Milescu, detto Molan, amante della donna, ed altri tre rumeni.

Di induzione alla prostituzione dovevano rispondere sempre la madre della ragazza e 7 italiani, imprenditori edili e del mobile, settantenni e sessantenni delle zone di Montopoli e San Romano. Mentre la posizione di uno di loro è stata stralciata, quattro hanno scelto il rito abbreviato. E in abbreviato l’organizzatore degli incontri, un noto imprenditore di Montopoli di 73 anni, è stato condannato a 5 anni, mentre altri tre a un anno e due mesi. Altri due sono stati rinviati a giudizio insieme alla madre. Sull’accusa di associazione a delinquere, uno dei rumeni ha scelto l’abbreviato ed è stato condannato a 2 anni e 2 mesi. La donna e gli altri tre rumeni sono stati rinviati a giudizio. Il processo relativo ai due filoni si terrà a marzo.

I fatti oggetto dell’inchiesta si riferiscono all’estate del 2008, quando la ragazza aveva 17 anni, e si sarebbero svolti fra Pisa, Pontedera, San Romano e Montopoli. Indagando sulla clonazione del sito di auto in cui venivano vendute, da Pisa, macchine virtuali a francesi, tedeschi, inglesi e spagnoli, la polizia postale scoprì su quali banche la banda incassava i soldi dei malcapitati acquirenti, che si ritrovavano con un pugno di mosche in mano, ma anche il mercato di cui era oggetto la minorenne, intercettato nelle telefonate di un altro rumeno di 22 anni, Marius Juravleza, condannato per questo a giugno a 4 anni e mezzo di carcere e 16mila euro di multa. La ragazza si è costituita parte civile.

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