Il Tirreno

Pisa

LA CAUSA TRA AVVOCATI

L'Ordine si difende«Il consiglio ha agito applicando la legge»

L'Ordine si difende«Il consiglio ha agito applicando la legge»

Il consiglio dell'ordine degli avvocati non intende commentare il caso del legale pisano cinquantenne che, dopo due sospensioni dalla professione, ha chiesto ai colleghi un risarcimento di 34 milioni di euro. «Il consiglio a agito applicando la legge e facendo il suo dovere, non ho nessuna altra dichiarazione da fare»

3 MINUTI DI LETTURA





PISA. Il consiglio dell'ordine degli avvocati non intende commentare il caso del legale pisano cinquantenne che, dopo due sospensioni dalla professione, ha chiesto ai colleghi un risarcimento di 34 milioni di euro. «Il consiglio - dichiara l'attuale presidente dell'ordine degli avvocati, Rosa Capria - ha agito applicando la legge e facendo il suo dovere, non ho nessuna altra dichiarazione da fare».

In ogni caso è opportuno precisare che il consiglio al centro della vicenda non è quello attualmente in carica. Si trattava infatti del consiglio insediato a cavallo fra la presidenza di Stefano Borsacchi e quello oggi presieduto dall'avvocato Cerri.

A parlare, secondo i consiglieri pisani degli avvocati, sono i fatti. In materia - aggiungono a supporto delle decisioni prese - c'è la giurisprudenza della Cassazione, secondo cui, in questi casi, i consigli devono sospendere e comunque non rispondono mai di presunti danni.

Molto diversa anche la ricostruzione dei consiglieri rispetto a quella fatta dal legale che ha contestato l'operato dei colleghi. L'avvocato che ha promosso la causa per il maxirisarcimento fu radiato dall'ordine fra il 1999 e il 2000, quando, accusato di truffa per la compravendita di un immobile, patteggiò una condanna penale ad un anno, con pena sospesa. L'accusa partì da un cliente che attende ancora un risarcimento.

Dopo 5 anni, com'è prassi, il legale potè chiedere la reiscrizione all'albo e la ottenne. Nel 2007, in seguito ad una nuova condanna penale ancora per truffa, l'ordine provinciale decise una sospensione cautelare e in seguito, dopo due mesi, rinviò la decisione al consiglio distrettuale, quello regionale di Firenze, competente in materia disciplinare.

Il consiglio di Firenze, dopo diversi mesi, si pronunciò: non dichiarò illegittimo il provvedimento dell'ordine pisano, ma non ritenne di dover applicare una sanzione disciplinare, in quanto il secondo episodio per il quale l'avvocato fu chiamato in giudizio e condannato si riferiva ad un periodo di tempo in cui era radiato e dunque non iscritto all'albo.

Negli anni l'avvocato ha presentato contro il consiglio provinciale dell'ordine raffiche di esposti e querele tutti archiviati. L'ultimo atto è la causa civile.

Per quanto riguarda il caso che ha comportato la radiazione, la sentenza di condanna riguarda la compravendita di un immobile avvenuta a metà anni novanta, quando c'erano ancora le lire. Secondo l'accusa, il cliente chiese al legale l'annullamento del preliminare di vendita di un appartamento e firmò una delega in bianco a suo favore, delega usata dall'avvocato, che successivamente incassò 400 milioni di lire per la vendita dell'immobile, come procura a vendere all'insaputa del proprietario.

Quest'ultimo, pensando che l'avvocato portasse avanti la causa, si accorse dell'accaduto solo dopo 5 anni, a fine anni novanta: attende ancora di essere risarcito.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il presidio

Peccioli, scatta la protesta contro l’ossicombustore: «Non siamo la discarica della Toscana»