Il Tirreno

Pisa

DISAVVENTURE IN VACANZA

Ritorno da incubo per colpa di Ryanair

Cecilia Gifford (è quella con gli occhiali) a Ibiza con gli amici
◗
Cecilia Gifford (è quella con gli occhiali) a Ibiza con gli amici

Un viaggio di ritorno senza fine, senza soldi, senza documenti e senza cellulare. È questa l'odissea raccontata da Cecilia Gifford, studentessa livornese di vent'anni, iscritta al secondo anno di scienze della comunicazione a Pisa. E tutto per colpa - dice - di Ryanair

3 MINUTI DI LETTURA





PISA. Un viaggio di ritorno senza fine, senza soldi, senza documenti e senza cellulare. È questa l'odissea raccontata da Cecilia Gifford, studentessa livornese di vent'anni, iscritta al secondo anno di scienze della comunicazione a Pisa. E tutto per colpa - dice - di Ryanair.
Perché? Perché la ragazza si è vista negare l'imbarco sul volo Ryanair Ibiza-Pisa del 12 agosto scorso, dopo essere passata dal check-in e dal varco di sicurezza. «La vacanza era filata liscia, fino a due giorni prima della partenza, quando mi hanno derubata del portafogli, in cui, oltre ai soldi e al passaporto, avevo il biglietto di ritorno. Dopo i primi attimi di panico, ho denunciato il furto alla polizia che mi ha rilasciato un foglio di identificazione valido per il riconoscimento in aeroporto e col quale sarei tranquillamente tornata a casa. Per i soldi non mi ero preoccupata più di tanto: i miei amici avrebbero provveduto alle ultime necessità e a Livorno avrei saldato i conti».

Cecilia dunque oltrepassa il check-in e il varco di sicurezza. All'apertura del gate, la comitiva si mette in coda per l'imbarco, dove comincia l'odissea. Cecilia affida la sua borsa, in cui c'erano sia il cellulare che gli ultimi spiccioli, a un'amica che è tra i primi ad imbarcarsi. La fila si assottiglia, ma quando Cecilia mostra il suo foglio sostitutivo all'hostess incaricata dell'ultimo controllo, viene invitata a tornare indietro e anche in fretta, per non intralciare l'imbarco degli altri passeggeri. «A nulla sono valse le mie proteste - racconta - ho cercato di spiegare la situazione, che avevo passato tutti i controlli, senza successo. Senza troppe cerimonie, l'hostess mi ha detto che Ryanair non considerava valido il mio foglio e che avrei dovuto rivolgermi all'ambasciata».

Già, ma l'aereo partiva e l'ambasciata era a Barcellona. Dal gruppo, intanto, si era sfilato Giacomo, un amico che avrebbe condiviso con lei il viaggio di ritorno. I due ragazzi cominciano a cercare due posti per il volo successivo: niente per almeno 48 ore e intanto la fame comincia a farsi sentire. Dopo aver provato a contattare l'ambasciata, i cui cinque numeri davano solo risposte preregistrate, con un budget di 50 euro in due, trovano due posti sul volo Vueling delle 20.30 per Roma Fiumicino. Ma con 50 euro non si va tanto lontano. Allora telefonano a un cugino e si fanno comprare due biglietti, 190 euro a testa, che arrivano in tempo utile per l'imbarco. Digiuni e stanchi, i ragazzi atterrano a Fiumicino dopo le 23 e con i cinquanta euro saltano sul primo treno utile per Livorno. Dove, finalmente, arrivano alle cinque del mattino.
Poche speranze anche di un rimborso: «Sono stata all'Adiconsum con mio padre - spiega Cecilia - dove ci hanno detto che occorreva un avvocato esperto in diritto internazionale, in grado di scrivere la denuncia in doppia lingua. Temendo costi esagerati abbiamo desistito».
Interpellato l'ufficio stampa di Ryanair, ha risposto sinteticamente che «la compagnia non ritiene valida la dichiarazione della polizia per viaggiare». Per i rimborsi, invece, «bisogna indirizzare le richieste al customer service dept, il cui indirizzo figura sul sito di Ryanair».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il presidio

Peccioli, scatta la protesta contro l’ossicombustore: «Non siamo la discarica della Toscana»

di Redazione Pontedera