Il presidio
LA CRISI DELLA BULLERI BREVETTI
Una coop per salvare la fabbrica
Manolo Morandini
Chiudere con macchinari lasciati a metà della costruzione e ordini ancora da avviare a produzione. I lavoratori della Bulleri Brevetti non ci stanno e guardano con convinzione all'ipotesi di salvare la storica fabbrica, leader a livello internazionale nella produzione di macchine a controllo numerico per legno
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CASCINA. Chiudere con macchinari lasciati a metà della costruzione e ordini ancora da avviare a produzione. I lavoratori della Bulleri Brevetti non ci stanno e guardano con convinzione all'ipotesi di salvare la storica fabbrica, leader a livello internazionale nella produzione di macchine a controllo numerico per legno. Ed è nel segno della famiglia Bulleri la speranza di rilancio.
Se un nome può essere di buon auspicio Alberto lo è certamente. Così si chiama, infatti, il nipote di quell'Alberto Bulleri che fondò l'azienda nel 1932. L'attività è poi passata in mano alla famiglia Signorino nel 1996.
«Ho confermato al sindaco di Cascina Moreno Franceschini la disponibilità a riprendere in mano l'azienda - afferma Alberto Bulleri-. L'ipotesi è di creare una cooperativa di lavoratori, a cui garantire il marchio, e farsi carico della gestione operativa. Sono stati avviati anche i primi contatti con gli istituti finanziari per il credito necessario a sostenere l'operazione». L'intervento di salvataggio è nell'ordine dei 2 milioni di euro. E sulla base dei primi riscontri di carattere tecnico-finanziario l'ipotesi all'esame dei vari interlocutori sembra giustificare lo sforzo, anche per il peso degli ordinativi che potrebbero arrivare.
Ma è tutt'altro che in discesa la partita. «Se il liquidatore riuscirà a portare l'azienda al concordato preventivo, evitando il fallimento, potremmo avanzare la proposta d'acquisto del ramo d'azienda o quantomeno di affitto, altrimenti si tratterà di partire da zero - sostiene Bulleri -. Le istituzioni sono fondamentali perché al credito si accede solo avendo sufficienti garanzie».
È determinato l'erede Bulleri che in azienda è rimasto anche dopo il 1996, con il compito di responsabile commerciale. «Ho cognizione della forza commerciale di questa realtà produttiva e ho una rete di operatori e di venditori che non aspettano altro che la macchina riparta - dice -. Siamo fermi da mesi, per cui sarà necessaria un'operazione di rilancio del marchio e della credibilità dell'azienda».
A dare ossigeno all'operazione potrebbe essere chiamata Fidi Toscana. «A fine agosto riprenderemo i contatti con il commissario liquidatore perché siamo determinati a fare in modo che questo patrimonio di competenze tecnologiche non si disperda - sostiene Caterina Baroni, assessore alle attività produttive di Cascina - Tra le ipotesi che stiamo sondando c'è quella di favorire la costituzione di un nuovo soggetto giuridico per non far fermare la produzione. Nell'ultimo incontro, che abbiamo avuto a fine luglio, sia da parte del legale rappresentante dei Signorino che del liquidatore è stata manifestata la disponibilità a valutare tutte le soluzioni».
Nella partita è parte in causa anche la Provincia di Pisa. Un ruolo da garante per creare le condizioni di accesso agli strumenti pubblici di garanzia del credito necessari all'intervento finanziario.
Se un nome può essere di buon auspicio Alberto lo è certamente. Così si chiama, infatti, il nipote di quell'Alberto Bulleri che fondò l'azienda nel 1932. L'attività è poi passata in mano alla famiglia Signorino nel 1996.
«Ho confermato al sindaco di Cascina Moreno Franceschini la disponibilità a riprendere in mano l'azienda - afferma Alberto Bulleri-. L'ipotesi è di creare una cooperativa di lavoratori, a cui garantire il marchio, e farsi carico della gestione operativa. Sono stati avviati anche i primi contatti con gli istituti finanziari per il credito necessario a sostenere l'operazione». L'intervento di salvataggio è nell'ordine dei 2 milioni di euro. E sulla base dei primi riscontri di carattere tecnico-finanziario l'ipotesi all'esame dei vari interlocutori sembra giustificare lo sforzo, anche per il peso degli ordinativi che potrebbero arrivare.
Ma è tutt'altro che in discesa la partita. «Se il liquidatore riuscirà a portare l'azienda al concordato preventivo, evitando il fallimento, potremmo avanzare la proposta d'acquisto del ramo d'azienda o quantomeno di affitto, altrimenti si tratterà di partire da zero - sostiene Bulleri -. Le istituzioni sono fondamentali perché al credito si accede solo avendo sufficienti garanzie».
È determinato l'erede Bulleri che in azienda è rimasto anche dopo il 1996, con il compito di responsabile commerciale. «Ho cognizione della forza commerciale di questa realtà produttiva e ho una rete di operatori e di venditori che non aspettano altro che la macchina riparta - dice -. Siamo fermi da mesi, per cui sarà necessaria un'operazione di rilancio del marchio e della credibilità dell'azienda».
A dare ossigeno all'operazione potrebbe essere chiamata Fidi Toscana. «A fine agosto riprenderemo i contatti con il commissario liquidatore perché siamo determinati a fare in modo che questo patrimonio di competenze tecnologiche non si disperda - sostiene Caterina Baroni, assessore alle attività produttive di Cascina - Tra le ipotesi che stiamo sondando c'è quella di favorire la costituzione di un nuovo soggetto giuridico per non far fermare la produzione. Nell'ultimo incontro, che abbiamo avuto a fine luglio, sia da parte del legale rappresentante dei Signorino che del liquidatore è stata manifestata la disponibilità a valutare tutte le soluzioni».
Nella partita è parte in causa anche la Provincia di Pisa. Un ruolo da garante per creare le condizioni di accesso agli strumenti pubblici di garanzia del credito necessari all'intervento finanziario.
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