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Comprare il Pisa costa 13 milioni di euro

Antonio Scuglia
Comprare il Pisa costa 13 milioni di euro

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 PISA. Luca Pomponi prova a ripartire, con l'assalto a Piero Braglia. Ce la farà? Problemi ambientali veri non ne esistono: la retrocessione gli sarà perdonata (o quasi) dalla città non appena presenterà il tecnico, una squadra attrezzata per tornare in B e i documenti per l'iscrizione al campionato.
 I problemi sono tutti e solo economici. Sia per lui, sia - se l'imprenditore romano non ce la facesse - per chi vorrà rilevare la società. Per l'iscrizione alla C, Pomponi deve pagare, da qui al 30 giugno, circa 2 milioni e mezzo di euro: quanto serve a saldare i tesserati (finora sono stati pagati fino a metà febbraio) e i contributi (il famigerato F24) e a versare i 300mila euro necessari alla Lega Pro. Dopo di che starà a lui tacitare, anche con accordi e rateizzazioni, i creditori correnti (li ha ogni società di calcio) che dovrebbero ricevere in tutto 1 milione e mezzo. E poi ovviamente ci sono gli impegni di spesa già sottoscritti per l'anno prossimo: gli stipendi di Ventura e il suo staff e dei quattro giocatori in rosa (Braiati, Zavagno, Viviani e Job, tutti peraltro messi "in vendita"). Ai quali aggiungere... il nuovo allenatore e i nuovi giocatori per fare il campionato di serie C1. Nei prossimi dodici mesi, il Pisa costerebbe al suo presidente 10-11 milioni. Oltre a quelli già spesi, o buttati, quest'anno.
 A proposito: è falsa la voce che Pomponi non sia mai subentrato al vecchio presidente. Per accertarsene bastano pochi euro e una visura camerale (è pubblica). Dalla quale risulta che il Pisa Calcio Spa appartiene totalmente alla società Iniziativa 2003 Spa (a sua volta, al 100% di Luca Pomponi) ed ha un capitale sociale, interamente versato, di 890mila euro, suddiviso in 8.900 azioni da 100 euro.
 Il problema è: Pomponi questi soldi li ha, o comunque li può tirare fuori senza rovinarsi? Se la risposta fosse negativa, ci sono due strade: il fallimento (speriamo proprio di no) o l'acquisto da parte di un altro imprenditore o gruppo di imprenditori. Che diventa molto più facile se intanto Pomponi riesce a iscrivere la squadra. Naturalmente chi comprasse dovrebbe aggiungere, alle cifre già dette, i soldi necessari ad acquistare la società: Pomponi l'ha pagata a Covarelli 5 o 6 milioni, vorrebbe rientrare di almeno un paio di milioni. Riassunto: comprare il Pisa e gestirlo fino al 2010 costa intorno a 13 milioni di euro. Queste sono le cifre che sarebbero state fornite (il condizionale è d'obbligo) ad Antonio Passerai, commercialista e proprietario del Ponsacco, che, per conto proprio e/o di terzi, ci risulta che stia effettuando una due diligence (verifica contabile e del valore dell'azienda). Un'altra richiesta dei dati contabili è stata effettuata da un gruppo esterno a Pisa. L'idea di fondo di Passerai sarebbe quella già adombrata tempo fa da Franco Grassini, commercialista fra l'altro del vecchio Pisa di Posarelli e Gerbi: riunire a un tavolo, senza troppo clamore, una serie di imprenditori ai quali proporre la creazione di un gruppo "locale". Con una onesta ripartizione delle spese e la nomina di un Cda e un amministratore delegato. Qualcuno avrebbe già dato un assenso di massima. Quale ritorno economico avrebbe questo gruppo? La domanda è lecita perché nessuno va in giro a buttare soldi (salvo che debba riciclarli). La risposta è il nuovo stadio. Il Comune non può certo promettere a nessuno la collaborazione nella sua costruzione, ma la ricerca tecnica di un accordo nella progettazione e realizzazione delle relative infrastrutture è lecita e gradita.

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