Al meeting si parla di bambini, molti gli assenti
Gemma Vignocchi
Povertà, Aids, pedofilia: milioni di vittime e un decalogo per l’Onu ma i big della politica non si vedono a San Rossore
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SAN ROSSORE. Bambini invisibili: almeno 48 milioni di ragazzi nel mondo non sono iscritti all’anagrafe, e dunque è come non esistessero: non hanno documenti - né passaporto né tessera sanitaria - non vanno a scuola. Bambini perduti, lost children: sono i piccoli - purtroppo tanti, tantissimi - che durante le migrazioni o le fughe dalle zone di guerra perdono i contatti coi genitori. Per sempre. Bambini abusati sessualmente, bambini rapiti, bambini esclusi: perché poveri, perché malati, perché orfani dell’Aids. Non solo nel Sud del mondo: il lavoro infantile è una piaga che riguarda 218 milioni di minori e nei paesi ricchi, quelli dell’Ocse, la percentuale di ragazzi poveri è impressionante: l’Italia è terzultima in classifica (16,6%), gli Usa addirittura penultimi, prima del Messico. E la pedofilia rischia di fare 250mila vittime l’anno solo in Europa. E’ un quadro desolante e tragico quello che viene fuori dal Meeting di Rossore, che quest’anno dedica la sua prima giornata ai piccoli (oggi sono di scena le donne).
Eppure è un quadro che si ostina a non voler cancellare la speranza: un po’ perché l’Africa sta toccando ritmi impressionanti di crescita, ma soprattutto perché i temi dell’infanzia cominciano a trovare qualche spazio nelle agende dei governi. E’ proprio ai governi del mondo che si rivolge la Dichiarazione che ha idealmente chiuso il primo giorno del Meeting, un documento importante perché il decalogo sarà presentato all’Assemblea generale dell’Onu a dicembre, quando ci sarà una sessione dedicata all’infanzia. «E’ un forte richiamo - dice il governatore Claudio Martini - a istituzioni, comunità e gruppi sociali». Basta dunque - è il messaggio - con la retorica: i governanti devono assumersi degli impegni. Per ridurre la povertà, le discriminazioni, per costruire città a misura di bimbo. Perché quello dei bambini - insiste Martini - è qualcosa di più di un tema sociale, economico, ambientale: «è un tema assoluto, che attraversa tutti questi argomenti».
Dieci punti, dunque, per chiedere il diritto all’istruzione, alla salute, al benessere, ai servizi sociali, all’uso corretto di internet. La lotta alla povertà infantile - l’obiettivo è dimezzarla - deve essere “una priorità esplicita delle politiche nazionali”, e per questo vanno garantite risorse: la Convenzione per i diritti dell’infanzia prevedeva un investimento pari allo 0,7% del Pil; l’Italia è appena allo 0,2%. Ma non si parte bene. A San Rossore «si è sentita l’assenza assordante della politica», dice Carmen Lasorella, moderatrice del dibattito: non c’è Franco Frattini, non s’è vista Anna Maria Serafini, è rimasta a Roma Rosy Bindi, per presentare la sua candidatura alla guida del Pd. Unica presente l’europarlamentare Roberta Angelilli che ha lanciato l’allarme pedofilia denunciando il business di internet (un sito che vende foto e filmati porno guadagna anche 90mila euro al giorno). Il decalogo è ambizioso ma non sarà né facile né rapido realizzarlo.
Oggi la situazione è drammatica: è già un risultato - da raggiungere nel corso del 2007 - che il numero dei bimbi che ogni anno muoiono di malattie evitabili scenda al di sotto dei 10 milioni, ha ricordato Marta Santos Pais, direttrice del centro di ricerca Unicef di Firenze. E ogni minuto un ragazzino è ucciso dall’Aids. Una tragedia, quella dell’Aids, che sta producendo conseguenze raccapriccianti. «In Africa stanno emergendo famiglie che hanno a capo bambini», ha spiegato Assefa Bequele, direttore dell’African child policy forum. «La generazione di mezzo, quella dei genitori, è cancellata dal virus, restano le nonne a prendersi cura dei piccoli, ma quando le nonne muoiono i bimbi rimangono soli, il più grande fa il capo. Siamo di fronte a un tipo nuovo di famiglia che non ha precedenti nella storia e che avrà sempre più bisogno di sostegno».
Eppure è un quadro che si ostina a non voler cancellare la speranza: un po’ perché l’Africa sta toccando ritmi impressionanti di crescita, ma soprattutto perché i temi dell’infanzia cominciano a trovare qualche spazio nelle agende dei governi. E’ proprio ai governi del mondo che si rivolge la Dichiarazione che ha idealmente chiuso il primo giorno del Meeting, un documento importante perché il decalogo sarà presentato all’Assemblea generale dell’Onu a dicembre, quando ci sarà una sessione dedicata all’infanzia. «E’ un forte richiamo - dice il governatore Claudio Martini - a istituzioni, comunità e gruppi sociali». Basta dunque - è il messaggio - con la retorica: i governanti devono assumersi degli impegni. Per ridurre la povertà, le discriminazioni, per costruire città a misura di bimbo. Perché quello dei bambini - insiste Martini - è qualcosa di più di un tema sociale, economico, ambientale: «è un tema assoluto, che attraversa tutti questi argomenti».
Dieci punti, dunque, per chiedere il diritto all’istruzione, alla salute, al benessere, ai servizi sociali, all’uso corretto di internet. La lotta alla povertà infantile - l’obiettivo è dimezzarla - deve essere “una priorità esplicita delle politiche nazionali”, e per questo vanno garantite risorse: la Convenzione per i diritti dell’infanzia prevedeva un investimento pari allo 0,7% del Pil; l’Italia è appena allo 0,2%. Ma non si parte bene. A San Rossore «si è sentita l’assenza assordante della politica», dice Carmen Lasorella, moderatrice del dibattito: non c’è Franco Frattini, non s’è vista Anna Maria Serafini, è rimasta a Roma Rosy Bindi, per presentare la sua candidatura alla guida del Pd. Unica presente l’europarlamentare Roberta Angelilli che ha lanciato l’allarme pedofilia denunciando il business di internet (un sito che vende foto e filmati porno guadagna anche 90mila euro al giorno). Il decalogo è ambizioso ma non sarà né facile né rapido realizzarlo.
Oggi la situazione è drammatica: è già un risultato - da raggiungere nel corso del 2007 - che il numero dei bimbi che ogni anno muoiono di malattie evitabili scenda al di sotto dei 10 milioni, ha ricordato Marta Santos Pais, direttrice del centro di ricerca Unicef di Firenze. E ogni minuto un ragazzino è ucciso dall’Aids. Una tragedia, quella dell’Aids, che sta producendo conseguenze raccapriccianti. «In Africa stanno emergendo famiglie che hanno a capo bambini», ha spiegato Assefa Bequele, direttore dell’African child policy forum. «La generazione di mezzo, quella dei genitori, è cancellata dal virus, restano le nonne a prendersi cura dei piccoli, ma quando le nonne muoiono i bimbi rimangono soli, il più grande fa il capo. Siamo di fronte a un tipo nuovo di famiglia che non ha precedenti nella storia e che avrà sempre più bisogno di sostegno».
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