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Pisa

Salvini e Rossi in piazza a Pisa per l'ultimo giorno di campagna elettorale

Danilo Renzullo e Valentina Landucci
Matteo Salvini e Enrico Rossi nelle due piazze pisane (foto Muzzi)
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Matteo Salvini e Enrico Rossi nelle due piazze pisane (foto Muzzi)

Il leader della Lega contestato da un gruppo di studenti in Largo Ciro Menotti. Il governatore uscente al fianco del movimento delle Sardine

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PISA. Da una parte il leader della Lega in campo per sostenere la candidata alla presidenza della Regione Susanna Ceccardi: “Sono stanchino ma felice, per la prima volta in 50 anni la partita in Regione Toscana è aperta, non dico che sia vinta o sia persa, ma aperta. La sinistra ha commesso un errore di valutazione, pensava di avere già vinto”. Dall’altra il governatore toscano uscente in tour per dare man forte alla candidatura di Eugenio Giani: “Sono fiducioso. Non sono intimorito da Susanna Ceccardi, da Matteo Salvini e dalla Lega. Noi non abbiamo paura perché siamo forti della nostra storia, della nostra politica e anche dei nostri errori”.

Sono le voci dei protagonisti dell’ultima giornata di campagna elettorale a Pisa. Matteo Salvini da Largo Ciro Menotti e Enrico Rossi da Piazza Cairoli, accanto ai militanti del movimento delle Sardine. Due piazze vicine ma enormemente distanti, per i temi, le aspettative, gli umori.

E tra le due piazze la contestazione. Quella di un gruppo di studenti che tra cori e striscioni hanno occupato i loggiati di Borgo Stretto di fronte a Largo Ciro Menotti. Una manifestazione anti Salvini e anti Ceccardi rumorosa, a tratti anche piuttosto vivace ma rimasta contenuta grazie alle forze dell’ordine dalla parte opposta del palco e della piazza leghista.

Il comizio di Salvini comincia con un grazie “a Pisa, ai pisani al sindaco Michele Conti”. E da un “viva il volontariato” seguito dall’attacco prima a Matteo Renzi e poi a Enrico Rossi: “E’ venuto a Pisa per protestare – dice - è stato pagato non per protestare ma per governare la Toscana. Ce lo diciamo sotto voce con umiltà con generosità: a urla, odio e paura rispondiamo con il sorriso, il perdono e il lavoro, questa è la Toscana, questa Pisa”.

Rossi a poche centinaia di metri riflette su passato e futuro della Regione che ha governato per 10 anni. “L'errore più grande è stato probabilmente quello di non aver saputo tramandare la nostra storia: la sinistra deve ritrovare l'unità e per farlo deve ricompattarsi attorno agli operai, ai lavoratori, ai quartieri popolari e al suo popolo”. Abbiamo lavorato molto in Toscana – aggiunge Rossi tracciando un bilancio della sua presidenza -. La Toscana è andata avanti in tempi di tagli e di crisi collocandosi tra le regioni più all'avanguardia d'Europa. Giani ha fatto in queste settimane un grande lavoro girando tutta la Toscana e anche per questo resto fiducioso”.

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