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Niente aiuti e stop a corsi e spettacoli, la dura realtà di Antitesi Teatro-Circo
I sostegni? Da chi ha deciso di non chiedere indietro i soldi per le iscrizioni mensili e annuali. Adesso si studia come riaprire
SAN GIULIANO. È difficile replicare l’atmosfera del teatro in uno spettacolo online. E forse questo vale ancora di più per il circo contemporaneo, che comprende tutte quelle discipline senza animali: dalla giocoleria all’equilibrismo, fino alle acrobazie aeree e a terra. Un mondo magico, su cui il Covid-19 ha chiuso il sipario. E un mondo alle prese con tante difficoltà, come racconta a Il Tirreno Martina Favilla, direttrice artistica dell’associazione Antitesi Teatro-Circo che, oltre a gestire il teatro di Pontasserchio assieme all’associazione The Thing, offre corsi e spettacoli.
Qual è la situazione?
«Antitesi non si occupa solo degli spettacoli, ma porta avanti anche un discorso educativo e sociale come scuola di teatro. Entrambe le attività sono chiuse da marzo e questo è un grosso problema: non abbiamo avuto alcun aiuto diretto da parte dello Stato. C’è la possibilità di accedere a dei soldi che dobbiamo restituire, non a fondo perduto. Da marzo paghiamo l’affitto delle sedi senza svolgere nessuna attività: a lungo termine questa situazione è rischiosa, perché ci potremmo ritrovare con problemi anche per la riapertura».
Sono arrivati sostegni?
«Diversi utenti della scuola di circo hanno comunque lasciato la quota che avevano già pagato, anche se le lezioni erano state sospese. Per esempio, chi ha versato marzo ha pagato l’intero mese, anche se è stato possibile frequentare solo la prima settimana. Lo stesso per gli abbonamenti annuali. Tanti ci sono stati vicini e hanno capito la situazione».
Avete mantenuto un rapporto durante la chiusura delle attività?
«Sì, da ambo le parti: diversi allievi ci hanno mandato foto e video mentre si allenavano a casa, così come i nostri insegnanti hanno inviato a adulti e bambini gli esercizi da fare. Poi stiamo portando avanti un progetto che prevede la realizzazione di video legati al mondo del circo: la sua storia, interviste con gli artisti, ma anche alcuni allenamenti di giocoleria con oggetti di uso comune. Per esempio, al posto delle clavette da giocoliere ci sono le arance».
E la riapertura?
«La voglia di ricominciare è tanta, ma per noi viene al primo posto la sicurezza. Ad ora stiamo valutando se ripartire o meno la prossima settimana, anche confrontandoci con la rete delle scuole di circo. Stiamo ancora valutando, ma per ora, con le prescrizioni attuali, forse l’idea è di andare a settembre-ottobre. Lo stesso vale per il teatro: riaprire il 15 giugno non ha molto senso, la programmazione ufficiale ormai è finita».
Quali sono i principali ostacoli?
«Le spese più grosse riguardano la sanificazione. Poi per il circo c’è un ulteriore problema: le attrezzature sono particolari e delicate, e c’è il rischio che con la sanificazione possano sciuparsi e diventare pericolose. Ma sono diversi gli aspetti: oltre all’affluenza ridotta ai corsi, cambieranno anche le tempistiche, perché tra una lezione è l’altra bisognerà areare per un’ora e sanificare».
Come vivete questo momento?
«Per noi è una grossa perdita non fare più spettacoli, ma stiamo vivendo come una residenza artistica a distanza. Ora abbiamo più tempo per creare, pensare e costruire nuovi spettacoli, ognuno a casa propria. Ma gli spettacoli sono creazioni collettive, e per questo speriamo di poterci vedere presto».
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