Al Bar Nanni da venerdì le opere al profumo di caffé di Abdoukhadre Ba
“Arte clandestina” è il titolo della mostra proposta dalla Rete solidale e antirazzista
PIOMBINO. Lo hanno soccorso in mare. Lui come tanti altri, salpati dalla Libia per la traversata su un gommone verso il futuro o la morte. La storia di Abdoukhadre Ba, ventiseienne nato a Bakan, in Gambia è uguale a decine di migliaia di altre. Fa eccezione un particolare: è un artista, un pittore. E dopo l’attesa di un permesso di soggiorno che non è arrivato, ha lasciato l’Italia dove studiava all’Accademia di Brera e dipingeva. In Italia però sono rimaste alcune delle sue opere che l’associazione Africa’s Friends di Verona mette a disposizione per mostre. Alcune saranno al Caffè Nanni in corso Vittorio Emanuele da venerdì, inaugurazione alle 18 con l’intervento di Stefano Fontana a cui seguirà un apericena.
I titolari del locale di corso Vottorio Emanuele hanno accolto la richiesta della Rete solidale antirazzista che ha proposto l’allestimento, patrocinato dal Comune a cui è stato attribuito il nome “Arte clandestina”. La tecnica é inedita. Il pittore utilizza il Nescafé, diluito in varie proporzioni. Perché i colori sono costosi. Ha fatto di necessità virtù, insomma. Ora quella tecnica è diventata il suo marchio di fabbrica, che lo ha portato ad esporre in diverse realtà e in sedi di giornali. Maschere, simboli, guerrieri, donne d’Africa trasferiti sulla tela e fissati con vernice coprente, in tutte le possibili sfumature del caffè solubile. È una tavolozza, la sua, fatta di bicchierini di plastica, con un po’ di polvere bruna e acqua quanto basta.
La Rete ha proposto l’appuntamento per sottolineare che «i fenomeni migratori possono essere fonte di scambio culturale e artistico e che spesso lo straniero è una persona colta, portatrice di valori a noi sconosciuti».
Ultimata la formazione in Senegal, il pittore é tornato in Gambia ma ha dovuto lasciarlo per motivi politici. Il suo sogno italiano, però, é durato pochissimo. «Ci rimangono i suoi quadri, ormai arte clandestina», chiudono i volontari della Rete. —
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