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C’è “Archivi e vita”, la storia raccontata con le autobiografie
PIOMBINO. Autobiografia e storia. La scrittura autobiografica appartiene alla storia della cultura umana perché la scrittura svolge sempre anche compiti di natura sociale e di trasmissione memoriale....
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PIOMBINO. Autobiografia e storia. La scrittura autobiografica appartiene alla storia della cultura umana perché la scrittura svolge sempre anche compiti di natura sociale e di trasmissione memoriale. Ciò accade pure quando è prodotta da singole persone che attraverso la scrittura possono esprimersi nonostante la voce, la parola vengono negate o nascoste. A questi temi sarà dedicato il quarto incontro al Castello (nella foto il pubblico per l’appuntamento con Pupi Avati) di giovedì (alle 17), dal titolo “Archivi e vita”, organizzato nell’ambito del ciclo di incontri “Il fascino della memoria. Gli archivi tra realtà e immaginario”.
Parteciperanno Duccio Demetrio, direttore scientifico del Centro studi e ricerche autobiografiche della libera università dell’autobiografia di Anghiari, e Nicola Maranesi, giornalista e collaboratore dell’archivio diaristico nazionale di Pieve Santo Stefano. Dal 1984 Pieve Santo Stefano (Arezzo), ospita nella sede del municipio, un archivio pubblico, che raccoglie scritti di gente comune in cui si riflette, in varie forme, la vita di tutti e la storia d’Italia: sono diari, epistolari, memorie autobiografiche. L’iniziativa ha attirato l’attenzione di studiosi e giornalisti anche fuori dall’Italia. L’Archivio, ideato e fondato da Saverio Tutino, serve non solo a conservare, come un museo, brani di scrittura popolare: vuole far fruttare in vario modo la ricchezza che qui viene depositata. È stato quindi istituito un concorso, il Premio Pieve, che negli anni ha consentito la raccolta di circa 7500 diari e il loro numero cresce di anno in anno. Uno di questi è la memoria contadina di Clelia Marchi, scritta su un lenzuolo matrimoniale. Le storie individuali (tutte le storie individuali) sono partecipi di una storia collettiva che mette in luce gli aspetti meno indagati e trascurati dalla ricerca storica: quelli che hanno a che fare con i sentimenti, le emozioni, le spinte ideali, i progetti che accompagnano e spesso determinano il corso di un’esistenza e quasi sempre restano senza voce o si sedimentano in memorie familiari o collettive.
Importante che le storie narrate diventino scritto o altrimenti documentato, e che vengano conservate e pubblicate, quale Archivio della memoria collettiva, perché possano essere, a loro volta, strumento di riconoscimento e di adesione alla comunità, oppure si prestino ad essere utilizzate in contesti diversi. Demetrio, già professore ordinario di filosofia dell’educazione e di teorie e pratiche della narrazione, è direttore scientifico della Libera università dell’autobiografia di Anghiari, da lui fondata nel 1998 col giornalista Tutino e di “Accademia del silenzio”. Maranesi, invece, è giornalista e collaboratore dell’archivio diaristico nazionale ed è inoltre membro della direzione artistica del Premio Pieve Saverio Tutino. Dal 2013 coordina il Progetto Grande Guerra ed è responsabile per l’Archivio del progetto La Grande Guerra – i diari raccontano, realizzato in collaborazione col Gruppo L’Espresso.
Parteciperanno Duccio Demetrio, direttore scientifico del Centro studi e ricerche autobiografiche della libera università dell’autobiografia di Anghiari, e Nicola Maranesi, giornalista e collaboratore dell’archivio diaristico nazionale di Pieve Santo Stefano. Dal 1984 Pieve Santo Stefano (Arezzo), ospita nella sede del municipio, un archivio pubblico, che raccoglie scritti di gente comune in cui si riflette, in varie forme, la vita di tutti e la storia d’Italia: sono diari, epistolari, memorie autobiografiche. L’iniziativa ha attirato l’attenzione di studiosi e giornalisti anche fuori dall’Italia. L’Archivio, ideato e fondato da Saverio Tutino, serve non solo a conservare, come un museo, brani di scrittura popolare: vuole far fruttare in vario modo la ricchezza che qui viene depositata. È stato quindi istituito un concorso, il Premio Pieve, che negli anni ha consentito la raccolta di circa 7500 diari e il loro numero cresce di anno in anno. Uno di questi è la memoria contadina di Clelia Marchi, scritta su un lenzuolo matrimoniale. Le storie individuali (tutte le storie individuali) sono partecipi di una storia collettiva che mette in luce gli aspetti meno indagati e trascurati dalla ricerca storica: quelli che hanno a che fare con i sentimenti, le emozioni, le spinte ideali, i progetti che accompagnano e spesso determinano il corso di un’esistenza e quasi sempre restano senza voce o si sedimentano in memorie familiari o collettive.
Importante che le storie narrate diventino scritto o altrimenti documentato, e che vengano conservate e pubblicate, quale Archivio della memoria collettiva, perché possano essere, a loro volta, strumento di riconoscimento e di adesione alla comunità, oppure si prestino ad essere utilizzate in contesti diversi. Demetrio, già professore ordinario di filosofia dell’educazione e di teorie e pratiche della narrazione, è direttore scientifico della Libera università dell’autobiografia di Anghiari, da lui fondata nel 1998 col giornalista Tutino e di “Accademia del silenzio”. Maranesi, invece, è giornalista e collaboratore dell’archivio diaristico nazionale ed è inoltre membro della direzione artistica del Premio Pieve Saverio Tutino. Dal 2013 coordina il Progetto Grande Guerra ed è responsabile per l’Archivio del progetto La Grande Guerra – i diari raccontano, realizzato in collaborazione col Gruppo L’Espresso.
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