Il presidio
La grinta di Edoardo “il Folle”, trascinatore del Golfo
L’intervista all’Mvp del girone A Tiberti che incita il tifo in vista delle ultime sfide. «In questo Golfo mi sono responsabilizzato e ho preso più coscienza dei miei mezzi»
PIOMBINO. È londinese l’Mvp (Miglior giocatore) del girone A del campionato di basket di serie B. Battute a parte, Edoardo Tiberti a Londra ci è nato davvero, il 9 maggio 1997. Suo padre Flavio si trasferì lì, da Torino, per lavoro. Sua madre Alessandra lo seguì. Quando Edoardo aveva 3 anni tornarono a Torino. Edoardo mosse i primi passi con la palla a spicchi a Moncalieri, che è parte della città metropolitana del capoluogo piemontese. Esuberante e un po’ guascone, Tiberti – 16 punti e 11 rimbalzi di media – ha una “follia” contagiosa. È lui che grida da dietro il pannello che immette sul parquet del Palatenda, rituale di cui è il “capo branco” quando la squadra sta per entrare in campo. Alle sue spalle ha esperienze in C a Torino, poi in B a Rimini (due anni) , Faenza, Rieti e Teramo, con una stagione (2018-19) in A2 a Treviglio. Ha due fratelli: Amedeo, 23 anni, ora alla Viola Reggio Calabria in B, e Tommaso di 15 anni. Amedeo ed Edoardo hanno giocato insieme a Faenza nella stagione 2019-20 (per poco: nel dicembre 2019 Amedeo fece le valigie). Cestisti figli di un cestista: il padre ha giocato anche in serie A con la maglia della Auxilium Torino, poi in B ad Aosta, Borgomanero e altre squadre. Tibe – come lo chiamano a Piombino – è un giocatore duttile e di rara intelligenza.
Chi è il suo idolo?
«Forse Michael Jordan, anche se sembra scontato. Sono cresciuto con i video che mi faceva vedere mio padre: Magic Johnson, Bird, lo stesso Jordan, Ewing, Barkley. Ho iniziato il mio rapporto col basket guardando la Nba prima del campionato italiano o dell’Eurolega. Mi piacevano Garnett e Nowitzki. In Europa, mi piacciono molto Mirotic e Sikma».
Quali sono le sue passioni?
«La musica, la cucina, viaggiare e il cinema».
Come si definirebbe, al di là della formula di “lungo atipico”?
«Sono un giocatore di 2,03 metri che gioca da 4-5 (il 4 equivale all’ala grande, mentre il 5 è il centro, nda) , senza una grande proprietà di palleggio né un grande attacco fronte a canestro, con un tiro da 3 da migliorare. Sono un po’più rapido dei centri di ruolo e me la cavo bene con le mie braccia lunghe. Il mio obiettivo è trasformarmi in un 4 puro».
Fra poco avrà 26 anni: non più giovanissimo, ma neppure un veterano.
«Mi faccio trasportare dalle emozioni, nel bene e nel male. Mi sento cresciuto a livello mentale in questi ultimi due anni: non sarò esperto ma ho giocato già diverse stagioni in categoria e cerco di trasmettere ai giovani il lato positivo della mia pazzia».
È davvero esuberante come la definiscono?
«Mi piace ridere e scherzare, lavorare in un ambiente sereno. Cerco di trascinare gli altri, ma a volte mi abbatto, specialmente se non riesco a fare ciò che vorrei nel modo in cui mi prefiggo di riuscirci».
Cosa si aspetta dal basket?
«Non camperò a lungo di basket, non sono un campione celebrato. Vorrei raggiungere un certo livello e a 30 anni fare il punto della situazione. Dovrò di certo trovare un’alternativa e per questo riprenderò gli studi in Economia e commercio che ho interrotto. Mi piacerebbe però rimanere a lavorare nel mondo del basket».
Che esperienza è stata giocare con suo fratello a Faenza?
«La desideravamo ma è stata difficile. Amedeo andò via presto quell’anno: aveva poco spazio e c’era tanto nervosismo. Io intervenni da fratello e non da compagno di squadra, e sbagliai. Mi piacerebbe riprovare da persone più mature. Forse riusciremmo a gestire tutto al meglio».
Si aspettava di essere l’Mvp del girone A di serie B?
«No. L’anno scorso a Rieti ho fatto un buon campionato, ma quest’anno ho avuto un ruolo più centrale nel Golfo. Darmi delle responsabilità mi ha forse aiutato ad essere più convinto dei miei mezzi. Sono contento sia a livello personale che di squadra, anche se dobbiamo finire bene il campionato. Riprovare in A2? Mi piacerebbe molto».
Pensava di arrivare così in alto con il Piombino?
«No. Ma ad aiutarci è stato il bell’ambiente: dal presidente al custode, passando per gli allenatori e lo staff. Coi ragazzi, poi, ci vogliamo davvero tutti bene».
Che ne pensa di Cagnazzo, Formica e Persico?
«Cagnazzo è una persona prima che un allenatore. Sempre gentile, ti dà una mano prima di sgridarti, ti mette a tuo agio e ti coinvolge nella sua idea di basket. Formica è una gran persona come il coach, quasi un amico con cui parli di tutto. Persico è un santo, perché ci arbitra le partitelle: a parte gli scherzi, ti dà sempre un aiuto. Ci fa gli allenamenti individuali, è un super esperto di questo campionato, personalmente mi dà tanti consigli».
Ha già avuto un gruppo unito come questo?
«L’anno scorso a Rieti. E ho capito che un gruppo di persone unite vale l’80 per cento del rendimento».
Mancano tre partite e la città sogna il quarto posto.
«La trasferta ad Omegna è difficile, e lo sono anche le due gare successive. Siamo quarti e ci crediamo. Dobbiamo pensare solo a noi stessi e a vincere tutte e tre la gare».
Al pubblico piombinese cosa si sente di dire?
«Ringrazio i tifosi: domenica contro la Libertas sono stati protagonisti di un grande spettacolo. Noi giocatori abbiamo sempre avuto un bel rapporto con loro. Un appello: tifate con la stessa grinta anche in queste ultime partite».
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