Il nuovo record di Paolo Marconi, resta per 48 ore sulla tavola da sup
La prova si è svolta sul lago artificiale di Benderson Park a Sarasota, in Florida. Si tratta di una pratica estrema di resistenza dove dosare ogni energia diventa decisivo
PIOMBINO. Sfidare i propri limiti con tenacia e determinazione. È ciò che ha fatto il piombinese Paolo Marconi, super rider (o suppista come preferisce dire lui) tornato dalla Florida vincitore della prima edizione di una prova estrema chiamata Last Paddler Standing.
La gara si è svolta nel lago artificiale di Benderson Park a Sarasota e consisteva in un giro di cinque chilometri e mezzo da ripetere ogni ora in massimo un’ora di tempo. «In pratica – spiega Marconi- avevamo 60 minuti per completare il giro del lago e il tempo rimanente, se si finiva prima, lo sfruttavamo per mangiare, idratarci e dormire». Circa quindici minuti di gestione secondo un modello ispirato ad un format rivolto a podisti di ultra-distanza e che ricalca l’allenamento Emom (Each Minute One Minute, nda) praticato in palestra, strettamente legato al tempo ma anche alla tenuta psicologica. Tanto più vero nel caso di Marconi che tale circuito doveva ripeterlo all’infinito. «Abbiamo iniziato alle 9 di sabato – racconta – e trascorso due notti fuori senza soste. Il primo atleta che si è ritirato ha abbandonato la tavola dopo 4 ore, l’ultimo invece alla 47esima ora. E a quel punto sono rimasto l’unico ancora in gara. Alla fine – aggiunge – ho chiuso dopo 48 ore consecutive trascorse a pagaiare, più un giro che da regolamento ho dovuto completare da solo per aggiudicarmi la vittoria». Una trentina gli atleti al via provenienti da tutto il mondo per una competizione estrema che ha visto Marconi come unico portabandiera dell’Italia.
Il trentenne piombinese pratica sup da 10 anni con l’instancabile passione che nel 2016 lo ha portato a creare l’associazione sportiva Sup Salivoli. È abituato alle competizioni, ma stavolta è stato diverso. Ha dovuto far leva su ogni cellula del suo corpo e sulla sua tenuta psicofisica per riuscire a resistere 48 interminabili ore in piedi su una tavola. «Il primo giorno ho retto bene – racconta Marconi – ero carico di energia, nonostante nelle ore diurne facesse molto caldo. La seconda notte è stata più complicata perché il sonno iniziava a farsi sentire. È a quel punto che la competizione è diventata un potente gioco mentale: la particolarità sta nel fatto che a prevalere non è tanto l’agonismo quanto il desiderio di avere la meglio sulla gara stessa e gli altri – spiega – diventano compagni di viaggio con cui condividi uno scopo».
Marconi aveva organizzato bene il breve intervallo di recupero che riusciva a ritagliarsi tra un giro e l’altro, sforzandosi di assumere una certa quantità di liquidi e di calorie (frutta secca, avocado, banane, gallette di riso) e chiudendo gli occhi almeno per alcuni minuti. Pochi, preziosi e da non sprecare. «Ho preferito mangiare cibo reale evitando integratori – spiega- e ho bevuto oltre 20 litri di liquidi. Oltretutto ho vissuto questa avventura da solo, cosa abbastanza anomala in quanto generalmente gli atleti dispongono di un team che lo aiuta nella transizione a terra preparandogli il cibo, svegliandolo al momento giusto e facendogli massaggi». Marconi è consapevole di aver tagliato un traguardo che va oltre la vittoria ma lo racconta con estrema semplicità sottolineando piuttosto che la sua speranza è quella di infondere fiducia negli altri atleti. «Vorrei che il mio risultato fosse d’ispirazione anche per lo sportivo della domenica – commenta – spronandolo a capire che con tenacia e allenamento può fare grandi cose. Io per primo sono rimasto sorpreso: non mi aspettavo di resistere tanto». Marconi trascorrerà le feste in compagnia dei suoi più grandi sostenitori, la moglie Susak e il loro bimbo di 10 mesi, per poi ripartire a gennaio con la preparazione invernale in vista delle prossime gare.
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