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La ragazza con i guantoni «Il pugilato è testa e cuore»
Diciassette anni da compiere, già Nazionale, ora si allena a Grosseto «Mi affascina la voglia di vincere e dimostrare il proprio valore»
piombino. «Fai boxe? Allora devo stare attento, sennò mi picchi. Ma non è uno sport da maschi?». Giulia Massone qualche volta risponde e qualche altra volta alza gli occhi al cielo di fronte alle battute di chi si affida agli stereotipi. La passione per il pugilato della piombinese, 17 anni ad agosto, attualmente atleta per la Fight Gym di Grosseto, è però così grande che alla fine a quelle battute non ci fa quasi più caso.
Giulia, quando inizia l’amore per il ring?
«Quando avevo nove anni. Facevo tennis e, su consiglio anche del compagno di mia mamma che praticava già boxe, andai alla pugilistica per fare preparazione atletica. Lì però mi innamorai dei guantoni e lasciai il tennis».
Mai provata paura?
«Mai. Perché quando sei là sopra non senti nulla, nemmeno il dolore. Ci sono solo l’adrenalina e la voglia di dimostrare a te stessa quanto vali».
I primi maestri?
«Alla pugilistica Diego Cartei, che ho ancora nel cuore. Passando all’agonismo, Giulio Capitani».
Perché poi la decisione di passare alla Fight gym a Grosseto?
«Principalmente per motivi sportivi. Quando mi sono trovata in nazionale, agli Europei, il maestro Raffaele D’Amico mi ha accompagnata all’angolo. Lo conoscevo solo di nome. E in quell’occasione ho capito che era tanta roba. E ora sono lì, con lui e gli altri tecnici, Emanuela Pantani e Giulio Bovicelli, sotto la guida del presidente Amedeo Raffi».
Abbiamo iniziato parlando dei commenti della gente.
«Sì, li metto in conto. Soprattutto da parte di chi non mi conosce. Gli amici invece mi supportano, così come la famiglia. Mia mamma da subito. Anche Iacopo, il suo compagno. Da parte di babbo c’è sempre un po’ di paura, in particolare i nonni».
C’è mai stato un pentimento?
«No, assolutamente. Da quando sono passata all’agonismo ho ottenuto nel 2018 un secondo posto agli italiani e un terzo agli europei. Nel 2019 purtroppo ho avuto un incidente in motorino e mi sono rotta tibia e perone. Il recupero è stato lungo e poi è arrivato il Covid. Spero di recuperare il tempo perso».
Cosa ha significato il Covid?
«È stata un’altra batosta. L’ho vissuto male. Un anno fa il primo lockdown, palestra e scuola chiuse. Un mondo nuovo bruttissimo. Dopo un paio di giorni chiusa in casa non ne potevo già più, ho trovato il modo per continuare a tenermi in forma. Andavo a correre in cortile, poi ho messo il sacco in chiostra per allenarmi».
E ora?
«Ora mi sveglio alle 6 e vado a correre fuori per non perdere il ritmo. Dalle 7 seguo le lezioni in dad. Dopo pranzo mi riposo un’oretta e porto fuori il cane. Poi di nuovo la scuola e nel tardo pomeriggio Iacopo o babbo mi portano a Grosseto per gli allenamenti. La stanchezza? Mah, ormai sono abituata».
Perché il pugilato?
«Mi affascina la voglia di vincere, di dimostrare il valore. L’idea che uno dei due sul ring alla fine debba vincere, ma poi ci si abbraccia come se non fosse successo niente. Nel pugilato si fanno sacrifici enormi. Si prendono i cazzotti, ma bisogna restare concentrati. Serve il fisico, ma soprattutto la testa, e il cuore».
Il momento più bello e quello più brutto.
«Il più bello è quando sono arrivata agli Europei. Combattere per la nazionale è bellissimo. Quello più brutto è aver combattuto quando non mi sentivo bene e non aver potuto dare il meglio di me».
Alla fine si è appassionata alla boxe anche la sorellina Sofia.
«Sì. Lei ha 13 anni ed è persino più tosta di me. Le resta da migliorarsi nella parte tecnica. Anche lei ha iniziato a Piombino, però nella Old school, ora è a Grosseto. Combattere contro? Purtroppo non può capitare per la differenza d’età, un po’ mi dispiace. Ci accontentiamo di farlo a casa».
Una figura alla quale ispirarsi?
«Irma Testa. Ho avuto anche occasione di conoscerla e passarci del tempo insieme».
Ma davvero sul ring non si sentono i pugni?
«Beh, il pugno lo vedi arrivare. Ma c’è l’adrenalina e, se lo prendi, subito dopo lo restituisci e finisce lì. Uno a uno». —
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