Il Tirreno

«Nel mare tutto si dilata e appare più lento, un mondo che fa sognare»

Francesca Lenzi
«Nel mare tutto si dilata e appare più lento, un mondo che fa sognare»

Massimo Giuliani, ex assessore e sindaco di Piombino, è soprattutto uomo di sport Da anni è commissario tecnico della Nazionale italiana di nuoto in acque libere  

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L’intervista

«Il nuoto è sport di silenzi, immaginazione e fantasie» (Marco Pastonesi).

C’è da invidiarlo quello che entra in acqua e non ne ha paura, ma ci sta dentro alla grande, come fosse casa sua. C’è da invidiagliela quella capacità di muovercisi dentro, come se l’ossigeno per respirare fosse là in mezzo invece che fuori.

C’è chi dice che nuotare è un po’ come volare e sull’acqua si riescono a fare cose straordinarie, impossibili sulla terra. C’è chi della passione del nuoto ne ha fatto un lavoro e, uscendo dall’acqua, ha continuato ad amarla anche da sopra, permettendo ad altri di viverla e di vincere.

Massimo Giuliani, ex assessore ed ex sindaco di Piombino (adesso nella direzione tecnica dell’Olimpic nuoto) al di là della politica, è tanto e soprattutto uomo di sport, commissario tecnico della nazionale italiana di nuoto in acque libere.

Giuliani, com’è iniziata l’avventura nel nuoto?

«Sono nato nel 1959 e fin da bimbetto ho fatto un sacco di sport, assaggiando quasi sempre anche la parte agonistica della disciplina. Ho praticato ciclismo nel Gruppo sportivo Semaforo Rosso. Avevo più o meno 10 anni. Per parte delle elementari e poi medie ho fatto anche pattinaggio. Intanto, dai 5 anni d’età avevo cominciato judo, continuando fino all’università. E nel mezzo ho giocato anche a pallacanestro, con il maestro Mazzi, ed ero pure bravino. Oltre a tutto questo, ho fatto una serie di attività collaterali».

Cioè?

«Beh, ad esempio partecipai al primo corso in Italia di istruttore di calcio giovanile a Coverciano, anche se poi non ho mai esercitato».

E il nuoto?

«Ho iniziato da giovanissimo. Imparai a nuotare da solo, a 5 anni. Per me il mare era la mia città, Piombino, anche se sono nato a Manciano. Poi, durante gli anni del liceo, non essendoci qui ancora un impianto, io e altri due ragazzi, Umberto Lisetti e Roberto Vannini, andavamo alla piscina di Follonica, per prepararci alla nostra prima traversata. A 19 anni presi il brevetto di assistente bagnante e da lì iniziai la carriera tecnica, cominciando ad approfondire tutti gli aspetti della disciplina e a seguire i corsi della federazione italiana per diventare istruttore. Una strada lunga, durata sette anni, al termine della quale mi ritrovai allenatore di 2° livello. Era il 1985 e io mi scoprii il più giovane allenatore d’Italia».

Poi?

«Nell’80 aprì la piscina di Piombino, e con Vannini entrai a far parte dei soci fondatori. C’erano anche Chesi, Mina e dai due soggetti presenti, la pallanuoto e l’attività subacquea, nacque la Società Nuoto Piombino. Da lì le cose iniziarono ad andare benino e diventammo una delle società più in vista della Toscana, contando fra gli atleti nomi come Lara Bianconi e Francesca Audano. Ma sapete qual era e qual è ancora la mia grande passione? ».

Quale?

«Capire sempre di più dello sport, e della persona che lo pratica. In questo sento, ho sempre seguito corsi, fatto letture e approfondito le tematiche, compresa la tecnica dei massaggi e la preparazione atletica. Comunque nel 1987 viene da me Roberto Merlini, che avevo conosciuto anni prima, dicendomi che vuole essere allenato dal sottoscritto. Iniziammo nell’89 e nel giro di due o tre anni diventò campione italiano. Attirai l’attenzione della federazione che prese a darmi fiducia. Così, dopo alcuni collegiali nel 1992 agli Europei, nel 1993 mi viene affidato un settore e l’anno successivo diventai commissario tecnico unico».

Il primo impegno importante?

«Subito nel 1995, quando mi ritrovai a preparare i campionati del mondo del 1998, a Perth, in Australia. Era la mia prima volta, e buttai giù una preparazione che ritengo valida nel metodo anche adesso».

Il nuoto agonistico, come ogni altro sport, vive di obiettivi e manifestazioni. Il coronavirus, purtroppo, ha già fatto saltare eventi importanti.

«È così. Sono saltate le olimpiadi. Non c’erano le condizioni. Per quanto mi riguarda, comunque, avevo già espresso le mie perplessità ben prima del rinvio ufficiale. Mi domandavo infatti, anche a fronte della fattibilità tecnica, se fosse stato giusto farle, tradendo in un certo senso lo stesso spirito olimpico. Alcune nazioni non avrebbero mandato gli atleti, alcuni atleti si sarebbero presentati non allenati. Insomma, le olimpiadi sono incontro fra i popoli e non sarebbe stato giusto farle in queste condizioni. Inoltre a maggio si sarebbero dovuti tenere gli Europei a Budapest. Sono stati posticipati a fine agosto, ma alla fine credo saranno rinviati al 2021. Sono saltati poi anche i campionati italiani che, non era una novità, si sarebbero tenuti a Piombino a giugno. E sempre a Piombino erano state programmate altre manifestazioni: l’ultima tappa della finale di Coppa Europa, una serie di gare, anche master, e una scuola per giudici mondiali. Il tutto per quattro giorni di grandissimo lavoro. Io e Alessandro Bagiardi stavamo costituendo proprio il comitato, ma ora è tutto fermo».

Il momento più bello nella sua carriera?

«Ce ne sono tantissimi, ma ne ricordo due per tutti. Il primo sicuramente il mondiale a Perth nel 1998. Un’esperienza bellissima nella quale vincemmo una gara individuale e tutte le gare a squadra. Ricordo che eravamo sulla spiaggia di Cottesloe e venne a congratularsi con me il presidente dell’Usa Swimming. Fu una grandissima emozione. Tornando poi in albergo, guidavo il pulmino con i ragazzi che cantavano le osterie, picchiando anche sulle lamiere dell’autobus. Nella hall dell’hotel incontrammo anche un giornalista della Rai che in modo professionale si complimentò, per sfogarsi in privato, all’interno dell’ascensore al grido di “Maremma mia, siamo campioni del mondo”. Il secondo momento più bello sono le olimpiadi di Pechino. La prima olimpiade. Restammo oltre un mese in Cina, imparando molto di quel popolo che, per la prima volta, si apriva al mondo».

C’è un atleta che ricorda più di altri, nel bene o nel male?

«Ce ne sono molti a cui sono legato. Con i quali ho affrontato situazioni complicate in mare, e non solo. Non posso fare soltanto un nome. Dico solamente che è difficilissimo a volte allenare ma soprattutto selezionare gli atleti. Nel farlo, non mi sono mai sottratto al confronto e alla discussione. La cosa più bella è quando un atleta, anni dopo, riconosce le mie ragioni. Mi è capitato un po’di tempo fa, ho ricevuto una mail nella quale questo ex atleta, ora allenatore, ha riconosciuto le mie posizioni e mi ha ringraziato».

Le è rimasto un sogno nel cassetto?

«Sportivamente cerco di dare il mio meglio sempre e lo farò fin quando la Federazione mi riterrà all’altezza. Il sogno nel cassetto però è portare questo sport dove merita. Vorrei aprire una scuola a carattere mondiale sul territorio, con camp di aggiornamento pratico non solo per il nuoto di alto livello, ma anche per gli amatori, categoria sempre più numerosa che potrebbe conoscere le bellezze del nostro arcipelago e della Val di Cornia. Poi ho un sogno che esula dallo sport: spero che un giorno ci si renda conto che i social, dopo l’ambiente, sono la più grossa catastrofe a livello mondiale».

Cosa ricorda del Massimo bambino che amava il nuoto?

«Il mare per me era l’estate. Erano le nuotate al Canaletto e a Salivoli, più tardi a Calamoresca. Era esplorazione e libertà. E in un paese come il nostro, con il più alto numero di coste, dovrebbe essere un dovere saper nuotare, sia per essere autosufficienti che per essere in grado di aiutare gli altri. E l’attività sportiva in genere dovrebbe essere più presente anche nelle scuole. E poi se uno sa nuotare può apprezzare meglio le bellezze che ha intorno. Per me, infatti, il nuoto è esplorazione sopra e sotto la linea del mare. Essendo poi sempre stato un po’sovrappeso, nuotare mi faceva sentire più leggero. Quando ci si immerge nell’acqua i tempi si dilatano, tutto appare più lento, i sensi sono incantati ed è un mondo che fa sognare». –

Francesca Lenzi

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