Il Tirreno

L’INTERVISTA: FraNCESCO LUCI 

«Piombino, torno motivato. Darò il massimo»

Francesca Lenzi
«Piombino, torno motivato. Darò il massimo»

Il forte centrocampista rientra dal Grosseto con le idee chiare: «Sono migliorato. La Promozione? Sarà uno stimolo»

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Il Piombino, dopo la stagione travagliata dell’anno scorso, conclusa con una dolorosa retrocessione, riparte da se stesso. Con uno staff tecnico rinnovato e giovane, guidato dal mister Manuel Madau e dal diesse Andrea Gherardini, e con una squadra che, al di là di quel che farà sul campo, si fa voler bene a prescindere. La scelta della società è stata chiara: dopo i proclami, puntualmente disattesi dell’era Ferroni, si torna al passato. Quello buono, quello che fa ben sperare. E che, soprattutto, ha regalato quattro anni di Eccellenza disputati tra il discreto e il sublime, con tanto di spareggio playoff per la serie D, al primo anno da tecnico di Seba Miano. Dopo un’annata tormentata, zeppa di giocatori, vicini (pochi) e lontani (molti) che si sono avvicendati sul campo (qualcuno neppure c’ha mai messo piede), i nerazzurri ripartono da se stessi, scegliendo una rosa piena di ragazzi del posto, con diverse conferme e altrettanti graditi ritorni. Uno di questi è Francesco Luci, nato a Piombino nel 1997, ma residente praticamente da sempre a Venturina. In biancoceleste ha iniziato a giocare a pallone, quando ancora non aveva 5 anni («Sono sempre stato malato per il calcio»), e lì è rimasto fino agli Allievi, con una parentesi nei regionali a Follonica. Poi l’arrivo nel Piombino, subito in prima squadra a 16 anni, subito in Eccellenza. Prima della chiamata del Grosseto nell’ultima stagione, ancora sotto la guida di mister Miano, esonerato poi a dicembre e rimpiazzato da Magrini.

Francesco, com’è arrivata la decisione di andare a Grosseto?

«Sono stato spinto dall’ambizione di giocare in una società importante. Inoltre Miano mi ha voluto fortemente ed è stato fondamentale nella mia scelta, ma è anche vero che quando a chiamare è una squadra come il Grosseto si deve andare. Punto».

Com’è stata la stagione?

«Dura. Pesante. Tutti i giorni ero al campo, su e giù in treno, ma lo rifarei mille volte. Perché è stato bello, perché credo di essere migliorato come giocatore, perché ho conosciuto nuove persone, nuovi giocatori, un altro ambiente, per certi versi più pesante rispetto a Piombino, con maggiori pressioni. Per capirsi, a fronte di una partita andata male, il martedì c’erano i tifosi in campo».

Il momento più difficile?

«Dopo l’esonero di Miano è arrivato Magrini, un ottimo allenatore, ma a livello personale è stato difficile. Mi vedeva meno e di conseguenza giocavo meno. È questo che mi ha dato noia, ma sono comunque riuscito a reagire e infatti la Supercoppa l’ho giocata da titolare».

E Il momento più bello?

«Il primo gol. Contro la Sorgenti Livorno. Ero in panchina, ma entrai dopo un quarto d’ora per sostituire un compagno infortunato. Pochi minuti e feci gol. Vincemmo così 1-0 una partita parecchio dura».

Adesso il ritorno a Piombino. Chi ti ha convinto?

«Manuel Madau. Con lui ho lavorato quando era vice di Miano. Aveva un ruolo secondario, ma per me è davvero molto bravo. Voglio lavorare con lui, conoscere i suoi metodi. Ecco, lui è stato fondamentale nella mia scelta. Poi ho parlato anche con Andrea Gherardini, ma da 21enne guardo più che altro all’aspetto tecnico».

Contento di tornare?

«Sì, molto. Ritrovo buona parte del gruppo vecchio. In pratica si riparte dal punto lasciato due anni fa, e penso potremo far bene».

Il Piombino punta tantissimo su di te. Lo sai?

«Sì, e mi fa molto piacere. Anche questo è stato un elemento che mi ha convinto a tornare».

Cosa ti aspetti da questa stagione?

«Di lavorare tanto, di divertirmi e buoni risultati per la squadra. Non mi pongo limiti, alcuni giocatori non li conosco, ma sono convinto che potremo fare molto bene e stare tranquillamente nella parte alta della classifica».

Torni a Piombino in Promozione dopo un campionato vinto col Grosseto in Eccellenza.

«È uno stimolo per me, perché voglio dare il massimo».

Oggi si riparte dal Piombino, ma come vedi il tuo futuro?

«Intanto lo vedo sempre nel calcio. Certo, bisogna essere concreti e pensare anche ad altro, infatti lavoro nell’azienda di famiglia. In ogni caso, fin quando ce la farò continuerò a giocare, consapevole che la vita è fatta anche di altro».

Come è stato accolto il tuo ritorno in nerazzurro?

«Bene. Luca Gherardini, appena l’ha saputo, mi ha scritto, e mi ha fatto molto piacere. Ho sempre avuto un ottimo rapporto con tutti, ma con lui in particolare».

Nei quattro anni di Piombino, qual è il ricordo più bello?

«Il gol al Santa Lucia contro il Grosseto. Per una serie di motivi. In uno stadio dove ho giocato una vita, e perché ero a Venturina dove vivo, per l’avversario importante, per la tantissima gente presente. E anche per alcune cose che mi erano state dette quando arrivai a Piombino dal Venturina».

Cioè?

«Cose a livello tecnico. Che, per le qualità che avevo, non avrei potuto giocare neppure in Prima categoria. Alla fine quella vittoria con il Grosseto con tanto di gol ha avuto il sapore della rivalsa. Allo stadio c’erano anche i miei genitori ed erano quasi più contenti di me».

Oltre al Piombino hai avuto altre richieste?

«Sì. Fra le altre mi hanno chiamato anche per l’appunto il Venturina e il Cenaia del diesse Ferroni».

Ti è mancato il Piombino?

«Onestamente no, perché seguivo cosa stava succedendo qui. Vedevo un ambiente dove avevo giocato per 4 anni, e dove ero stato benissimo, completamente diverso. Spero quest’anno si torni al passato, anche proprio come mentalità. Al di là dei risultati. Al campo si viene e si lavora con impegno. Si può ridere e divertirsi, anche litigare se qualcosa non va, però non arrivare alle situazioni di cui ho sentito parlare nella passata stagione. Ecco, mi aspetto tutta un’altra storia e un rinnovato entusiasmo anche da parte della città».

Ti sei definito malato per il calcio.

«Sì. Do il massimo sempre con il pallone fra i piedi. In Eccellenza, ai torneini di paese, alle partitelle sulla spiaggia. Sono così. Amo questo sport, il più bello del mondo, e poi mi piace tantissimo la sfida. Vivo per quella. Voglio sempre vincere, anche a carte con la mia fidanzata. È però questo che mi spinge a dare il massimo in qualsiasi occasione. Sarà lo stesso anche quest’anno. Anzi, ancora di più». —

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