Il presidio
Ferroni: «Qui nessuno mi ha capito, nemmeno voi»
Vorrei chiarire alcuni punti toccati da Alessandro De Gregorio l’8/5 sul Tirreno. Il mio arrivo a Piombino è coinciso con una diaspora di calciatori e addetti. Non ho mai parlato di deserto riferito all’esterno ma solo in riferimento alla società. Sono fatti tangibili! Ho dovuto ricostruire gran parte del tessuto societario. Ho sempre dato merito alle azioni di sostegno del comitato #stadioxtutti esaltandone l’operato. Non ho mai generato atteggiamenti di presunzione o poca umiltà come riportato dal giornalista. (...). In accordo col presidente avevamo deciso di rigenerare l’immagine dell’Atletico che era offuscata. La strategia mediatica di portare un addetto stampa che filtrasse informazioni e pubblicasse news relative ad acquisti o cessioni è stata mal interpretata dalla piazza tutta. È passato il messaggio di un direttore presuntuoso che a ogni calciatore preso proclamava chissà cosa. Di un ds ex agente che a ogni calciatore giunto qui lucrasse facendo i suoi interessi. Questo meccanismo significava crescita professionale, conformità a un sistema che dalla D alla A presenta tali equilibri. La trentina di calciatori arrivati erano quelli che voi esaltavate e non si trattava di una banda di improvvisati: la maggior parte li ho visti crescere nei settori giovanili prof e portarli qua è stata un’impresa che voi dovevate proteggere, non usare per prendere spunti, creando dietrologie negative. Argentini, nigeriani e altro facevano parte di un ampliamento di vedute che il presidente mi aveva chiesto. Le risorse economiche portate dal comitato «dilapidate in un attimo» non sono riconducibili al sottoscritto non rientrando nelle mie competenze. Sono a conoscenza di quello che ho portato in termini concreti e di sponsor (vedi Martelli). Calciatori arrivati a costo zero. Voi siete quelli che a gennaio già suonavano il de profundis sbandierando ai 4 venti che il progetto era fallito. Non ho mai visto un concetto vostro rafforzare la mia posizione, quella della squadra e di un percorso che aveva bisogno di essere supportato. Avete pensato solo a demonizzare, enfatizzare e fare paragoni col passato. Quando poi il passato vi ha voltato le spalle.
Infine la chicca della scritta nello spogliatoio. Forse per qualcuno era più facile il nulla o scrivere speriamo di non retrocedere. Io parto sempre dal massimo per raggiungere il minimo e questa non è presunzione, ma sono ambizioni e motivazioni. Quelle che ho provato a trasmettere, ma che nessuno ha mai capito.
(* ex diesse del Piombino)
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Lei Ferroni è partito dal massimo e non ha raggiunto neanche il minimo. La società ha ammesso i propri errori, alcuni giocatori pure. Lei no. Anche noi abbiamo sbagliato: dovevamo essere molto più critici. (adg)
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