Il Tirreno

IL COMMENTO 

LA PRIMA DISCESA DOPO DICIOTTO ANNI

ALESSANDRO DE GREGORIO

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ALESSANDRO

DE GREGORIO



Erano diciotto anni che il Piombino non retrocedeva sul campo. Dalla stagione 2000-2001, quando l’As Piombino (erede della gloriosa Us Piombino) finì in Seconda categoria. Per una curiosa coincidenza, in panchina c’era Mauro Serena, padre di Mirko, anche lui subentrato in corsa. L’Eccellenza il Piombino l’aveva salutata due anni prima, nel 1999, e da allora fu una discesa continua fino alla Seconda. Nel 2003 i nerazzurri si salvarono ai playoff ed evitarono l’onta della Terza categoria, ma solo per poco. Nel 2004 infatti la società fallì e ne fu fondata un’altra, l’Atletico Piombino, che ripartì appunto dalla Terza. Da allora, in tutti questi anni il Piombino è sempre andato in crescendo. Terza, Seconda, Prima, poi con la presidenza Spagnesi la Promozione e l’Eccellenza. E due anni fa addirittura i nerazzurri si giocarono la finale playoff per l’accesso alla D.

Dopo cinque stagioni, ora il Piombino saluta quell’Eccellenza tanto rincorsa e voluta. La saluta amaramente, con una vittoria in esterna, ma quando ormai era tardi per sperare in un miracolo e in un aiuto dagli altri campi. I miracoli sportivi esistono, ma bisogna anche meritarseli. La squadra ha fallito tutti gli scontri diretti, tutte le occasioni che ha avuto durante la stagione. E sono state tante, le occasioni, in un campionato mediocre dove ha svettato il solo Grosseto.

Retrocessione diretta insieme al Cecina, senza neanche passare dai playout: 24 punti in 30 partite, frutto di 6 pareggi, 6 vittorie e ben 18 sconfitte. 53 gol incassati, 22 fatti. I numeri non mentono e dicono che questa squadra è stata peggiore di quasi tutte le altre.

Nello sport è giusto celebrare i successi e accettare le sconfitte. Ma anche prendersi delle responsabilità. Chi ha costruito questa squadra (il direttore sportivo Ferroni), ha fallito. Troppi giocatori da assemblare e da pagare, pochi quelli buoni. Chi lo ha permesso (il presidente Spagnesi, i suoi soci e consiglieri) ha fallito. A dicembre è stato cambiato quasi tutto l’organico e non è servito a niente.

Lo diciamo senza voler infierire. Sono antipatici quelli che sanno sempre tutto ma lo sanno sempre dopo. Ma è stato antipatico anche tappare la bocca a chi, all’inizio di questa avventura, chiedeva più umiltà e concretezza e meno proclami. Non tutti erano gufi.

Detto questo, c’è da assorbire l’amarezza e ripartire. La speranza è che dagli errori si impari la lezione e si torni a volare basso per risalire in alto. Servono soldi, idee e persone giuste. E pochi discorsi. —



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