Il Tirreno

Il Piombino fallisce anche l’ultima occasione al Magona

Francesca Lenzi

Solo un pari con il Ponte Buggianese. Primo tempo più vivace, ripresa indolente. E la retrocessione è più vicina

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Niente da fare. Scivola via in un misto di delusione e sconforto l’ennesimo scontro diretto che il Piombino fallisce in questa stagione. La partita casalinga con il Ponte Buggianese era l’ultima opportunità dei nerazzurri per sperare ancora nei playout. Il Magona, per l’ultima gara interna del campionato, si era vestito a festa. Non che il pubblico fosse molto più numeroso del solito, ma l’entusiasmo per un match così importante ha portato a un gioco di tifo e colori, con i palloncini neri e azzurri lanciati in aria e sugli spalti per dare il benvenuto alla squadra in campo.

La vittoria di sette giorni prima a Santa Croce sull’Arno aveva riacceso le speranze e lo scontro diretto con il Ponte Buggianese, terz’ultimo, ad appena due lunghezze di distanza dal Piombino, arrivava con un tempismo perfetto.

Una vittoria avrebbe permesso ai nerazzurri di scavalcare i rivali, riducendo magari il distacco da Camaiore e Cenaia, in caso di risultati positivi dagli altri campi. E il bello è che sono pure arrivati. Il Camaiore ha perso nettamente a Fucecchio, mentre il Cenaia ha raccolto soltanto un pareggio con il Montignoso. Al Piombino sarebbe bastato vincere per riportare sotto il consentito la forbice stabilita dalla Figc.

Sarebbe bastato, ma non è successo. Non era semplice, sia chiaro. Il Ponte è arrivato al Magona intenzionato a difendere la posizione e, una volta conosciuti i progressi di Fucecchio-Camaiore, ha puntato al pareggio.

Il problema è stato il Piombino. Da questi ragazzi, ieri pomeriggio, ci si aspettava la bava alla bocca, la rabbia e la voglia di chi ha solo un risultato e vuole ottenerlo a ogni costo. Un po’ meglio il primo tempo, dove almeno si è vista una certa vivacità. Male la ripresa, con lanci lunghi senza senso e zero gioco.

Partiamo dall’inizio. Prima di dare il via alla gara, si è tenuto un minuto di silenzio per ricordare il decennale del terremoto dell’Aquila. Pronti, attenti, via e il Piombino cerca di mettere il match dalla propria parte, ma è il Ponte a rendersi pericoloso al 9’con Murgia che, servito da Nardi, calcia un diagonale che esce di poco. Al 18’Tommaso Rocchiccioli anticipa Nardi, porta avanti il pallone e tira dai 35 metri. La traiettoria è velenosa ma Kolaj fa buona guardia. Un minuto più tardi, punizione dalla tre quarti di Bigazzi, spizza di testa Braschi, ma il pallone finisce fuori. Al 21’incertezza difensiva del Piombino: Murgia prende palla, si allarga e lascia partire una conclusione che non centra il bersaglio. Al 23’ azione del Piombino: lancio di Tommaso Rocchiccioli, ponte di Petrone e rovesciata coraggiosa, ma altrettanto sfortunata, di Braschi che non trova la giusta traiettoria. Al 28’cross di Bigazzi e girata debole di Iacopo Rocchiccioli con parata tranquilla di Kolaj. Al 41’ punizione ancora di Bigazzi dai 28 metri col destro. Il pallone scende ma non abbastanza e si riparte dal fondo per il Ponte Buggianese. Al 44’ Petrone va via veloce verso l’area avversaria, anticipa il portiere ma il tocco è altissimo.

La ripresa si apre sotto l’insegna dell’indolenza. Il Piombino dovrebbe mordere l’erba (poca) del Magona e invece passeggia in mezzo al campo, affidandosi a lanci inconcludenti. Al 15’ l’opportunità è per Bigazzi che, dai 28 metri, calcia una buona punizione che, deviata, finisce in angolo. Al 19’ ancora Bigazzi in evidenza, ma il suo tiro dal limite è preda di Kolaj. Al 28’ errore in difesa di Catalano che si lascia portar via il pallone da Nardi; palla in mezzo per Baronti che, però, cicca clamorosamente da due passi dalla porta del Piombino. Non c’è niente fino al primo minuto di recupero quando il Ponte prova il colpaccio su corner pericoloso che alla fine si traduce in un nulla di fatto.

Finisce così al Magona una delle partite più importanti per i nerazzurri. Finisce in un avvilente 0-0 che porta per mano il Piombino sempre più vicino alla retrocessione. Resta ancora una gara, ma la sensazione è che ormai non ci creda più nessuno. –

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