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Il colpaccio del Piombino tiene accesa la speranza
Eravamo già allo sbadiglio e alla rassegnata retrocessione. E invece no. Non è ancora finita, non è detta l’ultima parola. Siamo sul filo del rasoio, certo, alle prese con calcoli e pronostici e macumbe ma insomma la matematica non ha ancora emesso la sentenza di condanna.
Quello che ha fatto ieri il Piombino vincendo 2-0 a Santa Croce sull’Arno (e quello che ha combinato il Ponte Buggianese perdendo 2-3 con il Cenaia con due gol incassati negli ultimi istanti della partita) ha ridato fuoco e ossigeno a un campionato fin qui spento, modesto, triste e spesso irritante. I nerazzurri in tutta questa sciagurata stagione avevano messo insieme appena 4 vittorie e alla vigilia della trasferta di Santa Croce nessuno avrebbe immaginato che sarebbe arrivata la quinta. Figuriamoci contro la Cuoiopelli, sul campo dei conciari, rivali acerrimi dei nerazzurri e quasi sempre vincenti in questo confronto che è diventato un classico tra Promozione ed Eccellenza. Conciari quasi sempre vincenti, appunto. Ma non ieri. Ieri i biancorossi sono rimasti a bocca asciutta al cospetto di un Piombino diverso dal solito, vivo e pimpante e orgoglioso. Forse è stato proprio l’orgoglio a fare la differenza, vai a sapere. Forse c’era tanta voglia di dimostrare qualcosa.
O forse non è un caso che a firmare i gol siano stati uno della vecchia guardia (Iacopo Rocchiccioli) e un giovane di belle speranze (Braschi) uscito da un vivaio quest’anno sottovalutato e mortificato. Non è per ribadire cose già scritte o per gettare la croce addosso ai giocatori venuti da fuori, che non hanno alcuna colpa (tranne qualcuno che pensa di essere un fenomeno). Magari sarebbe andata male anche dando fiducia al Braschino e ad altri giovani cresciuti in nerazzurro. O forse no. In ogni caso quei ragazzi costati zero avrebbero fatto esperienza, sarebbero stati pronti per il finale di stagione e, in prospettiva, per il prossimo campionato. Braschi non è Messi ma corre, si danna, ha buona tecnica, trova il compagno e spesso anche la porta. Mormina è un altro. Perillo un altro ancora, anche se ora è fermo per infortunio. De Gennaro pure. Lo era anche Barozzi, lo era anche Poggi, lo erano Cecchini e Quarta che quest’anno hanno avuto pochissimo spazio.
È una questione di equilibri e bilanci. Un conto è potenziare la squadra con sette, otto, dieci giocatori buoni. Un altro conto è portarne una quarantina, molti dei quali di livello pari o inferiore agli juniores del Magona.
La vittoria di ieri dunque entusiasma, resta negli annali, riaccende la speranza. Ma aumenta il rammarico per i punti gettati per strada, magari negli ultimi minuti. Per quei due scontri diretti di dicembre (con Cenaia e Vorno, al Magona) persi entrambi. Per la recente sconfitta con il Cecina e quella prima ancora, all’ultimo minuto, a Montecatini.
Questi conti però si fanno alla fine, insieme ai bilanci. Ora ce ne sono altri di calcoli da fare e riguardano i playout. La forbice dei nove punti è superata sia col Camaiore (più 12) che con lo stesso Cenaia (più 10). Domenica ci sono Piombino-Ponte e Montignoso-Cenaia. Poi Vorno-Piombino e Cenaia-Castelfiorentino. I nerazzurri devono solo pensare a vincere queste due partite, per evitare almeno gli ultimi rimorsi. Poi ci sarà da sperare sulle altre. E ci sarà da giocarli, questi eventuali playout. Oggi limitiamoci a tirare un sospirone. —
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