Italia
Morale sotto i tacchi, e per il Piombino il derby di Cecina è l’ultima occasione
Serena difende la prova della squadra nel ko col Camaiore «I ragazzi hanno dato tutto, la nota migliore il baby Braschi»
Piove sul bagnato. La via dell’inferno è lastricata di buone intenzioni. Anche oggi si vince domani. E potremmo andare avanti per ore a citare proverbi e modi di dire che bene si addicono alla situazione del Piombino.
Un Piombino che ha fallito domenica scorsa l’ennesima prova, raccogliendo un’altra sconfitta nella gara giocata al Magona contro il Camaiore.
Contro i lucchesi, quint’ultimi ed eventuali avversari in fase playout, i nerazzurri dovevano vincere a ogni costo per rientrare nella forbice consentita dalla Figc. Un pareggio avrebbe lasciato inalterato il distacco di 10 lunghezze. Troppe da regolamento. E il pareggio, infatti, non c’è stato. È arrivata addirittura la sconfitta che ha fatto precipitare Rocchiccioli e compagni a -13 da Camaiore e Castelfiorentino (Per quest’ultimo un pareggio con Montecatini).
Restano cinque giornate al Piombino. I punti in palio per recuperare almeno in minima parte lo scarto ci sono, ma molto dipenderà dagli avversari – e non è mai una buona cosa dover sperare nei risultati altrui – Tanto deriverà dalla reazione, o meno, dei piombinesi.
E ora come ora anche il derby esterno col Cecina, fanalino di coda del girone, rappresenta un concreto pericolo. I rossoblù sono ultimi, è vero. Dietro i nerazzurri, ancora vero. E perdono puntualmente ogni domenica. Un po’ come il Piombino, in realtà. Ma soprattutto perdono sempre, o quasi, di misura, segno di una squadra che lotta e che resta in partita fino all’ultimo. Cosa che spesso non è capitata ai nerazzurri, sconfitti talvolta anche pesantemente.
In ogni caso non è sul Cecina che il Piombino può fare la corsa. La squadra di mister Serena ha l’obbligo di vincere tutte, o per la maggior parte, le giornate rimaste. E ovviamente deve sperare in qualche passo falso di Castelfiorentino e Camaiore.
Anche solo a scriverla si fa fatica nel credere a questa roba. Non è questione di sfiducia, e neppure di pessimismo. In altre stagioni, magari, non sarebbe sembrata così nera la situazione. Quest’anno però sì. Quest’anno iniziato con tanti proclami ed entusiasmo. Quest’anno nel quale è stato rinnovato gran parte dell’organico, e dove puntualmente ogni arrivo, ogni cambio di panchina, ogni modifica a staff o squadra, è caduto nel vuoto, rinnegando quella svolta che sembrava voler presagire.
I giocatori dicono di crederci. La società anche. Ma a vederlo in campo questo Piombino sembra sempre più innocuo. Volenteroso, magari, ma effimero e fin troppo esile in ogni reparto. In attacco, sicuramente, dove ogni domenica si fa fatica a ricordare azioni degne di nota, ma anche in difesa e a centrocampo, con un gioco non gioco incostante e una retroguardia bucata regolarmente.
Non è ancora finita, è vero. E provarci sino in fondo è il minimo sindacabile. Chissà se basterà. «I ragazzi si sono impegnati al massimo – il commento nel post partita con il Camaiore di Mirko Serena – Hanno dato l’anima e sarà sempre così, da qui alla fine, da parte della squadra e dello staff. Purtroppo abbiamo creato poco e quel poco non è stato concretizzato. A livello agonistico, atletico e dell’impegno, però, è stato dato il massimo, tanto che qualcuno, come Zaccaria, al novantesimo era in campo a pressare da solo. È mancato il risultato, che ancora non arriva. Unica nota positiva, il giovane Braschi, entrato nel secondo tempo. Non era facile, ma ha fatto bene, con lo spirito giusto, subito in partita. Ecco, la sua prova è stata una bella nota». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
