Il presidio
C’è poco da dire, meglio parlare di altro. Anche dei polpi
Ogni domenica è un patimento anche qui, a scrivere.
Si potrebbe parlare del calo delle temperature. Sono giornate fredde ma il cielo è terso, il mare è una tavola, in barca è un godimento dell’anima e cominciano a spuntare i primi polpi. Fra poco comincia Sanremo, lo presenta il povero Baglioni che ha perso la voce a forza di spiegare che sì, lui ha tutto il diritto di esprimere un’opinione senza che un ministro lo esponga al pestaggio social. Soprattutto quando quello stesso ministro, amante delle giacche sbagliate (nemmeno Formigoni), ci propina quotidianamente i propri gusti musicali, la propria dieta ipercalorica e ci rappresenta un Paese immaginario al pari della Padania. A prendere le difese di Baglioni è stato anche Sangiorgi, dei Negramaro. Glielo fanno apposta, a Salvini. Pure i Negramaro. Da Baglioni e Sangiorgi si potrebbe passare a Battisti, ma sarebbe il momento sbagliato. Allora si potrebbe parlare di Dibba, del suo gran ritorno dalle Americhe e la sua prossima partenza per le Afriche. Il grande Dibba, autore di reportage già fatti. I riportini. Oppure si potrebbe restringere il campo e parlare del Pd piombinese, dove sono rimasti in tre a non essersi rinfacciati qualcosa e dove si andrà alle primarie col giubbotto antiproiettile.
Ce ne sono di argomenti. Tutto pur di non parlare del Piombino.
Perché non c’è più nulla da dire. A Castelnuovo Garfagnana è arrivata la terza sconfitta di fila, la decima in assoluto per la squadra nerazzurra in diciassette partite. Dieci sconfitte su diciassette è tanta roba. Troppa. Il Piombino è ancora penultimo solo perché il Cecina dei ragazzi riesce a perderle tutte.
In fondo la classifica è rimasta la stessa e sono rimasti al palo anche Cenaia e Ponte Buggianese.
Il Vorno no, il piccolo Vorno ha vinto col Grosseto. Si vede che ha fatto bene l’esonero di Miano: uno che vinceva in modo striminzito, alla Trapattoni, non andava a genio. Certe partite è meglio perderle che trovarle. Ah, no, quelle sono le persone. Fatto sta che ora il Fucecchio è a un punto dalla capolista maremmana.
Dice: ma a voi che ve ne importa del Grosseto? Nulla, si fa per parlare. Si fa soprattutto per non parlare del Piombino, perché ci siamo venuti a noia da soli. Perché c’è un limite a tutto, anche all’ottimismo.
Il Magona continua a essere il palcoscenico di X-Factor, in settimana è spuntato un altro acquisto (il trecentoventunesimo e qualcosa), altra corsa.
Intanto, come se niente fosse, è stato degradato un capitano. Ieri la fascia non era al braccio di Tommaso Rocchiccioli, uno degli ultimi piombinesi rimasti, ma a quella di Campelli: bel giocatore, bravo ragazzo, per carità, ma arrivato dopodomani e con un’anzianità di tre partite in nerazzurro, quattro con quella di ieri. Anche questa è confusione.
Un cacciucco. Quindi parliamo del tempo, di Salvini, del Pd e dei polpi. I polpi nel cacciucco ci stanno bene. —
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