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«Via dal Piombino solo per colpa di Ferroni»
Valeriani accusa il diesse di averlo preso in giro. «Mi dispiace per i compagni e i tifosi». Domenica debutta in D contro il Bari
«Me ne sarei stato zitto ma dopo quelle dichiarazioni non posso».
Modesto Valeriani non era già più a Piombino quando, al Tirreno, il direttore sportivo Alessio Ferroni spiegava così la sua partenza dopo appena due mesi: «Scelta condivisa, non eravamo soddisfatti del suo rendimento e lui ha ammesso di non aver reso a sufficienza».
Non è andata così, dice Valeriani, al quale gli ex compagni hanno riferito quanto riportato dal giornale. E lui ci ha subito telefonato da Rotonda, provincia di Potenza, dove domenica debutterà con la sua nuova squadra in serie D, contro il Bari.
«Per un giocatore andarsene a dicembre è un fallimento ma io sono stato costretto a farlo. Voglio dire, alla fine ho deciso io ma perché non c’erano più le condizioni per restare. Anzi, le condizioni non ci sono mai state».
Ce l’ha anche con il presidente Spagnesi?
«No, anzi, il presidente lo ringrazio. Lui non ha colpa. Non ho mica trattato con lui. Ce l’ho con il signor Alessio Ferroni che mi ha preso in giro dal primo giorno».
Su cosa?
«Su tutto».
È un problema di soldi?
«Anche. Non siamo mercenari, ma professionisti sì. Se prometti una cosa devi mantenerla. Se già il primo mese lo stipendio è inferiore a quello pattuito, e il secondo è poco più della metà, non puoi chiedere a un giocatore di dare di più e di fare la differenza. Prima al giocatore lascialo tranquillo dal punto di vista economico, visto che hai messo insieme tanti ragazzi venuti da lontano. Poi mantieni tutto il resto: la palestra, la piscina, il campo perfetto e bellissimo, una squadra costruita per vincere il campionato...».
Sono le cose che aveva promesso il diesse?
«Sì. E siccome lo conoscevo già, e lo conosceva il mio procuratore, mi sono fidato. Mi aspettavo un trattamento diverso, anche considerando che Ferroni è venuto a cercarmi l’ultimo giorno di mercato. Mi ha convinto a rescindere con l’Agropoli, una squadra che ora è seconda in campionato e in finale di Coppa Italia».
Perché proprio Piombino?
«Perché mi stimolava fare questa esperienza al nord, o al centro nord, dopo aver sempre giocato al sud. E probabilmente avrei accettato lo stesso, mi sarebbe bastata la sincerità. Invece tanti discorsi e poi ho trovato una realtà completamente diversa da quella che mi era stata rappresentata. E attenzione: bisogna solo ringraziare quei volontari del Comitato che hanno dato e continuano a dare tutto se ancora si può giocare in uno stadio così glorioso. Ma non è certo la situazione che mi avevano descritto. Se poi a questo aggiungi anche la questione economica… Ma io non sono venuto via per quello, sono venuto via perché mi sentivo preso in giro e non ne potevo più. Pensate che il signor Ferroni ha bloccato anche il pagamento di quanto ancora mi spetta».
Gli altri giocatori cosa dicono?
«Sentite loro, io non mi permetto. Io lo so cosa dicono, ma io parlo per me».
Promesse mancate a parte, in due mesi a Piombino che idea si è fatto?
«Credo che la società abbia fatto come me, si sia fidata troppo di questo diesse. Non c’è alcun progetto. E non c’è mentalità vincente. Si gioca per divertirsi e va anche bene. Ma la mentalità vincente ce l’hanno altre squadre, come il Grosseto o la Cuoiopelli. Per il resto, mi dispiace per i tifosi, per la gente di Piombino che secondo me è meravigliosa. Mi dispiace soprattutto per gli ex compagni, in particolare gli amici dell’albergo. Dispiace non essere riuscito a dimostrare quello che valgo agli sportivi. È il rammarico più grande. Ringrazio tutti davvero».
Ora una nuova avventura in Basilicata.
«Il sud ha tanti problemi ma qui almeno la parola è sacra. Il Rotonda mi voleva già questa estate. Conosco bene l’ambiente, l’anno scorso giocavo con la Palmese che ora è nello stesso girone del Rotonda, in serie D. Il Rotonda è una neopromossa che quest’anno lotta per la salvezza, spero di dare una mano. Qui sto benissimo, ho firmato fino a maggio e se poi andrà bene ne riparleremo per il prossimo campionato. Ho 27 anni, per un attaccante dicono che gli anni migliori siano dai 26 ai 30. Spero di prendermi delle belle soddisfazioni». —
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